Il caso Almasri e l’ambiguità delle relazioni tra Italia e Libia
È stato scarcerato Njeem Osama Elmasry, noto come Almasri, il capo della polizia giudiziaria libica, arrestato domenica su mandato della Corte Penale Internazionale (CPI) per crimini di guerra. Al momento del rilascio si trovava detenuto a Torino.
Un "errore procedurale"
L’arresto non è stato convalidato dall’autorità giudiziaria italiana a causa di un presunto errore procedurale. La mancata comunicazione preliminare con il Ministero della Giustizia, richiesta in casi così delicati, ha portato la Corte d’Appello di Roma a disporre la scarcerazione immediata di Almasri. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva dichiarato di valutare l’invio degli atti alla Procura generale di Roma, ma la decisione è arrivata troppo tardi: Almasri è stato espulso su provvedimento del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e ha fatto ritorno in Libia con un volo.
Un ritorno in libertà grottesco

Almasri, accusato di torture, crimini di guerra e abusi sistematici sui migranti nei centri di detenzione libici, ha lasciato l’Italia nonostante fosse ricercato dalla CPI. Le autorità libiche hanno definito il suo arresto "arbitrario", ottenendo di fatto la sua liberazione. Questo epilogo paradossale mette in luce l’ambiguità delle relazioni tra Italia e Libia.
La questione migranti e le ombre del sistema
Almasri ha avuto un ruolo chiave nella gestione dei migranti, dirigendo la prigione di Mitiga, luogo di torture e detenzioni disumane. L'Italia, nel suo tentativo di frenare i flussi migratori, ha finanziato e supportato operazioni della Guardia costiera libica, collaborando con figure come Almasri. Questo ha consolidato un sistema di abusi nei centri di detenzione, dove migliaia di persone hanno subito violenze, torture e vessazioni.
La scarcerazione di Almasri non è solo un fallimento giudiziario, ma anche un simbolo grottesco di un sistema che, mentre cerca di frenare l'immigrazione, si compromette con figure accusate dei peggiori crimini contro l'umanità.
Articoli correlati
Helsinki chiude le porte, Madrid le apreMigranti, due Europe a confronto
Mentre la Spagna sceglie di regolarizzare mezzo milione di migranti, la Finlandia risponde con muri, hub di rimpatrio e un contributo in denaro al posto della solidarietà. Due visioni del mondo inconciliabili.5 marzo 2026 - Redazione PeaceLink
PeaceLink invita a votare NO al referendum costituzionaleLa giudice che ha detto no al decreto del Governo
C'è una figura che ha incarnato il significato più alto della difesa della Costituzione, irritando non poco il Governo. È Roberta Marra, giudice di Brindisi. Ha rimesso alla Consulta il decreto Piantedosi che aveva fermato la nave di soccorso migranti Ocean Viking26 febbraio 2026 - Redazione PeaceLink
La vicenda Sea Watch ricorda quella dell'ILVA di TarantoLa priorità dimenticata: salvare vite umane
In questi anni vi è stato un conflitto istituzionale che ha evidenziato quanto sia dannoso mettere la tutela degli esseri umani al secondo posto. Per Sea Watch e per ILVA i magistrati sono dovuti intervenire. Al referendum costituzionale invitiamo a votare NO per difendere la magistratura.22 febbraio 2026 - Redazione PeaceLink
La decisione del Tribunale di PalermoL’organizzazione Sea-Watch dovrà essere risarcita dallo Stato italiano per il fermo della nave
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha definito la decisione “assurda” e ha criticato l’operato dei magistrati, sostenendo che lo Stato sia stato ingiustamente condannato a risarcire la ONG. La polemica sta alimentando l'attenzione per il referendum costituzionale.21 febbraio 2026 - Redazione PeaceLink
Sociale.network