In questo scenario i movimenti pacifisti hanno un compito importante

Xi, Trump e la “Trappola di Tucidide”

Nel colloquio con Trump, Xi Jinping ha insistito sul fatto che la competizione economica non deve trasformarsi in conflitto militare. Ha parlato della necessità di costruire un “nuovo paradigma di relazioni fra grandi potenze”, sostenendo che la cooperazione conviene a entrambi i Paesi.
17 maggio 2026
Redazione PeaceLink

Nel recente incontro fra Xi Jinping e Donald Trump è emerso un tema che riguarda non solo i rapporti fra Cina e Stati Uniti, ma il futuro stesso della pace mondiale. Xi ha evocato la cosiddetta “Trappola di Tucidide”, una teoria storica che descrive il rischio di guerra quando una potenza emergente sfida quella dominante. Secondo le ricostruzioni diffuse dalla stampa internazionale, il leader cinese ha chiesto se le due maggiori potenze del pianeta siano capaci di evitare questo destino e di costruire invece una nuova forma di cooperazione internazionale. (euronews.com)

Da Atene e Sparta al mondo contemporaneo

L’espressione “Trappola di Tucidide” deriva dallo storico greco Tucidide, che scrisse "La guerra del Peloponneso". Tucidide raccontò il conflitto fra Sparta e Atene nel V secolo avanti Cristo. Atene stava diventando una potenza economica, navale e culturale sempre più influente, mentre Sparta, che fino ad allora aveva dominato militarmente il mondo greco, iniziava a percepire questa crescita come una minaccia. Tucidide scrisse una frase diventata celebre: “Fu l’ascesa di Atene e il timore che ciò suscitò a Sparta a rendere inevitabile la guerra”.

Questa riflessione storica è stata ripresa in tempi moderni dal politologo Graham Allison nel libro "Destined for War". Allison sostiene che nella storia molte guerre sono scoppiate proprio quando una potenza emergente ha sfidato quella dominante. Oggi questa teoria viene applicata al rapporto fra Cina e Stati Uniti.

Il messaggio di Xi: cooperazione invece di conflitto

Bandiera Repubblica Popolare Cinese

Nel colloquio con Trump, Xi Jinping ha insistito sul fatto che la competizione non deve trasformarsi in conflitto. Ha parlato della necessità di costruire un “nuovo paradigma di relazioni fra grandi potenze”, sostenendo che la cooperazione conviene a entrambi i Paesi e che una guerra sarebbe devastante non solo per le due nazioni ma per il mondo intero. (theguardian.com)

Nelle condizioni attuali la Cina resta tuttavia una grande potenza impegnata in una forte competizione geopolitica con Washington sul piano economico, tecnologico e militare. E Xi ha ribadito che Taiwan rappresenta la questione più delicata nei rapporti con gli Stati Uniti. (euractiv.com)

Tuttavia il punto importante è un altro. In un’epoca in cui il linguaggio della guerra e del riarmo sta tornando dominante, il richiamo alla cooperazione e alla necessità di evitare uno scontro diretto fra grandi potenze assume un significato politico rilevante.

La vera trappola: paura, riarmo e propaganda

La “Trappola di Tucidide” non è una legge naturale. Non significa che la guerra sia inevitabile. Descrive piuttosto un meccanismo pericoloso che può svilupparsi quando crescono paura reciproca, sospetto, propaganda, nazionalismo e corsa agli armamenti.

Per questo motivo la lezione di Tucidide dovrebbe essere letta non come una profezia ma come un avvertimento. La storia non obbliga i popoli alla guerra. Le guerre nascono da decisioni politiche, da scelte strategiche, da culture della contrapposizione che trasformano l’avversario in un nemico.

Il compito dei movimenti per la pace

In questo scenario i movimenti pacifisti hanno un compito importante: contrastare l’idea che la guerra sia inevitabile e riaffermare il valore della cooperazione internazionale.

Vi è poi la delicata questione di Taiwan.

Chiudi
Taiwan non è riconosciuto ufficialmente dalla maggior parte della comunità internazionale come stato sovrano indipendente. Sebbene di fatto funzioni come una nazione democratica autonoma, la sua sovranità è strettamente limitata sul piano diplomatico globale.
La complessa realtà del suo riconoscimento si articola su più livelli.
Riconoscimento Diplomatico
  • Stati sovrani: a livello ufficiale, Taiwan è riconosciuto diplomaticamente da solo 12 Paesi. Tra questi figura la Santa Sede, mentre gli altri sono piccoli stati dell'America Latina, dei Caraibi e del Pacifico.
  • Mancato riconoscimento: le grandi potenze mondiali (inclusi Stati Uniti, membri dell'Unione Europea e l'Italia) non riconoscono ufficialmente Taiwan come stato indipendente, ma intrattengono con esso intensi rapporti commerciali, culturali e ufficiosi.


La politica della Cina su Taiwan si basa su un principio fondamentale chiamato “Una sola Cina” (“One China”). Secondo Pechino esiste una sola Cina e Taiwan ne fa parte integrante. La Repubblica Popolare Cinese considera quindi Taiwan non uno Stato indipendente, ma una provincia cinese separata di fatto dal 1949 a causa della guerra civile cinese.

