Guinea Bissau: elezioni non del tutto libere e democratiche

Il risultato elettorale scontenta l'opposizione che reagisce con un attentato
12 dicembre 2008
Fulvio di Giuseppe

Non c’è stato neppure il tempo per compiacersi dell’esito delle elezioni “libere, democratiche e trasparenti” – come hanno sancito anche gli osservatori dell’Onu – che la Guinea Bissau ha rischiato di subire l’ennesimo colpo di stato. Neanche una settimana dopo le elezioni legislative – tenutesi il 16 novembre scorso con la netta vittoria del Paigc[1] (Partito africano per l’indipendenza di Guinea Bissau e Capoverde), che ha conquistato 67 seggi sui 100 disponibili – un comando di militari ammutinati ha attaccato la residenza presidenziale. Nello scontro a fuoco, avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 dicembre, è rimasta uccisa una guardia del corpo del presidente delle Repubblica ‘Nino’ Vieira, ma il colpo di stato è fallito.

Mappa della Guinea-Bissau Successivamente sono stato arrestati gli esecutori materiali dell’attacco: tra di loro, il leader del gruppo, Alexandre Tchama Yala, un sergente di marina imparentato con Kumba Ialà, ex presidente della Guinea Bissau rientrato in patria dopo un esilio e massimo esponente del Prs (Partito di rinnovamento sociale), seconda forza del paese con i 28 seggi conquistati.

Oltre allo sconforto della nazione, che aveva fatto registrare un’affluenza al voto dell’82%, si infittisce però anche il mistero su questo tentativo di golpe. Pochi danni sia all’abitazione presidenziale che alle case vicine, nonostante un assalto di due ore con bazooka e altre armi militari e la polizia che interviene in ritardo nonostante il ministro degli interni ammetta di “aver saputo di movimenti per un tentativo di colpo di stato, e per questo di aver provveduto ad aumentare la sicurezza”.

Situazioni poco chiare che rischiano di destabilizzare nuovamente un paese che, pur mostrando maturità e democrazia durante il processo elettorale, resta una delle realtà peggiori per quanto riguarda il traffico di droga e si pone come punto di snodo delle rotte del narcotraffico dal Sudamerica verso l’Europa.

La società civile guineense si è però esposta, con diverse manifestazioni di piazza e ora si attende la nascita del nuovo governo. Il primo ministro sarà Carlos Gomez Júnior, che già ha ricoperto la carica in passato. Non sarà facile il suo compito – come dimostrano le prime polemiche che stanno accompagnando la scelta del Presidente del Parlamento che si insedierà a breve – ma la Guinea Bissau ripone in Gomez jr le sue speranze. In attesa delle elezioni presidenziali in programma il prossimo anno, che si prefigurano già come l’ennesima tappa importante per la nazione.

Note: [1] Paigc: Partido Africano da Independência da Guiné e Cabo Verde.

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