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USA: old + new media nelle mani dei neo-conservatori?

16 aprile 2005 - Bernardo Parrella

Grazie a mega-operazioni tipo la fusione AOL-Time Warner e all'accaparramento di mogul come Rupert Murdoch, in USA vige il regime di monopolio sui media. Scenario tanto consolidato quanto esteso perfino alle radio locali, centinaia delle quali sono sotto la proprieta' di Clear Channel. Un monopolio di lunga durata e sostanzialmente definito dal marchio conservatore, ben oltre le bugie sui 'liberal media' che Rush Limbaugh e Co. continuano ad imbastire. Strategia che va ora estendendosi alla blogosfera, dove brulicano watchdog e pundit pronti a bacchettare ogni minimo slancio progressista, e alle emittenti locali di bassa potenza, ammesse cinque anni fa dalla FCC proprio come servizio per comunita' e gruppi in loco contro il monopolio imperante. Sfruttando una falla legislativa di fatto l'estrema destra religiosa sta spingendo queste community radio fuori dalle frequenze FM. Al pari dell'avvento dei blogger, e in fondo della stessa Internet, si tratta di casi emblematici in cui le speranze del cambiamento progressista tramite i new media vengono invece ribaltate a tutto vantaggio della destra neo-conservatrice dell'era Bush.

"La storia delle radio a bassa potenza e' il racconto prudenzale di come una vittoria progressista puo' rapidamente trasformarsi in vantaggio per i conservatori." Cosi' ha fotografato oggi la situazione Sarah Posner in un'intervista radiofonica, riprendendo quanto scritto in un articolo su Alternet. In sintesi: dopo gli intensi sforzi di attivisti e cittadini - a partire da Berkeley, California, patria del free speech - nel 2000 la FCC consenti' la creazione di una fascia di frequenze FM riservate a radio di potenza ridotta (dai 10 ai 250 watt) come spazio per il "community programming", per dare voce a chi tradizionalmente non ce l'ha: gente di colore, immigrati, enti non-profit, collettivi locali. E ovviamente anche alla miriade di chiese e congregazioni varie che costellano tali comunita'. Il punto, tuttavia, e' che pian piano le piu' aggressive tra queste ultime hanno usato l'opzione legale di impiantare dei ripetitori per trasmettere al di la' di edifici, colline o altri ostacoli, per creare veri e propri network intra-statali e nazionali. Inficiando cosi' lo spirito stesso della normativa e accellerando la diffusione dell'agenda religioso-politica di stampo repubblicano.

Analogamente all'evangelizzazione radicale diffusa da anni in TV da Pat Robertson e altri, questo tam-tam radiofonico si e' fatto possente durante il caso di Terri Schiavo e alla morte di Giovanni Paolo II, creando forti consensi pur rimanendosene tranquillamente al di sotto del radar dei Big Media. La Calvary Chapel di Twin Falls, Idaho, ad esempio, possiede soltanto 34 low-power radio, ma raggiunge praticamente l'intero Paese grazie a ben 361 ripetitori sparsi ovunque. Forse ancora peggio il fatto che, sottolinea Sarah Posner, "i network delle radio cristiane ottengono accesso alle piccole comunita' senza neppure dover produrre dei programmi d'interesse locale - poiche' la FCC vieta di farlo tramite i ripetitori." Il risultato e' che oggi associazioni quali American Family Association Radio, Bible Broadcasting Network e Moody Bible Institute of Chicago rappresentano il "backbone del potente imperio radiofonico della destra religiosa che copre ogni angolo dell'America."

E i tanto decantati blogger? Beh, e' sufficiente fare un po' di sano surfing online per accertarsi che la svolta a destra e' una realta' gia' consolidata. La blogosfera populista made in USA va imponendosi come cane da guardia dei media mainstream al solo scopo di servire meglio la propria agenda e quella dei potentati politici neo-con. Lo confermano i polveroni alzati contro politici e giornalisti (da Trent Trott a Dan Rather), e il relativo status di "sesto potere" acquisito cosi' in buona parte dell'opinione pubblica. Questioni segnalate qui di recente, a cui basta aggiungere l'appunto di un critico musicale che riferiva della memo (sorta di scoop del New York Times poi ripresa da Repubblica.it) sull'uso che Mr. Bush fa dell'iPod regalatogli dalle figlie.

"Certo, non siamo allo stesso livello di quando The Times e The Washington Post pubblicarono stralci dei documenti del Pentagono 35 anni fa [il Watergate] - scrive Steve Terrell in una 'syndicated column' - ma almeno nessun blogger right-wing ha lanciato accuse sul fatto che la playlist sia falsa." Il riferimento specifico riguarda i documenti sul mancato completamento del servizio militare nella National Guard da parte di George Bush - documenti diffusi dalla CBS in piena campagna presidenziale e poi rivelatisi fasulli. Battute a parte, comunque, l'annotazione conferma il potere assunto da tali blogger nell'ambito dell'informazione, analogo a quello acquisito della destra evangelica nelle low-power radio. Aggiungiamo il tutto al tradizionale monopolio conservatore nei mainstream media, e tirate un po' voi le somme...

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