Le origini storiche

La questione nasce alla fine della guerra civile cinese. Nel 1949 il Partito comunista guidato da Mao Zedong prese il controllo della Cina continentale e proclamò la Repubblica Popolare Cinese a Pechino. Il governo nazionalista del Kuomintang guidato da Chiang Kai-shek si rifugiò invece a Taiwan, continuando per anni a sostenere di essere il vero governo della Cina.

Da allora esistono due realtà politiche separate:

  • la Repubblica Popolare Cinese sulla terraferma;
  • Taiwan, ufficialmente chiamata Repubblica di Cina.

Con il tempo Taiwan si è trasformata in una democrazia multipartitica molto avanzata, con proprie istituzioni, esercito, moneta ed elezioni libere. Di fatto funziona come uno Stato indipendente, anche se molti Paesi non la riconoscono formalmente per non entrare in conflitto diplomatico con Pechino.

La posizione ufficiale di Pechino

La Cina sostiene che la riunificazione con Taiwan sia un obiettivo storico e nazionale irrinunciabile. La linea ufficiale afferma che la riunificazione dovrebbe avvenire preferibilmente in modo pacifico, attraverso integrazione economica e dialogo politico.

Per anni Pechino ha proposto a Taiwan il modello “un Paese, due sistemi”, lo stesso utilizzato per Hong Kong. In teoria Taiwan potrebbe mantenere un certo grado di autonomia pur entrando sotto la sovranità cinese.

L’uso della forza

La Cina non esclude l’uso della forza. Questo è uno degli aspetti più delicati della questione.

Pechino afferma che potrebbe intervenire militarmente in alcuni casi:

  • se Taiwan dichiarasse formalmente l’indipendenza;
  • se potenze straniere intervenissero militarmente;
  • se la prospettiva della riunificazione pacifica venisse definitivamente esclusa.

Per questo motivo la Cina compie frequentemente esercitazioni militari intorno all’isola e considera Taiwan una “linea rossa” nelle relazioni internazionali.

La posizione degli Stati Uniti

Gli Stati Uniti riconoscono ufficialmente il principio di “Una sola Cina”, ma allo stesso tempo mantengono relazioni molto strette con Taiwan e le forniscono armamenti per autodifesa.

Washington adotta da decenni una politica chiamata “ambiguità strategica”: non dichiara chiaramente se interverrebbe militarmente in caso di invasione cinese. Questa ambiguità serve teoricamente a scoraggiare sia un attacco cinese sia una dichiarazione unilaterale di indipendenza da parte di Taiwan.

La sicurezza nasce dalla costruzione della fiducia reciproca, dal dialogo e dalla capacità di affrontare insieme le grandi sfide comuni dell’umanità: la crisi climatica, il rischio nucleare, la povertà, le disuguaglianze globali e il collasso ambientale delle città.

Per questo il richiamo di Xi alla “Trappola di Tucidide” merita attenzione. Può essere letto come un messaggio diplomatico, come una mossa strategica o come una riflessione storica. Ma contiene anche una verità essenziale: quando la paura domina la politica internazionale, il rischio della guerra cresce. E proprio per questo la pace deve essere costruita prima che la trappola si chiuda.

Articoli correlati

  • La maggioranza delle basi militari USA in Medio Oriente è stata danneggiata dagli attacchi iraniani
    Conflitti
    Lo ha rivelato la CNN

    La maggioranza delle basi militari USA in Medio Oriente è stata danneggiata dagli attacchi iraniani

    L'inchiesta è basata su immagini satellitari e interviste. L'esercito più forte del mondo è stato messo in crisi da missili e droni. L’inchiesta della CNN del 1° maggio 2026 indica che basi come Camp Buehring in Kuwait sono state ridotte a “gusci vuoti e danneggiati” e le truppe sono state evacuate
    2 maggio 2026 - Redazione PeaceLink
  • Il blocco navale USA nello Stretto di Hormuz
    Economia
    Una violazione del diritto internazionale che paralizza l'economia mondiale

    Il blocco navale USA nello Stretto di Hormuz

    In un primo momento sembrava che la Cina avesse infranto il blocco con una propria petroliera, la Rich Starry, ma la nave è dovuta tornare indietro per i controlli a tappeto del sistema di sorveglianza USA. Dal canto suo la Cina non ha puntato a inasprire la sfida.
    17 aprile 2026 - Redazione PeaceLink
  • Golfo Persico, la Cina sfida il blocco navale USA
    Economia
    La petroliera, lo Stretto di Hormuz e il diritto internazionale

    Golfo Persico, la Cina sfida il blocco navale USA

    La petroliera Rich Starry, 188 metri di lunghezza, partita dal Golfo Persico e diretta verso la Cina, ha attraversato lo Stretto di Hormuz sfidando di fatto un blocco navale statunitense. Quando la realtà smentisce l'esibizione della forza militare. Una riflessione per il mondo pacifista.
    14 aprile 2026 - Redazione PeaceLink
  • I MAGA provano a prendersi l’America Latina con lo “scudo” di Trump
    Latina

    I MAGA provano a prendersi l’America Latina con lo “scudo” di Trump

    La lotta al narcotraffico e l’asse con i governi ultraconservatori servono solo a mascherare la militarizzazione statunitense dell’America del Sud
    9 aprile 2026 - Giorgio Trucchi
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 3.2.9 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)