Il nuovo dossier del Centro Nuovo Modello di Sviluppo mette i conti in chiaro

Invece di armarci potremmo…

Si intitola "Dal militare al sociale" ed è un documento prezioso per chi vuole opporsi al riarmo: quindici schede concrete mostrano cosa si potrebbe fare con i miliardi destinati alle spese militari. Le alternative economiche e sociali ci sono. Scarica il dossier da questa pagina web.
7 giugno 2026
Redazione PeaceLink

Invece di parlarci potremmo...

Il Centro Nuovo Modello di Sviluppo (CNMS) ha pubblicato a maggio 2026 un dossier che vale la pena leggere, diffondere e portare nelle piazze, nelle scuole, nelle parrocchie e nelle associazioni. Si intitola "Dal militare al sociale" e porta come sottotitolo la domanda che dovrebbe stare al centro del dibattito pubblico: Invece di armarci potremmo…?


Il punto di partenza: 35,5 miliardi per le armi

Il dossier parte da un dato difficile da digerire: nel 2025 l'Italia ha destinato alle spese militari 35,5 miliardi di euro — il 5,7% di tutto ciò che i cittadini pagano in tasse. E non basta: il governo punta a portare quella cifra a 48 miliardi entro il 2028. Risorse che, come spiega lucidamente il documento, non verranno trovate tassando i più ricchi, ma aumentando il debito pubblico — già oltre i 3.100 miliardi di euro — e tagliando la spesa sociale.

Non è solo una questione politica o morale. È una questione economica di conti, di priorità, di scelte concrete che ricadono sulla vita quotidiana di milioni di persone.


Quindici "invece di": un catalogo di bisogni sacrificati

Il cuore del dossier è una serie di quindici schede tematiche, ciascuna dedicata a un settore in crisi e accompagnata da dati aggiornati, fonti verificabili e illustrazioni dell'artista Roberto Benotti. Ogni scheda porta la stessa domanda: cosa potremmo fare con quei soldi?

Sanità pubblica. Le liste d'attesa superano i 4 mesi per una visita specialistica e i 12 mesi per una risonanza magnetica. Nel 2024 quasi 6 milioni di persone hanno rinunciato a curarsi. La Fondazione Gimbe stima che servirebbero 15 miliardi in più all'anno per riportare il sistema sanitario italiano nella media europea.

Edilizia scolastica. Il 90% degli edifici scolastici statali risulta tecnicamente irregolare. Tre mila e seicento scuole sono totalmente fuori norma, eppure ospitano 700mila persone ogni giorno. Sistemarli costerebbe, secondo la Fondazione Agnelli, 200 miliardi — sei volte la spesa militare annua del 2025.

Servizi per l'infanzia. Con un tasso di natalità crollato a 1,18 figli per donna e solo il 31,6% dei bambini sotto i tre anni che ha accesso a un asilo nido, il dossier ricorda che in una società civile la scelta fra armi e asili nido non dovrebbe nemmeno porsi.

Welfare e lotta alla povertà. In Italia oltre 13 milioni di persone — quasi un quarto della popolazione — vivono in qualche forma di povertà. Tra questi, 200mila bambini tra 0 e 5 anni vivono in famiglie che non riescono a garantire un pasto adeguato ogni due giorni.

Giustizia. L'Italia detiene il primato europeo per lentezza giudiziaria. Le carceri scoppiano: 63mila detenuti per 46mila posti, con un tasso di sovraffollamento medio del 138,5% e 76 suicidi nel 2025. Servirebbero appena 2,5 miliardi aggiuntivi per cambiare le cose — una cifra tutto sommato contenuta.

Territorio e dissesto idrogeologico. Il 94,5% dei comuni italiani è a rischio idrogeologico. Oltre 30 milioni di persone vivono in aree vulnerabili. Le stime parlano di 300 miliardi necessari per mettere il paese in sicurezza nei prossimi 15 anni.

Rete idrica. Il 42% dell'acqua immessa nella rete viene dispersa per via di tubature vecchie e fatiscenti. Sistemarle costerebbe 50 miliardi — più di quanto si spende in armi in un anno.

Transizione energetica. Le fonti rinnovabili coprono solo il 42% dell'energia elettrica italiana, contro il 60% di Spagna e Germania. Il Piano Nazionale Integrato per l'Energia e il Clima stima investimenti per 824 miliardi entro il 2030.

Migranti e accoglienza. Nel 2025 sono morte 2.200 persone nel Mediterraneo. Eppure i migranti contribuiscono per il 9% al PIL italiano, pagano 13 miliardi di tasse e versano 25 miliardi di contributi pensionistici. I richiedenti asilo costano allo Stato meno di un decimo della spesa militare.

Cooperazione internazionale. L'ONU chiede ai paesi ricchi lo 0,70% del reddito nazionale per la solidarietà internazionale. L'Italia si ferma allo 0,29%, mentre 750 milioni di persone soffrono ancora la fame nel mondo.

Le ultime schede aprono uno sguardo ancora più ampio: il rafforzamento del sistema delle Nazioni Unite, oggi messo sotto pressione dal ritiro statunitense; la difesa popolare nonviolenta come alternativa concreta al riarmo; i Corpi civili di pace come strumento di prevenzione e mediazione dei conflitti; e il progetto di un Ministero della Riconciliazione capace di agire diplomaticamente nelle aree di crisi prima che i conflitti esplodano.


Un documento per agire, non solo per informare

Il dossier non è pensato solo per essere letto. Il CNMS invita chiunque voglia opporsi al riarmo a usarlo come strumento di sensibilizzazione — nelle scuole, nelle assemblee, nelle parrocchie — e a scrivere direttamente alla Presidenza del Consiglio per chiedere che i soldi pubblici tornino a servire i bisogni delle persone.

In fondo, come scriveva Sandro Pertini — la cui citazione apre il documento — la scelta è semplice quanto radicale: svuotare gli arsenali, riempire i granai.

Il dossier è scaricabile gratuitamente sul sito del Centro Nuovo Modello di Sviluppo cliccando qui.

Note: 93015370500 è il codice fiscale per devolvere il 5 per mille al CNMS

Allegati

  • Dal militare al sociale

    Centro Nuovo Modello di Sviluppo (CNMS)
    Fonte: https://www.cnms.it
    2427 Kb - Formato pdf
    Le alternative alla spesa militare

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