Latina

Sabotaggio elettrico per favorire la salida del chavismo

Venezuela sotto attacco

I black-out rappresentano l’ultimo tentativo per indurre la popolazione a cacciare Maduro
12 marzo 2019
David Lifodi

black-out Venezuela

La guerra scatenata contro il Venezuela non conosce soste e, a ragione, su Rebelión, Atilio Borón ha definito i black-out elettrici che hanno lasciato il paese al buio negli ultimi giorni dei veri e propri “crimini”. Il paese è sotto attacco e l’irresponsabile sabotaggio del sistema elettrico venezuelano, già definito come cyber strike, mette alle corde tutta la popolazione, chavisti e antichavisti, sostenitori di Maduro e simpatizzanti dell’autoproclamato presidente Guaidó.

Il black-out ha lo scopo di generare ulteriore caos nel paese e spingere la popolazione a ribellarsi contro il governo bolivariano. Ancora una volta, lo scenario sembra essere quello che portò al colpo di stato contro Allende nel marzo del 1973. In quel caso, la spallata finale la dette lo sciopero dei camioneros (appoggiato da Stati uniti e destre latinoamericane), mentre in questa circostanza, per far cadere Maduro, si sceglie la strada dell’attacco cibernetico. La politica economica del Venezuela bolivariano sarà stata senz’altro responsabile di molti errori, ma questo non giustifica la ricerca sistematica di un casus belli per attaccare Caracas.

Fallita la cosiddetta Operación Cúcuta, così è stata denominata la battaglia per far entrare nel paese i presunti aiuti umanitari dalla città di frontiera di Cúcuta, al confine tra Venezuela e Colombia, il tentativo di esasperare ancor di più la popolazione tramite il black-out elettrico prolungato rappresenta una nuova speranza per tutti coloro che hanno in odio il chavismo. A proposito del sabotaggio del sistema elettrico venezuelano, Gennaro Carotenuto ha scritto: “L’onnipresente – era anche a Cúcuta – senatore repubblicano Marco Rubio, vanta che il black-out, da lui annunciato – praticamente una rivendicazione – in mondovisione, appena tre minuti dopo il suo inizio, avrebbe causato la morte di 80 bambini prematuri in un reparto neonatale a Maracaibo. I media italiani riprendono Rubio senza verifica alcuna, e non hanno alcuna capacità o voglia di collegare l’attivismo del senatore con la semi-rivendicazione del black-out stesso, come se questo fosse un osservatore neutrale”.

La battaglia campale sul Venezuela passa inevitabilmente dal campo dell’informazione e sfortunatamente non è riuscito a fare breccia lo scoop del The New York Times, che dalle sue colonne pochi giorni fa ha dimostrato come l’incendio di un camion carico di aiuti umanitari, attribuito ai militari fedeli a Maduro, sia stato provocato in realtà da un seguace di Juan Guaidó. Dalle registrazioni di cui è entrato in possesso il quotidiano statunitense è emerso infatti che uno dei sostenitori di Guaidó, presente sul ponte internazionale Francisco de Paula Santander, al confine con la Colombia, ha colpito erroneamente un camion degli aiuti durante il lancio di due bottiglie molotov contro la polizia bolivariana. Il vice presidente Usa Pence incolpò immediatamente Maduro, pur sapendo bene che non era stato il presidente venezuelano a dare ordine di appiccare il fuoco agli aiuti umanitari.

Ormai i tentativi di destabilizzare il paese non vengono nemmeno più nascosti, come dimostra un tweet di pochi giorni fa del segretario di Stato Usa Mike Pompeo, anche questo da considerare come una sorta di rivendicazione del tentativo di regime change: “No food. No medicine. Now, no power. Next, no Maduro”. Si tratta di una evidente chiamata alle armi per far cadere il presidente venezuelano secondo un vero e proprio cronoprogramma che parte dalla destabilizzazione del paese come prima tappa per convincere tutta la popolazione a schierarsi contro Maduro e  cacciarlo. Sul sabotaggio della centrale idroelettrica di El Guri, tra le più grandi dell’America latina e dalla quale sono derivati gran parte dei black-out, sono in molti a sostenere che la Corte penale internazionale dovrebbe investigare e chiederne conto agli Stati uniti.

Per il momento, però, non tutta la popolazione è scesa in strada a ribellarsi come si auguravano non solo a Washington, ma anche in Colombia, a partire dal presidente Duque, forse perché la gente non è caduta nella farsa degli aiuti umanitari mascherati da intervento umanitario, senza contare che indurre ad un collasso pilotato del paese, a partire dal sistema sanitario, non rappresenta certo un sollievo per la popolazione. Bolivariani e anti bolivariani hanno diritto nello stesso modo ad accedere alle cure mediche, al cibo e a delle condizioni di vita degne che certo non sono favorite da azioni come il sabotaggio elettrico. I cittadini venezuelani si sono trovati nella condizione di essere danni collaterali in questa guerra scatenata dall’opposizione, con il sostegno di Stati uniti, Colombia, paramilitari e guarimbeiros.

La propaganda di guerra si è trasformata nell’ultima frontiera per aiutare Guaidó a prendersi un paese che, in caso di caduta del governo bolivariano, assomiglierà molto alla Siria, alla Libia, all’Irak e finirà per rimanere per lungo tempo una terra di nessuno.

Note: Articolo realizzato da David Lifodi per www.peacelink.it
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