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La musica che sarà. Nasce l'anti-Mtv

All'orizzonte una programmazione mirata che fungerà da megafono per le iniziative marketing del Gruppo, e che potrà contare sulle «cialtronate» di radio Deejay
24 dicembre 2004 - Francesco Adinolfi
Fonte: Il Manifesto

Già annunciato e strillato oltre sei mesi fa, il progetto Rete A alla fine parte. Indicazioni poche e da poche parti, supposizioni molte. Sarà una rete solo musicale? Sarà una rete musicale con una vocazione al conflitto politico? Cosa sarà? Intanto la domanda più logica: ha senso, da un punto di vista meramente editoriale, investire oggi, nel nostro paese, su un oggetto tanto amato quanto commercialmente ripudiato come la musica? Con settimanali che tornano mensili, e mensili che annaspano? Vista così non avrebbe alcun senso, e poiché i vertici del Gruppo L'Espresso, e in particolare Elemedia - la società che gestisce radio Deejay, radio Capital e m2o - non sembrano avere vocazioni suicide, un senso da qualche parte deve pur esserci. Ad esempio, il completamento della strategia marketing del Gruppo. «È un'operazione efficacissima, un unico software, cioè la musica, spalmato su media diversi: la tv, la carta stampata, le radio e Internet. L'idea è di stabilire un contatto con il pubblico della musica. Le nostre compilation di jazz distribuite in edicola arrivano a vendere fino a 80 mila copie, una cifra inaudita se pensi che parlando proprio di jazz spesso arrivi appena a sfondare il tetto delle 2 mila copie ed è già un successo. L'arrivo di una rete tv completa il quadro dell'offerta musicale integrata», parola di Ernesto Assante, firma storica del giornalismo musicale di Repubblica, nonché tra le menti del progetto Kataweb e di recente autore - con Gino Castaldo - di Blues, jazz, rock, pop. Il Novecento americano (Einaudi), efficace saggio su 100 anni di suoni Usa. Assante c'entra poco con la possibile, nuova incarnazione di Rete A, ma è stato tra i primi, all'interno del Gruppo L'Espresso, a puntare sul rapporto musica e nuovi media. «Kataweb ha evidenziato un nuovo progetto - precisa Assante - la cui efficia è stata però pesantemente limitata dalla discografia tradizionale che ci ha ostacolati, continuando a puntare sul supporto fisico, materiale, sul cd. Tutto questo non ci ha permesso, ad esempio, di far decollare la vendita on-line. Ancora oggi questo atteggiamento persiste. Un esempio folle è il nuovo disco di Biagio Antonacci che costa 10 euro nei negozi, mentre scaricato pezzo per pezzo arriva on-line a 12 euro. In realtà dovrebbe costarne massimo 5. La crisi c'è e molta, ma i discografici non vogliono guardare oltre. E iTunes e l'iPod dimostrano che bisogna puntare su supporti diversi».

Considerazione che ci porta al futuro di Rete A/All music che non va assolutamente considerata un'emittente in quanto tale, ma l'ultimo pezzo, forse il più incisivo, della politica artistico-commerciale fin qui perseguita dal Gruppo. Tenendo conto del progetto Kataweb, di inevitabili, future sinergie con i nuovi media di cui si diceva sopra, del successo in edicola delle iniziative musicali e soprattutto del traino radiofonico di radio Deejay e radio Capital, si capiscono le ragioni intimamente commerciali della nuova acquisizione. Insomma: al target giovanile si arriva in maniera unica e definitiva solo con il megafono finale, il video. Altro che cuneo dell'antiberlusconismo - che per la natura del Gruppo acquirente sarà ben chiaro in strisce di news e spazi caratterizzati; con Elemedia al timone il futuro di Rete A potrà forse assomigliare alla traduzione tv (in chiaro, e questo è un altro punto fondamentale) delle «cialtronate» (autodefinizione) di Radiodeejay, l'emittente più ascoltata in Italia, già rodata in digitale con il suo canale tv, l'unica radio in grado di fare televisione mentre fa radio, cooptando glorie delle spettacolo e producendone di nuove.

E mentre Linus, direttore di radio Deejay, fa sapere di non essere autorizzato a parlare e l'ufficio stampa dell'emittente precisa che «nessuno sa cosa succederà», già si sente odore di una nuova Italia 1 ancora più giovanilista, «lucignolesca» e discotecara. Come vuole il mercato e come il mercato avrà. Con il fronte Capital a tenere duro su quello che il gergo della radiofonica definisce «classic». In tutti i sensi.

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