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La pace in Iraq, una menzogna mediatica

Questa guerra vive sulla menzogna e i giornalisti, quelli che dovrebbero vigilare, che dovrebbero raccontare come stanno veramente le cose sono diventati i portavoce di una mente distorta che ha inventato la guerra preventiva spacciandola per pace, e genufletti al servizio del potere della politica lo hanno reso credibile.
24 aprile 2004 - Loris Mazzetti
Fonte: L'Unita'


Ci sono frasi che rimarranno per sempre come quella della mamma di Fabrizio Quattrocchi: “Prima di ribadire dichiarazioni di forza, il Governo avrebbe dovuto trattare con i rapitori. Invece ha giocato con la pelle di chi si trova in Iraq”.
Sono domande che non possono avere una risposta ma che incidono lasciando un segno profondo nelle coscienze. Non so se il Governo ha fatto tutto quello che era in suo potere per salvare Fabrizio, mi auguro che lo stia facendo, almeno, per gli altri tre italiani vivi. Alcune cose sono certe: il consigliere diplomatico di Palazzo Ghigi, l’ambasciatore Castellaneta, e’ partito in ritardo e soprattutto solo dopo la prima esecuzione, il ministro degli Esteri, Frattini, non doveva rimanere nel salotto di Porta a Porta e Bruno Vespa non doveva strumentalizzare alcuni famigliari, come dichiarato dalla sorella di Maurizio Agliana che la loro presenza era stata richiesta espressamente a difesa dell’immagine dei quattro sequestrati.

In fine, l’imbarazzante dichiarazione del giorno dopo della sorella Graziella: “Che Fabrizio era morto lo abbiamo saputo dalla televisione”, liquidata, anche da un giornalista di una nota trasmissione di Radio Uno nel tentativo di giustificare la Farnesina, come un disguido tecnico che puo’ capitare.
Come possiamo definire quello che abbiamo visto mercoledi’ sera su Rai Uno: reality show dell’angoscia? Il grande fratello della guerra oppure la roulette cinese? Decidete voi. Una cosa e’ certa abbiamo assistito a una pagina vergognosa che rimarra’ nella storia dei secondi cinquant’ anni della Rai e scrivo questo con tutto l’imbarazzo che il mio ruolo di giornalista, di regista, di dirigente di questa azienda comporta.
Ma con me si devono vergognare quanti, oggi in risposta alle critiche, portano a giustificazione i numeri dell’alto ascolto, e chi sostiene, sempre a giustificazione, che si deve fare la televisione che la gente vuole. Si vergogni chi e’ rimasto seduto in quel salotto e si e’ reso protagonista nel reality show dell’angoscia. Soprattutto deve tacere, chi privo di etica pubblica, ha deciso di strumentalizzare per fini “spettacolari” il dramma di quelle persone.

Stare qui a scrivere di Bruno Vespa, discutere delle sue responsabilita’, oppure fare come alcuni che hanno chiesto di radiarlo dall’albo dei giornalisti, mi sembra veramente inutile, perche’ oggi, ce ne dobbiamo fare una ragione, la televisione e’ determinata dai numeri e non dai contenuti, purtroppo si discute della quantita’ e non della qualita’. Vespa fa Vespa, lo faceva ieri e lo fara’ anche domani. Grazie a tutti quelli che per sedersi sulle sue bianche poltrone scendono a compromessi con la sua trasmissione e la loro coscienza, compresi anche quelli del centro sinistra.
Non dimentichiamo la definizione data da Andreotti di Porta a Porta “Il terzo ramo del Parlamento”. Con Vespa deve discutere, eventualmente, solo la sua etica professionale, Vespa fa quello che altri gli permettono di fare.
Mi preme porre alla vostra attenzione altro e ben piu’ importante, secondo me, perche’ sottovalutata e anche mal posta dall’informazione: la menzogna mediatica della guerra. Tutto quello che e’ accaduto nel passato e che sta accadendo ha lo scopo di nascondere la verita’.

Questa guerra vive sulla menzogna e noi, i giornalisti, quelli che dovremmo vigilare, che dovrebbero raccontare come stanno veramente le cose siamo diventati i portavoce di una mente distorta che ha inventato la guerra preventiva spacciandola per pace, e noi, genufletti al servizio del potere della politica lo abbiamo reso credibile.
Non e’ un fatto di propaganda, la propaganda e’ sempre esistita, ci siamo dimenticati di un certo Goebbels? Ci siamo dimenticati delle immagini storiche della conquista di Rimini durante la seconda guerra mondiale? I filmati dell’epoca, la citta’ fu abbandonata dai tedeschi e presa dai neozelandesi in un giorno di piaggia, raccontano invece che i primi ad entrare furono i greci in una giornata di sole.
Ci siamo dimenticati dello sbarco americano in Somaglia che fu fatto ripetere per ragioni televisive o piu’ vicino a noi, la caduta della statua di Saddam a Bagdad come simbolo della fine della guerra, raccontata recentemente da un iracheno usato come ‘comparsa” dagli americani che, sempre per ragioni di ripresa televisiva, facevano spostare la folla in funzione dell’inquadratura per far passare alla storia che la piazza era gremita dal popolo iracheno liberato?

Tutto questo puo’ ancora passare ma quello che non e’ accettabile e’ di impedire in televisione l’uso della parola guerra, assistere a ministri che bacchettano in diretta tv giornaliste, che sono sul campo e che dovrebbero essere testimoni di cio’ che sta accadendo, perche’ usano la parola resistenza di un popolo, senza che nessuno dei presenti dica qualcosa in difesa.
Viviamo in un paese che e’ diventato ridicolo agli occhi del mondo, che oggi strumentalizza la morte di un uomo facendolo diventare un eroe: per quale ideale e’ morto?, quali vite ha salvato con la sua morte? Lasciamolo in pace e rispettiamo il dolore della sua famiglia e rispondiamo con fatti concreti a quelle mamme che oggi gridano che sono state lasciate sole.
Uniti per essere ipocriti? Io non mi siedo allo stesso tavolo con chi mi impedisce di conoscere la verita’, non ci sono le premesse, non ci sto con chi di fronte ad un dramma come questo se ne sta seduto in un salotto televisivo oppure con chi rimane o chi parte per la vacanza mentre quatto italiani sono in mano ai sequestratori in Iraq. Ma ancora piu’ gravi sono le prime parole, giunte dalla Sardegna del premier, quando ha saputo dell’esecuzione: “Hanno spezzato una vita, hanno incrinato i nostri valori”. Purtroppo la vita l’hanno spezzata sul serio, ma i valori, i miei valori quelli dati da una famiglia anti fascista, onesta, laboriosa, non sono stati incrinati, sono intatti e me li tengo tutti. Ma il mostro televisivo che questa politica ha creato continua a triturare tutto, come ha scritto Curzio Maltese: “Fagocita ogni cosa e riduce tutto a un comune pietrisco di banalita’ dove tragedia e pettegolezzo si mescolano”.
Sapeva il ministro Frattini dell’italiano ucciso?
Questa e’ l’unica verita’, tutto il resto, a parte la morte di Fabrizio Quattrocchi e’ pura menzogna mediatica.




Note:

per questo articolo all'autore e' stata notificata l’apertura di un procedimento disciplinare per aver criticato la puntata di Porta a porta dalla dirigenza RAI; l'associazione articolo 21 sta lanciando una campagna di solidarieta' su http://www.articolo21.com/

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