Pace

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    Si chiama GCAP ed è il programma più costoso a cui l'Italia partecipa. E' talmente costoso che nessuno sa quanto costerà la produzione in serie dell'aereo. L'unica cosa che si sa è che i costi di sviluppo del prototipo sono triplicati. Il 3 febbraio il programma GCAP sarà esaminato alla Camera.
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    Il GCAP, o Global Combat Air Programme, è il programma internazionale per sviluppare un aereo da combattimento di sesta generazione. Il consorzio coinvolge Italia, Regno Unito e Giappone. In passato vi sono state prese di posizione contrarie da parte di esponenti pacifisti.
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    30 gennaio 2026 - Redazione PeaceLink

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28 giugno 2006

Si vis pacem para pacem

Appello ai deputati e senatori della sinistra ad andar via dall'Afghanistan
Autore: Ettore Lomaglio Silvestri

SOTTOSCRIVETE QUESTO APPELLO CON UNA EMAIL A votiamorifondazione@comune.re.it

Vorrei, se mi consentite, dire la mia sulla questione Afghanistan.
La pace è spesso stata considerata un valore, quindi un fine, un qualcosa
da raggiungere, e per cui qualsiasi mezzo è consentito.
Per questo motivo esiste, nel campo militare, il motto "si vis pacem para
bellum", ossia "se vuoi la pace prepara la guerra", considerando la guerra
come deterrente e quindi come mezzo per raggiungere una pace.
Per Gandhi e per tutti i veri pacifisti, tra cui ci sono anche io, la pace
è un principio, ossia un metodo di vita, un modo di essere che
naturalmente porta alla pace.
Quindi vale il principio "si vis pacem, para pacem", se vuoi la pace
prepara la pace. Si dice anche che si è in guerra non solo quando la
guerra è in atto, ma anche quando la guerra è in potenza, ossia quando si
lavora per prepararsi alla guerra.
Per questo motivo noi viviamo in uno stato di perenne guerra, in quanto
determinate ed istituzionalizzate parti dei nostri popoli sono addestrate
per andare in guerra.
Ponendo dette premesse e per sintetizzare, posto come dovuto ed
indiscutibile il ritiro delle nostre truppe dall'Iraq, teatro di guerra
che non ci appartiene, oggi si discute se bisogna continuare a permanere
in Afghanistan.
Si giustifica tale presenza come necessaria ponendo la questione che gli
afghani hanno bisogno del nostro aiuto non militarmente ma civilmente.
Ma questo non comporta assolutamente la presenza dell'esercito in
Afghanistan.
Come dice Gino Strada, se gli afghani hanno bisogno di ospedali, perché
mandargli carri armati?
Allora, invece di mandare militari, mandiamo personale civile, medico,
infermieristico, strutture mediche, esperti politici o quant'altro, ma non
militari in armi.
A questo punto sento, e so che non sono solo, il dovere morale e il
diritto civile di chiedere a chi ho eletto a rappresentarmi al Parlamento
e che è pacifista per principio, di non votare il rifinanziamento della
missione in Afghanistan, ma a porre le basi per un finanziamento o un
sostegno a quelle missioni civili già presenti, come appunto quella di
Emergency.
Diversamente potrebbero venire meno le motivazioni di fondo che mi
spingono a sostenere il Partito della Rifondazione Comunista e l'attuale
governo.
IO VIVO IN PACE E VOGLIO LA PACE
Ettore Lomaglio Silvestri
Norma Bertullacelli
Massimo Dalla Giovanna
Comitato per la pace "Michel Corrie"
Social Forum Valpolcevera

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