Editoriale

RSS logo

Aiuta PeaceLink

Sostieni la telematica per la pace:

  • Donazione online con PayPal
  • C.C.P. 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
  • Conto Corrente Bancario c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink - IBAN: IT65 A050 1804 0000 0001 1154 580
Motore di ricerca in

PeaceLink News

...

Articoli correlati

Silenzio sull'Iran? (9 luglio 2003)

Quale solidarieta' agli studenti iraniani?

Esiste una differenza sostanziale fra chi auspica la democrazia in Iran e chi strumentalizza i moti di piazza per preparare un'altra guerra
10 luglio 2003 - Enrico Peyretti

La solidarietà con gli studenti iraniani, che manifestano per le libertà democratiche e per la laicità dello stato, è giusta e doverosa.
Non si può manifestare insieme a chi progetta la guerra al loro paese, come fa Bush, o a chi (destra governativa e semi-destra, come Il Riformista), lo appoggia ora come lo ha appoggiato volendo o approvando o tollerando la guerra all'Iraq.
Non è possibile manifestare insieme a costoro, perché, dal momento che sanno usare la guerra, dimostrano di non amare la libertà e i diritti umani.
Gli studenti iraniani non hanno bisogno, e infatti hanno respinto, la solidarietà capziosa, strumentale e insidiosa di Bush e soci. «Timeo Danaos et dona ferentes».
Il mirino degli Usa si sposta ora verso l'Iran, come avvertiva anche Giulietto Chiesa il 26 giugno, presentando il libro Bandiere di pace: «Ormai hanno deciso: o con un sovvertimento dall'interno mediante un cambio di regime o con un sovvertimento dall'esterno mediante una guerra».
Giulietto Chiesa è stato perentorio: «Dobbiamo sollevare il senso di allarme ed inquietudine. Non possiamo consolarci di quanto abbiamo fatto negli scorsi mesi, del livello di consenso raggiunto in passato. Ciò che della guerra passa nella mente a livello di massa è un'informazione distorta e il quadro è più grave di quanto possiamo immaginare. Negli Stati Uniti sono già stati effettuati i primi sondaggi di opinione per saggiare il livello di popolarità di una guerra all'Iran, sondaggi che danno al Presidente l'appoggio della maggioranza degli americani in caso di guerra per bloccare un eventuale programma atomico iraniano. Ma ciò che è ancora più grave è che la maggioranza degli americani, sempre secondo tali sondaggi, ritiene che Saddam Hussein abbia usato armi di distruzione di massa contro gli Usa. Non solo la maggioranza degli americani non sa che le armi di distruzione di massa non sono state trovate, ma è addirittura convinta che tali armi siano state usate! Sono molto angosciato. Questo è il risultato del disfacimento
della democrazia negli Usa e del degrado e della distorsione dei mass media
in quella nazione». La grossa informazione è sistematica arma di falsità e di guerra. Perciò merita diffidenza e sospetto anche sulle vicende iraniane.
Come scrive Infopalestina (Peacelink, 5 luglio), gli studenti iraniani, che hanno subito la violenta repressione dal loro governo, non si fidano di politici che dettano le ricette politiche. Rivendicano la loro libertà da chiunque voglia decidere il loro futuro. Un appoggio dalle organizzazioni non governative - e quindi del movimento internazionale per la giustizia e la pace - solidificherebbe la loro posizione, darebbe loro la forza di andare avanti. Non dobbiamo dirgli che cosa fare, ma difendere il loro diritto di esprimere le loro opinioni, le loro idee, le loro rivendicazioni, il loro diritto di costruire un mondo diverso.
Perciò, solidarietà agli studenti iraniani, sì, ma un'altra solidarietà da quella paternalista e strumentale, offensiva, che si manifesta oggi a Roma.
La grossa informazione, sensibile solo alla violenza, non ricorda che nel 1978-1979 il regime totalitario dello Scià (riportato sul trono nel 1953 dagli Stati Uniti, che orchestrarono un colpo di stato contro il governo di Mossadeq, colpevole di avere nazionalizzato il petrolio) fu abbattuto da un formidabile movimento popolare di opposizione nonviolenta, che portò fino a sei milioni di iraniani nelle strade, per reclamare la fine della dittatura e il ritorno alla costituzione. Le manifestazioni raggiunsero un'ampiezza tale che lo Scià dovette abbandonare l'Iran nel gennaio 1979, senza più tornarvi. Il movimento mise in atto azioni di disobbedienza civile
tipicamente nonviolente. Solo dopo il ritorno dell'ayatollah Khomeiny dall'esilio in Francia ci furono violenze civili e statali e si instaurò il regime fondamentalista oppressivo. Posso fornire indicazioni bibliografiche su quegli avvenimenti.
I veri amici degli studenti iraniani oggi in rivolta ricordano insieme a loro questa pagina della loro storia, davvero gloriosa nella sua fase più importante, perché nonviolenta, li invitano e li aiutano a stare in guardia dai falsi amici, sostengono gli scopi democratici, giusti, nonviolenti, antiimperiali, della loro lotta.

Enrico Peyretti
9 luglio 2003

PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.5.8 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)