La giudice che ha detto no al decreto del Governo
Il coraggio di una giudice e la difesa della Costituzione: l'insegnamento di Roberta Marra per il voto del 22-23 marzo
C'è una figura che in questi mesi ha incarnato, con il rigore del suo ruolo, il significato più alto della difesa della Costituzione, irritando non poco il Governo. È Roberta Marra, giudice del Tribunale di Brindisi. Il suo atto di coraggio, il rimettere alla Consulta il decreto Piantedosi che disciplina i soccorsi ai migranti, ci consegna una lezione preziosa in vista del referendum del 22-23 marzo: la Costituzione non è un impiccio da aggirare, ma l'argine che protegge i diritti fondamentali e l'equilibrio tra i poteri. E oggi, quel baluardo rischia di essere indebolito.
La giudice che ha detto no al decreto del Governo
Sarebbe stato facile per la giudice adeguarsi, applicare meccanicamente la legge e lasciare che la nave restasse ferma in porto. Invece, Roberta Marra ha scavato più a fondo. Ha guardato alla sostanza, non solo alla forma. E ha visto che quella legge, nella sua applicazione, urtava contro i principi fondamentali della nostra Carta costituzionale e del diritto internazionale .
Quali erano i nodi sollevati dalla giudice? Tre, in particolare, hanno fatto tremare l'architrave del decreto :
- La sanzione automatica: il decreto prevedeva un fermo fisso di 20 giorni per tutte le navi, senza possibilità di graduare la pena in base all'effettiva gravità della violazione. Questo viola il principio di proporzionalità della sanzione, un cardine del nostro ordinamento .
- L'autorità incompetente: la sanzione scattava in base agli ordini impartiti dalla cd. Guardia costiera libica. La giudice Marra ha sollevato il dubbio: è legittimo che l'Italia sanzioni qualcuno per aver disobbedito a un'autorità non italiana, su cui peraltro gravano pesanti ombre per il coinvolgimento in attività di traffico e maltrattamenti?
- L'obbligo di salvataggio: imporre alle navi di obbedire a ordini che di fatto impediscono il soccorso mette in mora la Convenzione di Amburgo, che obbliga gli stati a prestare assistenza a chiunque sia in pericolo in mare. In sostanza, il decreto costringeva le ong a scegliere tra il diritto internazionale e la legge italiana .
La risposta della Corte Costituzionale, nel luglio 2025, ha dato ragione alla giudice di Brindisi. La Consulta ha "fatto a pezzi" il decreto Piantedosi, stabilendo un principio destinato a fare storia: *"Non è vincolante un ordine che conduca a violare il primario obbligo di salvataggio della vita umana"* . La Corte ha affermato che i capitani delle navi non solo possono, ma devono disobbedire a ordini illegittimi, se questi mettono a repentaglio la vita umana .
Un filo rosso che porta al referendum
La vicenda della giudice Marra non è solo una pagina di cronaca giudiziaria. È un insegnamento politico e civile. Ci mostra cosa significa avere una Costituzione e un sistema di controlli (come la Corte Costituzionale) in grado di rimediare agli eccessi del legislatore. Ci mostra il valore di una magistratura indipendente, capace di opporsi al potere politico quando questo sfora i limiti costituzionali.
Oggi, a distanza di pochi mesi, siamo chiamati a esprimere un voto che incide profondamente su questo equilibrio. Il 22 e 23 marzo 2026 si vota il referendum sulla riforma della giustizia, la cosiddetta "riforma Nordio" .
Saremo chiamati a pronunciarci su questioni rilevanti. Vediamole.
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Indipendenza vs. controllo: la giudice Marra ha potuto sollevare la questione perché appartiene a un ordine giudiziario autonomo e indipendente da ogni altro potere (art. 104 Cost.). La riforma Nordio, sdoppia il CSM, creando un organo per giudici e uno per pm . Questo non è solo un dettaglio tecnico. Come sottolineano i comitati per il No, spezzare l'unità della magistratura e indebolire il suo autogoverno rende più facile, per il potere esecutivo, condizionarla .
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Il sorteggio dei "rappresentanti": oggi i membri del CSM sono eletti. Con la riforma, i componenti togati verrebbero estratti a sorte . Questo viene presentato come una lotta alle correnti. Ma in realtà, come osserva l'ANPI, togliere ai magistrati il diritto di scegliere i propri rappresentanti li priva di uno strumento democratico fondamentale e li espone al rischio di essere governati dal caso. Un magistrato come Roberta Marra, nel nuovo sistema, avrebbe alle spalle un organo di autogoverno più debole e frammentato.
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L'Alta Corte disciplinare: la riforma istituisce un'Alta Corte disciplinare separata, sottraendo la gestione delle carriere ai CSM. Il timore, espresso da più parti, è che questo organismo possa diventare uno strumento nelle mani della politica per "disciplinare" i magistrati scomodi, quelli che, appunto, osano mettere in discussione le leggi del governo .
Perché votare No? Per difendere il "coraggio" istituzionale
Votare No a questo referendum non significa essere contrari a ogni riforma della giustizia. Significa opporsi a una riforma che, come ha dichiarato il Comitato per il No, *"non risolve i problemi della giustizia (tempi lunghi, carenza di personale), ma tendenzialmente punta in ultima analisi ad assoggettare la magistratura alla politica"* .
Votare No alla modifica della Costituzione significa difendere l'eredità dei padri costituenti, che hanno voluto la magistratura come un ordine autonomo, terzo, capace di controllare la legalità dell'operato del governo. La giudice Marra ha potuto fare il suo lavoro grazie a quella Costituzione.
Se passa la riforma, il messaggio che si manda è che la Costituzione può essere piegata agli interessi di chi governa. Diventerà un test generale di prova per future modifiche costituzionali se il governo lo decide. Disobbedire a ordini illegittimi (come quelli libici) potrà costare caro a un giudice che non ha più le spalle coperte da un CSM forte e indipendente.
Votare No, il 22 e 23 marzo, è un modo per dire: difendiamo giudici come Roberta Marra. Vogliamo magistrati che non abbiano paura di rimettere alla Consulta le leggi ingiuste. Anche quelle salva Ilva. Vogliamo una Costituzione che continui a funzionare da argine, non una Carta di comodo che la politica possa riscrivere quando le fa ombra.
Il coraggio di una giudice di Brindisi ci ha restituito un principio fondamentale: in mare, come nei tribunali, come nelle urne, la priorità è sempre la difesa della vita, della dignità umana e della legalità costituzionale. Quel coraggio, ora, dobbiamo farlo nostro.
PeaceLink invita a votare NO al referendum del 22-23 marzo 2026, per difendere l'indipendenza della magistratura, la separazione dei poteri e la Costituzione nata dalla Resistenza.
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