Accordo militare tra Argentina e Stati Uniti
Ansioso di avvicinarsi sempre di più agli Stati Uniti, il presidente Macri da tempo desiderava di far entrare l’Argentina tra i paesi aderenti allo State Partnership Program (SPP), coordinato dal dipartimento della Difesa Usa e a cui partecipa la Guardia nazionale statunitense. L’SPP ha un protocollo che prevede azioni militari in zone del pianeta ritenute di interesse vitale dal Congresso americano per gli interessi Usa. L’accordo militare Stati Uniti-Argentina è di estrema gravità poiché consente agli Usa di effettuare un ulteriore balzo in avanti per aggredire il continente latinoamericano dopo lo schieramento della IV flotta e gli input dati al Comando Sur. Creato da Bush padre nel 1989, lo State Partnership Program stabilisce a seguito di questo accordo, che l’Argentina entri nell’orbita del Comando Sur (United States Southern Command, in inglese): è questo ciò che sta dietro all’accordo stipulato tra la Casa Rosada macrista e gli Usa. Tutto ciò avviene, non casualmente, nel momento in cui Donald Trump ha nominato John Kelly, responsabile del Comando Sur dal 2012 al 2015, alla guida del dipartimento della Sicurezza nazionale. Ufficialmente, l’accordo militare prevede un maggior controllo delle frontiere in chiave antiterrorismo e anti-migranti, ma lo State Partnership Program attribuisce grande importanza al monitoraggio di stati sull’orlo del fallimento e alla priorità di garantire stabilità nella regione latinoamericana. Date le premesse, solo per rimanere all’America latina, il pensiero non può non andare alla crisi del Venezuela, su cui da tempo Washington (ma anche le destre continentali) hanno puntato gli occhi per far deflagrare la protesta anti-Maduro, abbattere la già traballante rivoluzione bolivariana e riconquistare quel cortile di casa che all’inizio degli anni Duemila sembrava davvero in grado di lasciarsi alle spalle le ingerenze del potente e ingombrante vicino. La sovranità territoriale-militare, la sicurezza interna e soprattutto i lauti investimenti nell’industria aerospaziale hanno fatto propendere Macri per questo pericoloso accordo capestro con gli Stati Uniti che potrebbe rivelarsi assai pericoloso non solo per l'Argentina, ma per l'intera America latina.
Tuttavia, già sotto Obama, era nota l'attrazione che esercitava la Difesa Usa su Mauricio Macri. Lo scorso maggio, Macri e Obama avevano sottoscritto un accordo militare che prevedeva l'installazione di basi statunitensi alla Tripla Frontiera e a Ushuaia, la città più conosciuta della Terra del Fuoco, nota per essere collocata geograficamente “alla fine del mondo”. Dietro all'interesse degli Stati Uniti per Ushuaia si nascondeva la volontà di arrivare fino all'Antartide, dove si estendono i confini della città, ma soprattutto si trova la maggior riserva di acqua dolce congelata al mondo. Anche in questo caso Macri, con l'autorizzazione dell'allora suo omologo Obama, aveva dichiarato che la base militare Usa avrebbe avuto il compito di fornire supporto logistico e strategico per le ricerche di carattere scientifico condotte in Antartide, ma è evidente come dietro a tutto ciò si trovasse il desiderio degli Stati Uniti di controllare i giacimenti di idrocarburi e i minerali indispensabili (di cui è ricca la penisola antartica) per l'industria militare e aerospaziale a stelle e strisce. Lo stesso discorso vale per le basi statunitensi alla Tripla Frontiera, dedicate soprattutto a tenere sotto controllo l'Acuífero Guaraní, la terza riserva mondiale più grande di acqua dolce.
All'epoca dell'accordo militare Obama-Macri, Adolfo Pérez Esquivel, premio Nobel per la Pace nel 1980, disse che si trattava di un cavallo di Troia per favorire l'ingerenza statunitense in Argentina. L'ingresso del paese nello State Partnership Program rappresenta invece un pericoloso salto di qualità che permetterà agli Stati Uniti di tenere sotto controllo l'America latina dal suo interno.
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