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Alcune riflessioni sulle elezioni del 20 maggio in Venezuela a partire dal libro del professor Luciano Vasapollo dedicato alla rivoluzione bolivariana

Chávez presente!

Edizioni Efesto, 2018
16 maggio 2018 - David Lifodi

Chavez presente

"Un nuovo Stato e una democrazia partecipativa e protagonista": questo auspicava Hugo Chávez il 30 gennaio 2005, appena giunto a Porto Alegre per il Forum sociale mondiale. A pochi giorni da elezioni ancora una volta cruciali per il Venezuela, in uno scenario politico-sociale molto complesso, è opportuno parlare del libro Chávez presente. La resistenza eroica della rivoluzione bolivariana (Edizioni Efesto, 2018), scritto dal professor Luciano Vasapollo con la collaborazione di Heitor de Figuereido e Rita Martufi.

Attualmente il Venezuela deve guardarsi dalle ingerenze sempre più pressanti degli Stati uniti, dai paesi latinoamericani che pian piano, a seguito di colpi di stato o di elezioni democratiche in cui hanno prevalso le destre, sono passati nel campo avverso all'Alba, ma anche da molti sostenitori entusiasti del chavismo rapidamente sedotti dalla feroce campagna anti-Maduro e dalla vulgata secondo la quale l'attuale presidente del paese sarebbe molto diverso, in peggio, rispetto a Hugo Chávez. Per questo motivo il libro del professor Vasapollo ha il merito di fissare non solo un punto fermo a difesa della rivoluzione bolivariana, ma anche quello di sottolineare come il governo bolivariano, per utilizzare le parole di Chávez, si sia battuto per creare "nuovi parametri nella conduzione delle questioni economiche, delle relazioni politiche internazionali, delle istituzioni nazionali, dei programmi di sviluppo sociale, culturale e sportivo e nuove norme per l'amministrazione della giustizia".

Sono trascorsi tredici anni da quell'intervista rilasciata in occasione del Forum sociale di Porto Alegre, ma se lo sviluppo del paese all'epoca del chavismo ha permesso al Venezuela di mettere fine a quell'emarginazione sociale di cui erano vittime le fasce sociali più povere del paese, Maduro ha cercato di difendere quelle conquiste e quei diritti che sembravano ormai persi a seguito del lungo periodo del puntofijismo. Eventualmente, per l'attuale presidente, in caso di rielezione, una delle sfide principali che avrà di fronte sarà garantire quell'unità del chavismo che, sottolinea Vasapollo, gli era valsa la successione di Chávez, ma adesso messa a rischio sotto le spinte della boliborghesia e di alcuni intellettuali ed ex ministri molto critici in più di una circostanza nei suoi confronti.

Nel suo libro Vasapollo dedica un intero capitolo a Nicolás Maduro, raccontando nel dettaglio la storia recente del paese, a partire dai molteplici tentativi di destabilizzazione, ben raccontati da un saggio di Jorge Alberto Arreaza Montserrat, ministro degli Esteri del governo venezuelano, e dalla battagliera prefazione di Julián Isaías Rodríguez Díaz, ambasciatore del Venezuela nel nostro paese. Montserrat denuncia soprattutto la guerra economica scatenata contro il Venezuela, a partire dal proliferare di quell'economia illegale gestita dal crimine organizzato e subito sfruttata in maniera strumentale dall'opposizione. A questo proposito, Montserrat scrive: "Questo fu il momento che Henry Ramos Allup, segretario generale di Acción Democrática e grande capo della Mud, sempre sognò, anche se non aveva previsto la crescita dell'economia illegale controllata dai Barraqueros. Elementi che sommati all'uso indiscriminato della violenza politica provocarono una dura reazione della classe media".

Per comprendere cos'era il Venezuela prima dell'avvento del chavismo occorre tornare ai primi anni Venti del Novecento, quando gran parte dei venezuelani, sottolinea Vasapollo, vivevano in case costruite con muri di fango e fogli di laminato per i tetti. Tra i primi leader sociali che tentarono di restituire la dignità al paese il professor Vasapollo ricorda Augusto Malvé, sindacalista degli operai petroliferi ucciso nel 1928 per mano del governo di Juan Vicente Gómez. Tuttavia, sarebbe dovuto trascorrere ancora molto tempo prima che in Venezuela sbocciasse la primavera, nonostante il Caracazo del 27 febbraio 1989 contro il puntofijismo, ridotto a sacudión (schiaffone) dalla storiografia revisionista e la rivolta militare promossa dallo stesso Chávez il 4 febbraio 1992, conclusasi con la celebre frase del futuro presidente: "Purtroppo, per ora, gli obiettivi che ci eravamo fissati non sono stati raggiunti nella capitale".

Entrambe le sollevazioni furono condotte contro l'allora presidente Carlos Andrés Pérez, uno dei principali sostenitori di quel Pacto de Punto Fijo firmato il 31 ottobre 1958 tra i due partiti tradizionali Copei e Acción Democrática.

Allora, come oggi, era evidente il tentativo di pacificare il Venezuela affinché il paese non rappresentasse un problema a livello internazionale e le fasce sociali marginali non divenissero parte integrante del processo di cambiamento del paese. "Oggi", conclude Vasapollo, "in Venezuela è in atto uno scontro di classe durissimo tra il processo che con le sue contraddizioni rappresenta questo avanzamento storico per le classi popolari e un ritorno alla marginalità sociale che le ha caratterizzate per secoli". Gli esiti di questo scontro si vedranno dopo il voto del 20 maggio.

Chávez presente!

di Luciano Vasapollo

Edizioni Efesto, 2018

€ 15

Note:

Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali citando la fonte e l'autore.

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