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ABU GHRAIB, TEXAS

C'è qualcosa che lega la prigione di Abu Ghraib in Iraq alle prigioni del Texas.
20 luglio 2004 - Fabrizio De Rosso
E' un legame che molti vogliono ignorare ma che esiste, e per capirlo basta leggere l’azione legale intentata da sei detenuti del carcere di Huntsville e scorrere l’elenco dei fatti per i quali essi accusano il sistema detentivo dello stato, sulla base sia della costituzione statale e federale sia della Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici. Le accuse mosse dai detenuti riguardano molti aspetti della vita carceraria, dalle dimensioni delle celle ai maltrattamenti da parte delle guardie e di altri prigionieri, dalle difficoltà di comunicazione con l’esterno all’alimentazione inadeguata. L’azione legale contesta innanzitutto l’esiguità degli spazi detentivi. Se le leggi dello stato proibiscono di tenere una scimmia in uno spazio inferiore ai 30 metri quadrati, non è disumano confinare due esseri umani in una cella di sette metri quadrati? Il sovraffollamento delle carceri texane è la punta ben visibile dell’iceberg detentivo USA: uno studio federale del 2003 mostra che il Texas ha il più alto numero di detenuti degli Stati Uniti, all’incirca 164.000 - 692 ogni 100.000 abitanti. In California il tasso di carcerazione è di 455, sebbene il numero di detenuti sia quasi lo stesso. Un secondo aspetto è dato dalla brutalità di un sistema all’interno del quale i detenuti sono esposti a maltrattamenti e abusi sessuali da parte delle guardie o di altri detenuti. Vi sono persino stati casi di prigionieri venduti come schiavi del sesso ad altri reclusi, il tutto nel silenzio complice – o addirittura dell’approvazione – del personale del carcere. Già nel 2001 Human Rights Watch dava al Texas il triste primato di stato USA nelle cui prigioni avviene il maggior numero di stupri. Sovraffollamento e violenza si combinano a numerose forme di restrizione e limitazione. Un caso tipico è rappresentato dall’impossibilità di telefonare ai propri cari. Il Texas è l’unico stato degli USA che non ha dotato le proprie prigioni di un sistema telefonico pubblico. Di conseguenza, ai detenuti è concessa solamente una telefonata di 5 minuti ogni tre mesi, alla presenza di una guardia che ascolta tutta la conversazione, utilizzando un secondo apparecchio. Anche il cibo è insufficiente. Uno dei sei firmatari ha sottoscritto una dichiarazione giurata secondo la quale, a fronte di una quantità di 2500 calorie al giorno raccomandata dalla stessa direzione carceraria generale del Texas, egli assume – in una giornata tipo – circa 1500 calorie. Come se ciò non bastasse, un’illuminazione artificiale 24 ore su 24, rumori eccessivi, urla, umiliazioni quali essere costretti a spogliarsi di fronte a personale femminile e altre forme di abuso contribuiscono a generare nei detenuti un senso di vergogna, ostilità, paura, rabbia e depressione: sentimenti che accompagnano i detenuti giorno dopo giorno e che rendono molto difficile il loro recupero e la loro restituzione alla vita civile. Come si può pensare che persone sottoposte ad un simile regime non cerchino, una volta uscite di prigione, una rivincita per le sofferenze e le umiliazioni subite? Il regime carcerario texano non è, evidentemente, il risultato di una combinazione casuale di fattori. Brutalità e violenza sono sistematiche, indice di una politica carceraria precisa. Le radici di Abu Ghraib affondano anche in Texas, visto che Lane McCotter, uno dei responsabili della riapertura delle carceri irachene dopo la caduta di Saddam Hussein, aveva in passato amministrato le prigioni di questo stato. Per questa ragione, le notizie provenienti dall’Iraq hanno amareggiato ma non sorpreso i detenuti del Texas. “Noi non tolleriamo questo genere di cose” ha detto il presidente Bush a proposito delle torture e delle violenze sui prigionieri iracheni. Le sue parole non debbono riguardare il paese che egli governa?
Note:

altro articolo di Fabrizio De Rosso pubblicato da peacelink http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_3792.html

altri siti su cui e' possibile leggere della questione:

http://www.cyberspace-inmates.com


http://www.paulrougeau.org/foglio%20118.htm
http://www.prisonactivists.com/forums/index.php/topic,21.msg43#msg43
http://www.hrw.org/prisons/united_states.html
http://amnesty.it/pubblicazioni/rapporto2004/251.php3

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