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Sondaggi

24 giugno 2003 - Daniele Moratto

Tra il 14 e il 18 maggio e' stato realizzato un sondaggio da una societa' del Maryland che ha dato risultati sconcertanti:

1) Un terzo degli intervistati si dice convinto che i pericolosissimi arsenali di armi di distruzione di massa che l'Iraq avrebbe dovuto possedere sono in realta' stati trovati

2) Il 22% ritiene che Saddam abbia usato armi chimiche e biologiche durante la recente Guerra

3) L'84% degli intervistati ritiene che l'Iraq stesse sviluppando un programma per la costruzione di armi nucleari.

Ovviamente nessuna di queste tre cose e' vera o quantomeno provata, ma sono comunque convinzioni espresse da una buona fetta di americani.
D'altra parte ad oggi (sondaggio del 22 giugno) solo il 6% degli americani è a conoscenza che gli USA hanno usato nell'ultimo attacco all'Iraq armi di distruzione di massa, il 10% non sa rispondere, mentre l'84% si dice assolutamente convinto di no. Il risultato delle risposte a questa domanda era scontato (gli Stati Uniti sono i buoni), ma il solo fatto che sia stata posta è molto positivo.
Altre bestialita' emerse dai sondaggi riguarderebbero l'assurda convinzione espressa dal 50% degli americani prima dell'inizio della guerra che tra gli attentatori dell'11 settembre ci fossero anche alcuni iracheni, mentre ora il 55%, nonostante tutte le evidenze, non e' disposto ad ammettere che l'amministrazione Bush abbia esagerato e distorto le prove con cui ha motivato l'invasione dell'Iraq. L'appoggio al Presidente è confermato da un sondaggio del 22 giugno del Washington Post che da il 68% dei più di mille intervistati in tutto il Paese contenti (45% molto contenti) del lavoro di Bush alla Casa Bianca ed il 67% contenti di come è stata gestita la crisi irachena. A questo proposito è stato indotto un cambio di interpretazione sui motivi per cui è stato invaso l'Iraq: si è passati dalla guerra per contrastare la minaccia delle armi di distruzione di massa ad una guerra umanitaria per la liberazione di un popolo oppresso. Così ora il 63% degli americani si dice convinto che non importa se ci fossero o no le armi di distruzione di massa, ma l'aver liberato un popolo oppresso da un regime sanguinario era comunque gia' da sola una motivazione sufficiente per cominciare la guerra. Beata ingenuita'!
Che invidia che deve provare Blair per Bush: a lui gli stanno facendo le pulci per sta stupida storia della guerra all'Iraq, mentre Bush continua a godersi la sua popolarita' ed ad essere considerato dalla sua gente un giusto ed illuminato leader.
Le spiegazioni degli esperti sondaggisti a questo scostamento tra realta' e credenze popolari sarebbe da attribuire certamente alla cieca fiducia verso il proprio governo ed alla sbilanciata visibilita' con cui le notizie vengono servite dai media, ma soprattutto e' data dalla superficialita' con cui gli americani si accostano alle notizie. Per cui magari si ricordano perfettamente dell'annuncio clamoroso del ritrovamento di depositi che potrebbero contenere armi di distruzione di massa, ma non prestano affatto attenzione alle piu' veritiere, ma meno rumorose smentite o rettifiche.
D'altra parte, noi poveri ed ingenui italiani a volte siamo per forza di cose portati a pensare che il nostro presidente del Consiglio sia un povero mentecatto. Quasi ogni giorno le spara cosi' grosse che non si puo' in tutta sincerita' non pensarlo. Ma cosi' facendo sottovalutiamo le sue conoscenze in fatto di pubblicita' e sondaggi. Lui sa benissimo che piu' la spari grossa e piu' fai rumore, piu' la gente ti presta attenzione, indipendentemente da quello che dici. Ma, essendo l'attenzione del pubblico limitata, ci sono buone possibilita' che molte persone perdano interesse al seguito della polemica od alle risposte alle esternazioni e si ricordino solo di quanto detto inizialmente. Tutto questo funziona pero' se all'esternazione si da una sufficiente copertura mediatica, ma in questo Berlusconi non dovrebbe avere grossi problemi.

Concludo con la nota più preoccupante, tratta sempre dal sondaggio del Washington Post del 22 giugno, che lascio non tradotta, così non ci sono dubbi su mie eventuali manipolazioni o interpretazioni partigiane:
Thinking about another country in the region: Would you support or oppose the United States taking military action against Iran to prevent it from developing nuclear weapons?

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