Economia

Ricercatori australiani sfatano il mito della crescita sostenibile

Sovraconsumo e crescita economica: i fattori chiave della crisi ambientale

Senza cambiamenti drastici nello stile di vita e nelle politiche economiche e sociali, anche le migliori tecnologie non potranno fermare il declino ecologico
2 luglio 2020
University of New South Wales
Fonte: Phys.org - 19 giugno 2020

Traduzioni

Inquinamento ambientale

Un gruppo di ricercatori, guidati da un esperto di sostenibilità della University of New South Wales, ha esaminato il dibattito accademico esistente sugli impatti associati a ricchezza ed economia. La conclusione a cui è giunto lo studio è chiara: la tecnologia potrà aiutarci solo fino a un certo punto nel cammino verso la sostenibilità, quello che serve sono dei grandi cambiamenti nei nostri stili di vita e dei paradigmi economici diversi.

Nel loro esame, pubblicato il 19 giugno su «Nature Communications» e intitolato Avvertimento della comunità scientifica sulla ricchezza, i ricercatori hanno ricapitolato le evidenze disponibili, e hanno identificato alcune delle possibili strategie per la soluzione del problema.

“I recenti Avvertimenti della comunità scientifica hanno descritto egregiamente i numerosi rischi che il mondo naturale sta affrontando, in ambiti come il clima, la biodiversità e il sistema alimentare, solo per nominarne alcuni,” dichiara il professor Tommy Wiedmann, autore principale e insegnante alla facoltà di Ingegneria della UNSW, “ma nessuno di questi avvertimenti ha esplicitamente preso in considerazione il ruolo delle economie orientate alla crescita e quello del perseguimento della ricchezza. Nel nostro Avvertimento identifichiamo le forze che sono alla base del sovraconsumo, e mettiamo in chiaro le misure necessarie a contrastare il “potere” sovrastante del paradigma attuale, quello del consumo e dell'economia della crescita: questa è la lacuna che il nostro studio si propone di colmare.

“La conclusione fondamentale del nostro esame è che per risolvere i problemi esistenziali dell’ambiente (come per esempio il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l’inquinamento) non possiamo basarci soltanto sulla tecnologia, ma dobbiamo cambiare anche il tenore agiato dei nostri stili di vita, ridurre il sovraconsumo, e allo stesso tempo intervenire con dei cambiamenti strutturali.”

Negli ultimi quarant'anni i miglioramenti dell’efficienza non sono mai riusciti a compensare la rapida crescita della ricchezza mondiale. Infatti, come osserva il professor Wiedmann, “la tecnologia ci può aiutare a consumare con più efficienza, cioè a salvare energia e risorse, ma questi miglioramenti tecnologici non riescono a tenere il passo con i nostri livelli di consumo sempre crescenti.”

Ridurre il consumo nei posti più ricchi del mondo

La coautrice Julia Steinberger, insegnante di Economia Ecologica alla University of Leeds, osserva che la ricchezza viene spesso dipinta come qualcosa a cui aspirare, e continua: “Ma il nostro studio dimostra che difatti essa costituisce un pericolo, il cammino certo verso una rovina su scala planetaria. Per proteggerci dal peggioramento della crisi climatica serve ridurre l’ineguaglianza, e sfidare l’idea che le ricchezze, e quelli che le posseggono, siano un bene di per sé."

Infatti, secondo i ricercatori, i responsabili della maggior parte degli impatti ambientali sono i cittadini più benestanti, e sono questi ultimi quelli che giocano un ruolo centrale in qualsiasi futura possibilità vivere in condizioni più sicure.

“A livello mondiale, il consumo delle famiglie più ricche è di gran lunga il fattore determinante più forte nell’aumento degli impatti ambientali e sociali, e costituisce anche il loro più forte acceleratore,” ci fa notare Lorenz Keysser, un altro coautore dello studio proveniente dall’ETH di Zurigo. E prosegue: “è importante che nel dialogo in corso su come affrontare la crisi ecologica, nel campo scientifico, politico e in quello dei movimenti sociali, si riconosca la responsabilità dei più ricchi nei confronti di questa crisi.”

