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Giornalismo open source

Media la fine della stampa secondo il futurologo Robin Sloan
19 aprile 2007 - Susanna Jacona Salafia

Hanno previsto la fine della carta stampata entro il 2015 con la chiusura del «New York Times», ipotizzando una strategica alleanza tra Google e Amazon nel 2008 ("Googlezon") che metterebbe in ginocchio tutta l'informazione tradizionale, riuscendo a digitalizzare in tempo reale l'informazione su misura. Robin Sloan e Matt Thompson, due giovani giornalisti esperti di Ict, sono così divenuti l'icona dell'"Open source journalism", l'ultima evoluzione del "citizen journalism" e del Web 2.0, con contenuti prodotti autonomamente.
I loro due "flash-movie" (Epic 2014 e 2015) online continuano a fare il giro del mondo attraverso il tam-tam del popolo di internet (più di 130mila citazioni in altrettanti documenti online) e sono ancora un argomento "cult" di discussione su forum e blog. Nel 2014, dunque, secondo la previsione della coppia, l'ipotetico "Googlezon" lancerà sul mercato "Epic" (Evolving personalized informative construct ), cioè un pacchetto di contenuti informativi personalizzato per ogni utente, processando dati come stile di vita e abitudini di consumo o informazioni demografiche e reti sociali. Lo "squalo" Googlezon letteralmente divora i media tradizionali provocando il fallimento persino del Nyt che nel 2015 decide di trasformarsi in newsletter per la posta elettronica di un elite di anziani. Ma, sempre nel 2015, il «New York Times» "risorge", sia pure solo nella sua versione online, grazie all'iniziativa di una sua ex reporter, Pinki Nankani. La "Nyt refugee" (come la chiamano) comincia a raccogliere videobroadcast del suo vicinato attraverso i quali rilancia alla grande il Nyt online.
Provocazione paradossale o possibile scenario futuro? L'ex vicepresidente Al Gore, dopo Epic 2015, ha assunto Robin Sloan come "futurist online editor" della sua «Current Tv», avviata da appena un anno (il mese scorso il canale è sbarcato anche nel Regno Unito), il network televisivo che trasmette solo "user generated content", cioè video e reportage amatoriali del pubblico "reporter", postati sul sito internet di Current Tv. A Robin e Pinki il compito di indirizzare, ordinare, valorizzare, "pulire" questa gran mole di "viewer created content" o "Vc2" (come li chiama) che ogni ora arriva sul sito per renderli un prodotto editoriale sia online che per il tv broadcast.
I due autori del documentario, entrambi adesso in posti di comando (Thompson è nel frattempo diventato vicedirettore di Startribune.com, versione web di uno dei più diffusi quotidiani Usa), hanno adesso in mano gli strumenti per attuare la rivoluzione dei media tradizionali. «Se vogliamo evitare la fine della carta stampata e dell'online tradizionale, ci sono tre parole chiave: local, social ed efficient», dice Thompson. «Local è l'unica cosa che riesce ancora molto difficile a Google o Yahoo!. Tipo: dov'è il miglior posto dove vivere? Chi dovrei chiamare per un idraulico? Che stanno facendo i miei amministratori cittadini? Social, perché i giornali cartacei sono in generale le migliori fonti di informazioni locali dettagliate. Tuttavia a oggi non siamo ancora riusciti a svolgere questo ruolo correttamente. Per cui la gente ha creato le community online senza di noi, i giornali, escludendoci. Dobbiamo quindi ancora imparare come svolgere questo ruolo. Infine efficient si riferisce al fatto che l'80% del lavoro di ieri di un giornale cartaceo è già scaduto. Ma questo è anche il problema di un quotidiano online. Dobbiamo invece costruire degli archivi dinamici e intelligenti che vivano e respirino, dipingendo un quadro in continua evoluzione del contesto di cui parliamo».
Anche il giornalismo dunque deve divenire "open source", cioè in continuo interscambio di contenuti con i suoi lettori: «Ogni reporter deve far tesoro della saggezza dei suoi lettori. Il reporting dei non giornalisti è davvero troppo prezioso per essere ignorato. Ma non è un'alternativa al giornalismo tradizionale, né mai lo sarà. La saggezza della folla deve essere una componente del buon giornalismo di domani». In questo nuovo scenario nascono dunque anche nuove professioni come il "futurist editor", ruolo che Sloan svolge a Current Tv. «Come futurist a Current Tv - risponde - trascorro molto tempo pensando a cosa c'è all'orizzonte, specialmente a come la tv e il web possano fondersi negli anni (o nei mesi) a venire. I pezzi Vc2 sono caricati sul nostro online studio, dove la nostra community li commenta e li vota».
Lo staff di coordinatori di Vc2 lavora quindi con questi newsvideo producer che emergono dal web per rendere migliore il loro pezzo e alla fine portarlo in tv. È quindi un processo totalmente collaborativo: non un fai da te, né totalmente user generated, ma un mix tra spontaneismo e professionismo.
Qual è dunque il futuro dei media per Robin Sloan? «Direi che quando pensi al futuro dei media bisogna tenere in seria considerazione la produzione video - spiega -, ma non un video qualsiasi postato su internet, ma newsvideo, cioè di quelli che ti parlano di persone interessanti o ti mostrano cosa sta accadendo nel mondo. Questo settore non può rimanere un dominio di un'élite di media internazionali. A Current Tv stiamo scommettendo su questo. Lavorandoci duramente ogni giorno».

Jay Rosen in pista
Dopo Current Tv, arriva «NewsAssignment», l'ultima Ip tv di "user generated content". Il sito, ancora in fase di "test", sarà operativo entro il primo semestre 2007. Il progetto, lanciato da Jay Rosen, docente di giornalismo alla New York University, è molto simile a Current Tv. A NewsAssignment, professionisti e "amateurs" coopereranno per produrre news-video che non riuscirebbero mai a fare da soli. Un prodotto editoriale quindi in evoluzione. L'approccio open source consentirà di affidare la "confezione" di una videonotizia e portare insieme avanti il processo di completamento. Il prodotto sarà quindi postato sul sito. I giornalisti lavoreranno in stretta collaborazione con gli utenti che hanno voglia di contribuire. (s.j.s.)

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