Latina

L'Argentina aderisce allo State Partnership Program

Accordo militare tra Argentina e Stati Uniti

Si tratta di un accordo capestro che potrebbe rivelarsi pericoloso per l'intera America latina
21 dicembre 2016
David Lifodi

internet

L’accordo militare stipulato tra il governo argentino e la Guardia nazionale dello stato statunitense della Georgia, ratificato dalle firme del ministro della Difesa di Macri, Julio Martínez, e dell’ambasciatore Usa a Buenos Aires, Noah Mahmet, è stato quasi del tutto ignorato dai media. Il motivo principale è che la Georgia rappresenta uno dei principali centri militari e dell’industria aerospaziale al mondo.

Ansioso di avvicinarsi sempre di più agli Stati Uniti, il presidente Macri da tempo desiderava di far entrare l’Argentina tra i paesi aderenti allo State Partnership Program (SPP), coordinato dal dipartimento della Difesa Usa e a cui partecipa la Guardia nazionale statunitense. L’SPP ha un protocollo che prevede azioni militari in zone del pianeta ritenute di interesse vitale dal Congresso americano per gli interessi Usa. L’accordo militare Stati Uniti-Argentina è di estrema gravità poiché consente agli Usa di effettuare un ulteriore balzo in avanti per aggredire il continente latinoamericano dopo lo schieramento della IV flotta e gli input dati al Comando Sur. Creato da Bush padre nel 1989, lo State Partnership Program stabilisce a seguito di questo accordo, che l’Argentina entri nell’orbita del Comando Sur (United States Southern Command, in inglese): è questo ciò che sta dietro all’accordo stipulato tra la Casa Rosada macrista e gli Usa. Tutto ciò avviene, non casualmente, nel momento in cui Donald Trump ha nominato John Kelly, responsabile del Comando Sur dal 2012 al 2015, alla guida del dipartimento della Sicurezza nazionale. Ufficialmente, l’accordo militare prevede un maggior controllo delle frontiere in chiave antiterrorismo e anti-migranti, ma lo State Partnership Program attribuisce grande importanza al monitoraggio di stati sull’orlo del fallimento e alla priorità di garantire stabilità nella regione latinoamericana. Date le premesse, solo per rimanere all’America latina, il pensiero non può non andare alla crisi del Venezuela, su cui da tempo Washington (ma anche le destre continentali) hanno puntato gli occhi per far deflagrare la protesta anti-Maduro, abbattere la già traballante rivoluzione bolivariana e riconquistare quel cortile di casa che all’inizio degli anni Duemila sembrava davvero in grado di lasciarsi alle spalle le ingerenze del potente e ingombrante vicino. La sovranità territoriale-militare, la sicurezza interna e soprattutto i lauti investimenti nell’industria aerospaziale hanno fatto propendere Macri per questo pericoloso accordo capestro con gli Stati Uniti che potrebbe rivelarsi assai pericoloso non solo per l'Argentina, ma per l'intera America latina.

Tuttavia, già sotto Obama, era nota l'attrazione che esercitava la Difesa Usa su Mauricio Macri. Lo scorso maggio, Macri e Obama avevano sottoscritto un accordo militare che prevedeva l'installazione di basi statunitensi alla Tripla Frontiera e a Ushuaia, la città più conosciuta della Terra del Fuoco, nota per essere collocata geograficamente “alla fine del mondo”. Dietro all'interesse degli Stati Uniti per Ushuaia si nascondeva la volontà di arrivare fino all'Antartide, dove si estendono i confini della città, ma soprattutto si trova la maggior riserva di acqua dolce congelata al mondo. Anche in questo caso Macri, con l'autorizzazione dell'allora suo omologo Obama, aveva dichiarato che la base militare Usa avrebbe avuto il compito di fornire supporto logistico e strategico per le ricerche di carattere scientifico condotte in Antartide, ma è evidente come dietro a tutto ciò si trovasse il desiderio degli Stati Uniti di controllare i giacimenti di idrocarburi e i minerali indispensabili (di cui è ricca la penisola antartica) per l'industria militare e aerospaziale a stelle e strisce. Lo stesso discorso vale per le basi statunitensi alla Tripla Frontiera, dedicate soprattutto a tenere sotto controllo l'Acuífero Guaraní, la terza riserva mondiale più grande di acqua dolce.

All'epoca dell'accordo militare Obama-Macri, Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel per la Pace nel 1980, disse che si trattava di un cavallo di Troia per favorire l'ingerenza statunitense in Argentina. L'ingresso del paese nello State Partnership Program rappresenta invece un pericoloso salto di qualità che permetterà agli Stati Uniti di tenere sotto controllo l'America latina dal suo interno.

Note: Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

Articoli correlati

  • Venezuela, petrolio, democrazia: pesi e misure
    Conflitti

    Venezuela, petrolio, democrazia: pesi e misure

    Lo scenario internazionale mette in scena un copione già visto: improvvisamente appare un “dittatore” (in questo caso, Maduro) che sta opprimendo il suo popolo (quello venezuelano) e il cui “regime” bisogna abbattere in nome della democrazia. Ecco come colpire e affondare questa narrativa.
    2 febbraio 2019 - Olivier Turquet
  • Il M5s accetta i diktat del presidente americano e un'Italia a sovranità limitata
    Editoriale
    Trump aveva chiesto al governo italiano tre cose: MUOS, F-35 e TAP

    Il M5s accetta i diktat del presidente americano e un'Italia a sovranità limitata

    La base Usa di Niscemi, in Sicilia, non serve alla difesa del territorio italiano da attacchi esterni. Non è neppure una base della Nato. E' una base Usa solo per i mezzi militari americani. La polemica contro la Francia del M5s nasconde la sudditanza a Trump che riceve il via libera su tutto ciò che chiede sul territorio italiano, bombe atomiche incluse
    22 gennaio 2019 - Alessandro Marescotti
  • Perché Di Maio attacca la Francia e non critica Trump
    Laboratorio di scrittura
    L'indebolimento della Francia logora l'Europa e rafforza gli Stati Uniti

    Perché Di Maio attacca la Francia e non critica Trump

    E' già la seconda volta che il vicepresidente del governo italiano Luigi Di Maio attacca la Francia. Cosa gli darà in cambio Trump? Come mai il M5s tuona contro il "colonialismo francese" e non cita neppure di sfuccita l'"imperialismo americano"?
    20 gennaio 2019 - Alessandro Marescotti
  • "Senza dubbio aumenteremo le spese militari fino al 2%"
    Disarmo
    Parla Luca Frusone (M5S), capo della delegazione italiana all'Assemblea parlamentare della Nato

    "Senza dubbio aumenteremo le spese militari fino al 2%"

    Per Frusone la base USA di Napoli è un "hub importantissimo". E conferma l'allineamento con Trump sul caso dei cellulari Huawei: "La questione cinese esiste ed ha a che vedere con la salvaguardia delle nostre informazioni sensibili". Non è da escludere che vengano vietati ai militari italiani
    21 dicembre 2018 - Redazione PeaceLink
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.19 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)