I ricercatori ritengono che il sovraconsumo e la ricchezza debbano essere affrontati con dei cambiamenti nello stile di vita: “Non è stato quasi mai riconosciuto, ma in realtà nessuna transizione verso la sostenibilità potrà mai essere effettiva senza che all'avanzamento tecnologico si affianchino dei cambiamenti di grande portata nello stile di vita," dice il coautore Manfred Lenzen, professore di Ricerca sulla Sostenibilità alla University of Sydney.

Spesso mi si chiede di spiegare di questo problema anche quando sono a degli incontri mondani. Di solito dico che quello che tendiamo ad associare al nostro attuale problema ambientale (macchine, energia, aerei) è solo la punta del nostro iceberg personale. La parte sommersa dell'iceberg è fatta da tutte le cose che consumiamo e dalla distruzione ambientale in esse incorporata. Sfortunatamente una volta che lo capiamo, le implicazioni per il nostro stile di vita sono così difficili da fronteggiare che entra in gioco il rifiuto."

Non esiste un livello di crescita sostenibile

Tuttavia i ricercatori non ci stanno dicendo che la responsabilità del cambiamento risiede solo nelle scelte dei singoli, perché quello che serve sono dei grandi cambiamenti strutturali.

Il professor Wiedmann sottolinea infatti come “I tentativi degli individui di cambiare stile di vita potrebbero essere destinati a fallire, perché le società esistenti, le economie e le culture, continuano a incentivare l'espansione del consumo.”

Quello che serve quindi è un cambiamento drastico dei paradigmi economici: “L’economia del mercato competitivo ha un imperativo strutturale che porta i responsabili delle decisioni a bloccarsi nella promozione della crescita economica e a reprimere i cambiamenti sociali necessari,” continua Wiedeman.

“Dobbiamo dunque sganciarci dall’ossessione della crescita economica: serve davvero riuscire a gestire le economie in modo da proteggere il clima e le risorse naturali, anche se questo dovesse implicare una minore crescita, se non addirittura dei valori negativi del tasso di crescita.”

“In Australia non se ne sta parlando proprio, l’unico mantra, predicato da entrambi i partiti politici, è quello della crescita economica. In Nuova Zelanda la situazione è invece molto diversa, il suo nuovo Wellbeing Budget (Bilancio per il benessere) del 2019 è un esempio di come gli investimenti del governo possono andare in una direzione più sostenibile e trasformare l’economia invece che accrescerla.”

Per chi ha lavorato a questa ricerca, l’idea di una “crescita ecologica", di una “crescita sostenibile” non è che un mito. “Fino a quando c’è crescita, sia economica che di popolazione, la tecnologia non riuscirà a stare al passo con la riduzione dell’impatto, e l’impatto ambientale complessivo potrà solo aumentare,” dice il professor Wiedemann.

Uno dei modi per rafforzare questi cambiamenti nello stile di vita potrebbe essere quello di ridurre il sovracconsumo dei super ricchi, per esempio attraverso politiche di tassazione.

“I fautori della 'decrescita' fanno un passo in più e suggeriscono dei cambiamenti sociali più radicali, delle scelte che ci allontanino dal capitalismo e ci portino verso altre forme di governo economico e sociale,” continua Wiedeman.
“Le politiche potrebbero per esempio includere delle eco-tasse, investimenti ecologici, una ridistribuzione del benessere attraverso il sistema di tassazione e attraverso un tetto massimo sui guadagni, un reddito fisso garantito e orari di lavoro ridotti.”

Modelli per un futuro alternativo

La squadra del professor Wiedeman adesso ha intenzione di creare dei modelli di scenari per indagare le trasformazioni sostenibili, vuole cioè esplorare diversi percorsi di sviluppo servendosi di simulazioni al computer e scoprire quali azioni possono portare a risultati migliori.

“Abbiamo già incominciato a farlo con un progetto recente che ha dimostrato come un’Australia più equa, più verde e più prospera sia possibile… sempre se i leader politici non continueranno a concentrarsi soltanto sulla crescita economica.

“Speriamo che il nostro esame sia in grado di aprire una prospettiva diversa su ciò che veramente conta, e che ci aiuti a superare le visioni profondamente cristallizzate circa il dominio dell’uomo sulla natura, e sul fatto che le nostre economie debbano necessariamente mirare alla crescita. Continuare a comportarci come se avessimo un altro pianeta a disposizione non è più possibile.”

Tradotto da Laura Matilde Mannino, revisione di Giacomo Alessandroni per PeaceLink. Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte (PeaceLink) e l'autore della traduzione.

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