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Testimonianza di un medico di frontiera

Sanità di Frontiera, progetto "I colori del mondo"

Un ambulatorio volontario, gratuito, per gli stranieri senza permesso di soggiorno, a Varese lavora alla luce del sole dal 2009, seguendo i dettami della legge Bossi-Fini, che prima fu Turco-Napolitano
16 giugno 2019

Sanità di Frontiera

Testimonianza di un medico di frontiera

 

Sanità di Frontiera, progetto "I colori del mondo"

 

Un ambulatorio volontario, gratuito, per gli stranieri senza permesso di soggiorno, a Varese lavora alla luce del sole dal 2009, seguendo i dettami della legge Bossi-Fini, che prima fu Turco-Napolitano

 

 

Sanità di Frontiera: Varese, sei sicura di volerla? Di volerla ancora?

 

Perchè questa domanda? Perchè questo ambulatorio volontario, gratuito, per gli stranieri senza permesso di soggiorno, a Varese lavora alla luce del sole dal 2009, seguendo i dettami della legge Bossi-Fini, che prima fu Turco-Napolitano. Il gruppo di volontari, numeroso, allora si raccolse di slancio, sulla spinta di un bel decreto di governo, quello che istituiva il reato di clandestinità, e che inizialmente tentava di obbligare anche i medici alla denuncia dei cosiddetti "irregolari". Poi i nostri statisti si dovettero dare una regolata, sulla base della Costituzione, e l' ipotesi della denuncia cadde miseramente.

Cadde, ma lasciò il segno, come tutte le cose che si dicono, specie se da quel livello; nei sottofondi della mente di ciascuno rimase, e rimane, quella mezza idea, che "si, FORSE quel reato, quell' obbligo, sono ancora vigenti. Chissà, magari ricordo male... Allora mi conviene stare tranquillo, e comportarmi come se lo fossero (ancora vigenti). Chi me lo fa fare di espormi, di rischiare un pochino del mio quieto vivere, per gente che nemmeno conosco? E allora, se me ne capita il caso, se sul lavoro, o sul bus, o nel condominio mi si presenta  uno di questi io gli dico di NO a prescindere, come minimo, qualsiasi cosa chieda. Se poi mi sento un po' meno tranquillo gli dico anche di tornare a casa sua.”

Di strada nel frattempo ne abbiamo fatta. Subito vi fu un accordo con l' Ospedale di Circolo, che ci riconobbe come interlocutori e come possibile elemento di sollievo per il suo grande lavoro, grazie al filtro ed alla continuità che potevamo dare alla cura di tanti che fino ad allora potevano solo andare al Pronto Soccorso.

Più tardi, grazie al supporto fattivo delle forze sociali e delle associazioni che da subito ci sostennero (Sindacati, ACLI, e vari altri), ottenemmo un accordo con l' ASL di Varese (ora ATS Varese-Como) che ci concesse a titolo sperimentale l'uso del ricettario regionale (la "ricetta rossa") strumento fondamentale per il nostro lavoro "istituzionale".

 

 

Di recente si sono affacciate alcune difficoltà:

  • la crescente "ansia di diniego", che porta sempre più spesso gli operatori della sanità, medici, infermieri, amministrativi, un po' tutti, a negare l'accesso alle cure ai pazienti da noi visitati e bisognosi di approfondimenti e cure "urgenti o "essenziali" o "continuative", come recita la legge. Arbìtri grandi e piccoli, talora basati su malintesi e sulle difficoltà di lingua e di differenza  culturale, ma talora meno giustificabili, specie da parte di chi cura persone; abbiamo l' impressione che gli ospedali pubblici, su cui grava la grandissima parte dell' onere della diagnosi, della cura e della riabilitazione, già messi in crisi dalla crescente opzione politica verso il privato assistito, e forse anche risentendo del clima generale negativo verso gli stranieri, stiano opponendo sempre più rifiuti a quanti di loro, ammalatisi, vi si rivolgono; 
  • l' emanazione, da parte del governo Conte, dell' ennesimo "decreto sicurezza" -ma stavolta particolarmente truce- che già si fa sentire come una pesante cappa, in sè sufficiente a peggiorare di molto la situazione per tutti coloro che, per incarico istituzionale o a titolo volontario, si occupano (e dovranno comunque continuare ad occuparsi) dell' assistenza alle persone prive del permesso di soggiorno. Persone che aumenteranno numericamente (si sono lette varie stime, concordemente pessimiste) e presenteranno problemi aumentati, sanitari ma anche di ogni altro genere.

 

Ecco quindi tornare la domanda che rivolgiamo ai cittadini varesini ed ai loro rappresentanti, istituzioni, associazioni: di fronte alle prevedibili maggiori difficoltà noi, che quotidianamente già ci troviamo ad affrontarle -e sempre con pochi mezzi-, possiamo, vogliamo continuare a farlo, difendendo la nostra ed altrui dignità, organizzandoci meglio, relazionandoci di più, collaborando più fattivamente?

 

POST SCRIPTUM

Questa domanda è stata posta, di fronte ad un attento pubblico, sabato 6 aprile ai rappresentanti delle istituzioni, delle forze sociali, delle associazioni della società civile varesina in occasione della festa per i dieci anni dell' ambulatorio Sanità di Frontiera (tenutasi presso le ACLI di Varese). La nostra impressione, per la partecipazione degli invitati e per il tenore delle loro affermazioni, è che si, vi sia ora a Varese un clima che permetterà al nostro ambulatorio di continuare serenamente, e forse anche di crescere, ma soprattutto che vi sia consapevolezza della difficoltà del momento e della necessità di conoscersi e di interagire più continuativamente ed in profondità.

 

Filippo Bianchetti, a nome del gruppo dei volontari Sanità di Frontiera, progetto "I colori del mondo"

 

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