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Se l'andamento economico è buono, allora è più semplice mettere da parte le controversie politiche. In un momento in cui all'interno dei paesi aderenti al Mercosur (Argentina, Uruguay, Paraguay, Brasile) la situazione non è così idilliaca, soprattutto per via dell'intenzione del ministro dell'Economia uruguayano Astori di firmare il Trattato di Libero Commercio (Tlc) con gli Stati Uniti, arriva un sorprendente accordo economico tra Messico e Argentina. I legami commerciali stretti dai due paesi segnalano una ripresa del dialogo dopo che i rapporti si erano raffreddati in occasione del vertice delle Americhe tenutosi lo scorso anno proprio in Argentina. In quella circostanza, mentre nelle piazze grandi manifestazioni popolari protestavano per scongiurare la firma dell'Alca, il padrone di casa Kirchner entrò in rotta di collisione con il presidente messicano Fox. Oppositore dell'Alca il primo, fervente sostenitore il secondo, oltre ad essere rimasto uno dei pochi baluardi statunitensi in America Latina. Nonostante questo i due presidenti firmarono una bozza di accordo per l'Acuerdo de Complementacion Economica (denominato anche Ace 6) e di cui adesso è stato deciso l'ampliamento pochi giorni fa a Città del Messico in seguito alla ratifica di entrambi i paesi. In realtà l'avvio della cooperazione economica tra Messico e Argentina risale al 1993, e nel luglio del 2002 il resto dei paesi aderenti al blocco commerciale del Mercosur seguì la direzione presa da Buenos Aires. Con l'entrata in vigore di questo accordo ci si attende che il commercio bilaterale tra i due paesi raggiunga un incremento di 716 milioni di dollari.
A prima vista l'Ace 6 potrebbe dare l'impressione di essere una sorta di Tlc camuffato, come i tanti accordi bilaterali firmati dagli Stati Uniti con molte delle ormai esauste repubbliche centroamericane, ma in realtà non si tratta di un accordo di libero commercio, che è stato tra l'altro vietato e messo al bando proprio dall'Argentina come paese integrante del Mercosur.
L'Acuerdo de Complementacion Economica stabilisce che 2664 beni prodotti in Argentina possano essere importati in forma illimitata e senza alcun vincolo economico (ad esempio quelli imposti dalle dogane) nel mercato messicano, mentre da parte messicana saranno 3065 i prodotti che potranno arrivare in Argentina senza il pagamento di alcun tipo di dazio. Tra i prodotti che non saranno più sottoposti ai dazi doganali si trovano minerali e combustibili, macchinari meccanici, il settore manifatturiero, cosmetici, vernici, medicinali. Tra i paesi del Mercosur quello che ha stretto maggiori relazioni economiche con il Messico resta comunque l'Uruguay, mentre Brasile e la stessa Argentina hanno comunque limitato la loro apertura verso il vicino degli Stati Uniti. Peraltro giova ricordare che il Messico ha deciso di diversificare i paesi con cui stringere legami commerciali proprio per difendersi dell'invadenza degli Stati Uniti, ormai veri padroni e monopolizzatori del mercato messicano: di circa 130 milioni di dollari che esporta il Messico con la vendita dei suoi prodotti, circa cento finiscono per essere diretti verso il grande e ingombrante vicino del Nord.
Pur non trattandosi di un Tlc è però altrettanto innegabile che l'Acuerdo de Complementacion Economica risponde comunque più ad una gestione diretta ad avvantaggiare i maggiori gruppi economici di entrambi i paesi che non le piccole imprese, le cooperative e in generale tutte quelle forme di economia popolare che si sono sviluppate in Argentina in seguito alla crisi di inizio Duemila. Sebbene Kirchner per adesso non sembri interessato all'adesione all'Alba (Alternativa Bolivariana per le Americhe) di cui gli alfieri principali sembrano essere rimasti Bolivia, Venezuela e Cuba, al contrario sarà interessante vedere quale potrebbe essere l’eventuale ruolo di Chavez all'interno del Mercosur, di cui si è vociferato negli ultimi mesi, soprattutto perché l'Alba intende creare una forte unità popolare latinoamericana in cui i paesi godano di un'indipendenza energetica e di un'autonomia finanziaria che riesca ad evitar loro la dipendenza dalle grandi imprese transnazionali che hanno la loro sede principalmente negli Stati Uniti.

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore

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