Trent'anni fa nasceva PeaceLink
Ricordo in modo nitido come nacque l’idea di creare, trent’anni fa, un collegamento telematico fra pacifisti. La guerra del Golfo era finita con la vittoria di Bush. Il movimento pacifista non era riuscito a mobilitarsi come avremmo voluto. Nel 1991 non c’era più il sostegno del PCI e della CGIL.
L’Unità si era defilata. Rimanevano il Manifesto e il settimanale Avvenimenti. Offrivano un paio di pagine che facevano da bacheca antiguerra. Ognuno poteva mandare una lettera alla bacheca con le iniziative in corso.
I fax costavano un milione di lire.
Mandai una lettera al Manifesto. Poche righe in cui annunciavo una “guida alla disobbedienza civile” per i militari. Tutti avremmo potuto ricevere la cartolina per partire e andare alla guerra: c’era ancora il servizio di leva. Incominciai a ricevere tantissime telefonate. La mia vita cambiò. Al telefono prendevo appunti con gli indirizzi di chi voleva ricevere la guida. Tra uno squillo e l’altro, scendevo di casa, facevo le fotocopie, compravo i francobolli e le buste. E spedivo, spedivo, spedivo. Tutto con la posta tradizionale.
Mi sentivo utile. Una bella esperienza. Molto faticosa. Non sempre piacevole. Arrivavano telefonate anche di notte. Avevo un bambino piccolo, un lavoro e una vita privata da tutelare. Ero solo un cittadino, un pacifista. Non avevo una sede, un fax.
Pensai ad una bacheca telematica.
Incominciai ad informarmi.
Negli Stati Uniti i pacifisti avevano creato una rete telematica. Si chiamava PeaceNet. Ma non avevo la minima idea di come si potesse creare. Scrissi così a Marinella Correggia, una della coordinatrici della Rete Nonviolenta di Informazione che aveva gestito la bacheca antiguerra sul Manifesto e Avvenimenti. Le scrissi una lettera in redazione. Ma quella lettera non giunse mai nelle sue mani.
Rimasi mesi ad aspettare.
Intanto Legambiente aveva annunciato Ecorete, una rete telematica. Mai decollata.
Il computer da cui partivano i primi messaggi di PeaceLink era un nuovissimo (per quei tempi) computer portatile, molto leggero e funzionale. Aveva una batteria che poteva durare anche 4 ore e pesava 2 chili e mezzo. Veniva portato in una valigetta 24 ore, assieme ai floppy disk da 1,44 megabyte. Il portatile non aveva hard disk e funzionava con il software direttamente caricato sul dischettto. La memoria RAM era di 1 megabyte di memoria, una potenza ottomila volte inferiore a quella mediamente disponibile (8 gigabyte). Il modem aveva una velocità di 2400 bit al secondo. Per questo motivo potevano essere inviati solo messaggi di testo, senza immagini.
Poi arrivò Walter Veltroni. Mi aspettavo che parlasse finalmente di telematica. E invece disse a Repubblica: “Il futuro è il CD-ROM”. Ma come? Il CD-ROM? Uno strumento che fornisce informazioni senza mettere in relazione le persone?
Erano tempi duri.
Nessuno aveva l’email.

E quando dicevi “voglio fare una rete telematica”, pensavano che si trattasse di una televisione. E ti rispondevano che costava troppo. Nessuno in quel lontano 1991 usava la parola “telematica”. La parola “rete” era di moda. Ma era un concetto astratto, atecnologico. E il potere rimaneva di fatto centralizzato nelle redazioni dei giornali.
E così, dopo aver tragicamente toccato con mano anche a Roma che la sinistra non aveva alcuna idea di come fare una “rete telematica”, feci da solo.
Grazie a un anarchico americano, Tom Jennings, si potevano connettere i personal computer.
Aveva creato un software, chiamato Fido. Nasceva la rete Fidonet. Un pomeriggio mi trovai con due amici smanettoni: io avevo il computer portatile (uno dei primissimi), un altro aveva il modem (era grande come un libro) e infine arrivò l’amico con il software Telix per connettersi alla rete Fidonet.
Ma dove, come, in che modo connettersi?
Brancolammo per un paio di ore per trovare la porta di ingresso a Fidonet.
Poi, come se fossimo nel film Wargames, un operatore di sistema ci identificò. Era Giovanni Pugliese, un operaio di Taranto. Fu lui a costruire la rete di PeaceLink. Non fu un intellettuale della sinistra.
Gli intellettuali non sapevano neppure cosa fosse la posta elettronica.
Da allora compresi che non bisognava aspettare. Occorreva fare da soli. PeaceLink fu annunciata alla fine di ottobre del 1991, ma bisognerà aspettare il 1992 perché uscisse un articolo su Avvenimenti, a firma di Marco D’Auria.
Iniziò un’esperienza straordinaria che mi ha consentito di vivere molte vite diverse, in storie parallele, tragiche ed entusiasmanti. Come se ogni giorno avessi preso il treno o l’aereo.
Da casa conoscevo centinaia di persone.
Potevo condividere con loro i sogni e l’utopia di un futuro diverso. Senza smettere di giocare con mio figlio.
Allegati
PeaceLink 1991
Fonte: Corriere del Giorno 23.10.1991204 Kb - Formato jpgPrimo trafiletto di giornale che annunciava la nascita di PeaceLink
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PeaceLink è un'associazione eco-pacifista italiana nata nel 1991, pioniera nell'uso della telematica per il giornalismo partecipativo e l'attivismo. L'organizzazione promuove la cultura della pace, i diritti umani, il disarmo e la tutela dell'ambiente, unendo l'impegno sociale alle nuove tecnologie.3 luglio 2026 - Redazione PeaceLink
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