Riportiamo un video che documenta episodi inusuali di dialogo fra manifestanti e forze dell'ordine

Poliziotti americani in ginocchio davanti ai manifestanti

Siamo di fronte a casi in cui lo scontro si trasforma nel suo opposto e assume le caratteristiche tipiche della nonviolenza. Sono gesti nati nel mondo dello sport e che negli anni hanno assunto un potente valore simbolico antirazzista.
2 giugno 2020
Redazione PeaceLink

A Miami i poliziotti di inginocchiano alla manifestazione per George Floyd

Dopo l'uccisione dell'afroamericano George Floyd per mano di un poliziotto (complici i suoi colleghi), stanno dilagando le proteste negli Stati Uniti.

Ci sono anche disordini, saccheggi e non mancano altre violenze da parte della polizia.

Trump minaccia l'invio dell'esercito.

Ma ci sono anche dirigenti e agenti della polizia che parlano con i manifestanti, e che si inginocchiano in un gesto nato nel mondo dello sport che negli anni ha assunto un potente valore simbolico antirazzista. George Floyd e il poliziotto Derek Chauvin che lo ha assassinato

Riportiamo un video che documenta episodi di dialogo pacifico fra manifestanti e forze dell'ordine.

Siamo di fronte a casi in cui lo scontro si trasforma in dialogo e assume le caratteristiche della nonviolenza.

Assistiamo al dispiegarsi, nel magma bollente di una protesta dalle dimensioni vastissime e contraddittorie, di un movimento pacifico che riesce a far dialogare manifestanti e forze dell'ordine, isolando Trump e la sua visione autoritaria della società.

Note: Durante il fine settimana in tre grandi città degli Stati Uniti la polizia si è unita ai manifestanti che protestavano in nome di George Floyd marciando insieme a loro e, in diversi casi, inginocchiandosi con il cappello in mano. Il gesto degli agenti di Camden, in New Jersey, Ferguson, nel Missouri, e Flint, in Michigan, è diventato virale sui social suscitando elogi, un po' di speranza, e diffondendo un esempio che inizia a ripetersi in altre parti degli Stati Uniti. È l'America dopo Obama, quella che si sente più forte, che ha smesso di avere paura. E lo dimostra. I manifestanti a Flint, in Michigan, radunati davanti alla stazione di polizia, hanno ascoltato le parole dello sceriffo della Contea di Genesee Christopher Swanson che ha parlato con loro prima di unirsi alla protesta pacifica dopo essersi liberato del casco e del manganello in segno di pace: «L'unico motivo per cui siamo qui è assicurarci che voi abbiate voce, solo per questo!».

Lo sceriffo ha sottolineato come gli agenti degli Stati Uniti non siano tutti come l'ex poliziotto Derek Chauvin, accusato dell'omicidio di Floyd: «Non pensate per un secondo che lui rappresenti i poliziotti di tutta questa nazione», ha detto Swanson. «Andiamo là fuori per aiutare le persone, non per fare queste cose» e in nome di questo ora «voglio fare un corteo, non una protesta». «Questi poliziotti vi adorano!», ha continuato lo sceriffo. Fuori dalla stazione di polizia di Ferguson, in segno di rispetto i manifestanti si sono inginocchiati per gli stessi nove minuti che hanno causato la morte di Floyd per soffocamento. Tra la folla erano presenti e in ginocchio anche molti agenti.
Fonte: Il Giornale 2/6/2020

Articoli correlati

  • Il mondo del Terzo Millennio
    Pace
    Un’altra educazione per un altro modello di sviluppo

    Il mondo del Terzo Millennio

    Un nuovo modello di sviluppo che a partire dall'educazione alla pace, da fattori locali, nazionali, internazionali, planetari, abbia come punto di riferimento le persone, gli ideali, i bisogni, i loro sogni, le speranze, i loro diritti
    19 ottobre 2020 - Laura Tussi
  • Nonviolenza: la forza della verità
    Pace
    I capisaldi della nonviolenza: un ricordo per Nanni Salio 

    Nonviolenza: la forza della verità

    Dal principio del dire la verità ai potenti alla legge dell’amore 
    16 ottobre 2020 - Laura Tussi
  • Egidia Beretta Arrigoni: in Viaggio con Vittorio
    Palestina
    Intervista a Egidia Beretta madre di Vittorio Arrigoni - Vik Utopia

    Egidia Beretta Arrigoni: in Viaggio con Vittorio

    “Questo figlio perduto, ma vivo come forse non lo è stato mai, che, come il seme che nella terra marcisce e muore, darà frutti rigogliosi"
    10 ottobre 2020 - Laura Tussi
  • Le ragioni della nonviolenza nel mondo di oggi
    Editoriale
    La nostra è una sfida coraggiosa al realismo passivo, privo di orizzonti

    Le ragioni della nonviolenza nel mondo di oggi

    L’impegno per giustizia e pace è fatto di amore per la vita, ed è fiducia nella possibilità dell’umanità di essere il meglio di sé, di essere capace di fraternità, di condivisione, di giustizia. Il lavoro per la pace è fede nella possibilità di una umanità giusta.
    4 ottobre 2020 - Enrico Peyretti
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.36 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)