Una convergenza politica inquietante

Migranti, l'alleanza fra la destra italiana e la socialdemocrazia danese

L'attacco all'Iran e al Libano sta generando un flusso migratorio. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha promosso, insieme alla premier danese socialdemocratica Mette Frederiksen, un incontro per il contenimento dell'ondata di rifugiati. Preoccupazione di Amnesty International e HRW.
19 marzo 2026
Redazione PeaceLink

Giorgia Meloni

A margine dell’odierno vertice europeo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha promosso, insieme alla premier danese socialdemocratica Mette Frederiksen, un incontro informale tra quindici Paesi UE per affrontare il tema delle migrazioni alla luce della crisi in Medio Oriente. Il messaggio è chiaro: evitare che arrivino in Europa le vittime della guerra in Medio Oriente. E che esercitino i loro diritti ad essere accolti, sulla base della Convenzione di Ginevra del 1951.

Chi fugge da una guerra ha diritto alla protezione internazionale (rifugiato o protezione sussidiaria), al non respingimento verso zone pericolose e all'assistenza umanitaria di base. In Italia e UE, questo include un permesso di soggiorno, accesso a lavoro, alloggio, assistenza sanitaria, istruzione e protezione per i minori.
Tutto ciò genera tuttavia un atteggiamento di chiusura - nel caso di questa guerra in corso - in alcuni governi europei.

E tale chiusura europea suscita preoccupazioni che vengono espresse da Amnesty International e Human Rights Watch.

Una convergenza politica inquietante

Colpisce innanzitutto la convergenza tra la destra italiana, rappresentata dalla Meloni, e la socialdemocrazia danese di governo. Si tratta di un’alleanza trasversale che segnala uno slittamento culturale profondo: la progressiva normalizzazione di una visione difensiva e non solidale verso le migrazioni.

Questa convergenza non nasce dal nulla. Negli ultimi anni, diversi governi europei – indipendentemente dal colore politico – hanno adottato politiche che puntano a esternalizzare la gestione dei flussi migratori, delegandola a Paesi terzi. Il risultato è una progressiva erosione del diritto d’asilo così come sancito dalla Convenzione di Ginevra.

“Aiutarli a casa loro” o tenerli lontani?

La proposta di assistere i rifugiati nei Paesi dell’area dove sono in difficoltà viene spesso presentata come una soluzione umanitaria. Tuttavia, Amnesty International e Human Rights Watch mettono in guardia da questo approccio quando diventa uno strumento per impedire alle persone di accedere al territorio europeo.

Il problema non è aiutare nei Paesi vicini ai conflitti – cosa giusta e necessaria – ma farlo in sostituzione, e non in integrazione, del diritto a chiedere asilo in Europa. In molti casi non si offrono garanzie adeguate in termini di diritti umani, protezione legale e condizioni di vita dignitose.

Si crea così una zona grigia in cui le persone in fuga vengono di fatto bloccate lontano dall’Europa, senza reali possibilità di tutela.

Il doppio standard europeo

Il punto più critico riguarda però il confronto con quanto accaduto nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina. In quel caso, l’Unione Europea attivò rapidamente meccanismi di protezione, accogliendo milioni di profughi con procedure semplificate e un forte slancio solidale.

Oggi, di fronte a persone che fuggono da altre guerre – anch’esse segnate da violenze e distruzioni – il linguaggio e le politiche cambiano radicalmente. Si parla di “contenimento”.

Questo doppio standard solleva interrogativi profondi: perché alcune vite vengono accolte e altre respinte? Perché la solidarietà è selettiva? Quali criteri guidano davvero le scelte europee?

Una guerra ignorata, profughi invisibili

Nel caso attuale, pesa anche l’assenza di una chiara e unitaria condanna europea dell'aggressione militare all'Iran e al Libano. Qui le dinamiche di guerra generano nuovi flussi di profughi che vengono "tenuti alla larga" dall'Europa

Eppure, il diritto internazionale non distingue tra rifugiati “più meritevoli” (gli ucraini) e “meno meritevoli” (i mediorientali). La protezione dovrebbe essere garantita a chiunque fugga da guerra, persecuzioni o violenze sistematiche.

Rimettere al centro i diritti

Le posizioni di Amnesty International e Human Rights Watch richiamano l’Europa alle proprie responsabilità:
non si tratta solo di gestire flussi, ma di rispettare diritti fondamentali e le convenzioni internazionali.

Un approccio coerente dovrebbe includere canali legali e sicuri di accesso all’asilo, equa distribuzione delle responsabilità tra gli Stati membri e sostegno ai Paesi di primo approdo, senza scaricare su di essi l’intero peso del problema.

Soprattutto, servirebbe una scelta politica chiara: considerare i migranti non come un problema da contenere, ma come persone da proteggere.

Una socialdemocrazia senza solidarietà umana

La convergenza tra governi politicamente diversi rischia di segnare un arretramento etico per la socialdemocrazia europea che con Palme e Brandt era diventata un riferimento autorevole per la pace e la solidarietà internazionale. Era una sinistra "dal volto umano".

Oggi assistiamo a svolte identitarie sui principi ispiratori della politica che un tempo ispirava il cambiamento verso l'uguaglianza e i diritti.

Le ciniche scelte intraprese dalla premier socialdemocratica danese Mette Frederiksen segnano purtroppo - lo dobbiamo constatare con tristezza - un arretramento pauroso, prima di tutto, sul terreno della solidarietà umana

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