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    20 agosto 2004 - Dott. Roberta Arena

Ruanda: situazione interna e rapporti esteri

Il presidente Kagame continua ad applicare una politica aperta verso l’estero, con iniziative volte alla cooperazione con altri paesi, e con una politica interna caratterizzata da un accentramento dei poteri verso la sua persona.
21 aprile 2005 - Massimo Donato

Ruanda: a due anni dalle elezioni a che punto siamo?

Paul Kagame nel 2003 si è imposto sulla scena politica ruandese con oltre il 90% delle preferenze, dimostrando di aver saputo indirizzare l’ interesse del popolo verso un definitivo processo di democratizzazione dopo anni di conflitto. Il presidente continua ad applicare una politica aperta verso l’estero, con iniziative volte alla cooperazione con altri paesi, e con una politica interna caratterizzata da un accentramento dei poteri verso la sua persona.

Kagame e il suo sempre più graduale accentramento del potere:

La situazione politica interna del Ruanda è esemplificativa nel mostrare quanto sia preponderante il potere del partito di Paul Kagame; infatti,il risultato delle scorse elezioni del 25 agosto 2003 (95.55% delle preferenze) ha garantito una netta predominanza nei confronti di tutti gli altri partiti politici, che sebbene numerosi non hanno ricevuto particolare attenzione da parte dei ruandesi (infatti il partito in opposizione a quello di Kagame, che ha raggiunto la percentuale più alta ha appena sfiorato il 12.3%).
Obbiettivi portati avanti dal FPR( Front Patriotique Rwandais, di cui Kagame è il leader) sono stati quelli di costruire un “ nuovo Ruanda”, una nazione che nelle relazioni internazionali sia forte e , che possa far valere la sua voce e che al suo interno sia unita e compatta. Questa visione portata avanti dal leader del FPR può essere interpretata come una conseguenza della necessità per il paese di fare innanzitutto chiarezza sul genocidio del ’94, e poi come dimostrazione di uno stato che mantiene la forza dal punto di vista economico e politico, dopo anni di guerra civile. In questi anni Kagame ha dimostrato una certa capacità nel creare nuove speranze per la popolazione e nello stesso tempo adempire agli obiettivi fissati.
Il primo problema da affrontare consiste nella ricostruzione del Ruanda , un paese che, uscendo dalla guerra, necessita di una ricostruzione completa per quanto riguarda l’ organizzazione politica che per quella economica. I nuovi valori che il neo presidente ha affermato di voler trasmettere ai cittadini: lavoro, proprietà, puntualità, sobrietà non sono altro che il riflesso dell’ immagine che Kagame vuole dare di se stesso e quindi del “nuovo Ruanda”. Il leader del FPR,infatti viene accusato da più parti di aver strumentalizzato il genocidio del ’94 per screditare l’ opposizione e per accentrare su di se i poteri, mentre egli stesso sostiene che queste accuse non solo sarebbero false, ma discrediterebbero gli sforzi compiuti per risollevare il paese.
Tra le priorità del governo vi è quella di creare una unità di intenti tra tutte le forze politiche ruandesi e dare alla popolazione la possibilità di una convivenza pacifica. Ricordiamoci che la popolazione, all’ incirca 7,8 milioni di persone, è principalmente divisa in due grandi etnie, gli Hutu e i Tutsi che sono state rivali nello scoppio della guerra civile del ’94. Un passo importante intrapreso da Kagame verso la strada della democrazia è stata la costante collaborazione al progetto dot-ORG, il quale ha come fine quello di dotare il Ruanda di un sistema computerizzato per il calcolo dei voti. A tale progetto ha collaborato la commissione per il sistema elettorale nazionale (NEC), la quale ha creato un database centrale che dovrebbe garantire tramite dei computer locali la registrazione di tutta la popolazione. Verranno distribuiti anche delle tessere magnetiche che serviranno come delle vere e proprie carte di identità attraverso le quali i cittadini potranno esercitare il diritto di voto nel periodo delle elezioni. Questo sistema è stato creato per ovviare al problema delle frodi nel calcolo dei voti e per dare la possibilità a tutti i 3.9 milioni di ruandesi aventi diritto di partecipare alle elezioni. E' chiaro che un lavoro molto importante sarà quello svolto dai database locali, i quali dovranno registrare coloro che vivono in villaggi estremamente lontani dalla capitale, andando così a prevenire la loro esclusione. Bisogna ricordare che nelle elezioni precedenti non vi erano sistemi moderni per il calcolo dei voti o per l’ inclusione di tutte le fasce della popolazione e il governo spera, con tali mezzi di dimostrare il progresso compiuto verso un sempre più alto livello di democrazia partecipativa. Mr. Pierre Damien Habumuremyi, segretario del NEC, pensando al vecchio sistema per il calcolo dei voti ha affermato che “ il peggior momento era il ricevere migliaia di fogli da ogni parte del paese e di inserirli poi all’ interno del computer, commettendo, involontariamente, errori di doppi inserimenti e di mancanze di registrazione.”
Problema collegato alle elezioni sarà il rimpatrio di migliaia di profughi, scappati dal paese nel momento in cui infuriava la guerra. Questo è una situazione molto delicata perché non solo la gestione del rientro sarà osservata da organizzazioni internazionali che veglieranno sulle modalità, ma anche la comunità internazionale è preoccupata e interessata a tale evento, anche perché la disponibilità alla cooperazione economica, politica e di sostegno allo sviluppo con il Ruanda da parte dei paesi che fanno parte dell’ ONU sarà notevolmente influenzata dalla gestione degli aiuti per il rientro di tali rifugiati. Per il neo presidente queste persone costituiscono, quindi, la cartina tornasole della politica interna ruandese; essi porteranno nuove problematiche sotto molteplici punti di vista, non ultimo quelli dell’ assistenza sanitaria e dell’ integrazione di persone che per anni hanno vissuto in condizioni pessime e presumibilmente fiduciosi che con la fine delle ostilità il loro livello di benessere potesse migliorare. Sebbene gli “occhi” della comunità internazionale siano puntati sulla fiducia data dai ruandesi a Kagame, in realtà si teme che non sarà possibile monitorare efficacemente sull’ operato del neopresidente; infatti il governo non sembra intenzionato a dare la possibilità agli osservatori internazionali di indagare precisamente sulle nuove forme di partecipazione democratica, né sui reali progetti di aiuto alla popolazione. Basti pensare che la maggior parte di questa rimane al di sotto della soglia di povertà. Anche i partiti politici opposti al FPR, hanno grosse difficoltà ad organizzarsi in comizi pubblici, o a contrastare democraticamente l’azione governativa, questo a causa dello sforzo di kagame nel voler contrastare le voci di dissenso alle sue politiche con la scusa dell’ unità nazionale e della fase di transizione che non concederebbe margini alla indecisione politica.

Ruanda e collaborazioni internazionali

Il presidente eletto nell’ agosto 2003 dal popolo ruandese, Paul Kagame, principale esponente politico del partito del Fronte Patriottico Ruandese (FPR) sta tentando con ogni sforzo di stabilire delle relazioni diplomatiche con gli altri stati africani, in particolare con quelli che si affacciano sul grande Lago Vittoria. Fuori dall’area geografica dei grandi laghi il Sudan rimane per Kagame un’ importante zona strategica; infatti sotto l’egida dell’ OUA ( Organizzazione dell’ Unità Africana), organizzazione che raggruppa la maggior parte degli stati africani e che ha come obbiettivo non solo la collaborazione con le Nazioni Unite ma anche una più stretta unione di intenti tra tutti gli stati dell’ Africa (pensiero sempre presente nella mente di tutti i più grandi pensatori africani), il Ruanda ha inviato una parte delle sue truppe nella ormai sempre più drammatica situazione di conflitto nel Darfur; Kagame ha voluto portare nel suo incontro con il presidente sudanese Omar Hassan el Beshir l’ omaggio del popolo ruandese e si è fatto portavoce del desiderio del popolo africano di interventi più decisivi da parte dell’ ONU nei conflitti africani. A proposito sono stati fatti dei riferimenti alla guerra civile del 1994, in cui la Comunità Internazionale era stata accusata di essersi interessata alla questione.Ponendo come obiettivo quello di avere delle relazioni più forti con Khartoum i due presidenti sono arrivati alla firma di un trattato di collaborazione che dovrebbe creare strutture e intese per contrastare le scorribande di predoni arabi( Janjaweed) che stanno decimando la popolazione di fede cristiana.
Il presidente Ruandese inoltre, sempre riferendosi alla mai assopita polemica sul genocidio del 1994, ha manifestato l’ intento di voler creare una commissione che indaghi sulle vere responsabilità della Francia in quei drammatici anni. Parigi, dal canto suo, non vuole essere screditata a livello internazionale, soprattutto essere cosi pesantemente accusata in una crisi grave come quella del ’94. Lo scorso mese cosi si è raggiunta un’ intesa tra le due parti; infatti Parigi e Kigali lavoreranno insieme per far definitivamente luce su ciò che veramente accadde e per raccogliere maggiori informazioni possibili su coloro che compirono tali atrocità. La Francia fino ad ora ha sempre negato un suo coinvolgimento e una commissione di inchiesta parlamentare creata nel 1998 dall’ Assemblee Generale ha ammesso che furono commessi “ errori strategici” da parte dei francesi. Come ha dimostrato l’ incidente diplomatico dello scorso aprile nel quale, durante l’anniversario della strage, la Francia è stata pesantemente attaccata da parte di ministri ruandesi, è evidente che Parigi difficilmente accetterà la piena responsabilità per ciò che è avvenuto nel ’94, mentre sarà più probabile avere dichiarazioni molto più tiepide sul coinvolgimento francese. Questo esito naturalmente non soddisferà Kagame il quale sta cercando di costruire un identità nazionale sulle rovine del genocidio ancora impresso nel popolo ruandese. Con l’ obbiettivo di una cooperazione sul piano economico, ma anche politico con i paesi che hanno ai loro confini le sponde del lago Vittoria Kigali ha voluto organizzare un meeting, che si e svolto il 18 febbraio 2005. Questa riunione è scaturita in seguito agli accordi di Dar Es Salaam nel quale si è posto come principale obbiettivo comune crescita economica dell’area. Questo tipo di riunioni intergovernative dimostrano una propensione verso la collaborazione dopo che per diversi anni questi stati sono rimasti coinvolti in guerre etniche e di conquista di potere. Per esempio il Ruanda ha invaso due volte il Congo, con l’ appoggio del Burundi e dell’ Uganda e nel quale morirono 3.3 milioni di persone. Ma questa è solo una delle tante guerre che proseguono da anni in Africa e delle quali l’occidente sembra non accorgersi.
Come di consueto, anche da questa conferenza sono venuti fuori punti di forte disaccordo tra gli stati e obiettivi comuni da raggiungere, è per questo i presidenti riuniti nella conferenza dei Grandi Laghi hanno deciso di adottare una serie di protocolli e programmi con titoli molto promettenti come pace e sicurezza, democrazia e buon governo, sviluppo economico e integrazione regionale e infine priorità sociali e umanitarie. A dimostrazione dell’ impegno verso una definitiva stabilizzazione vi è stata una conferenza in America, alla quale hanno partecipato i ministri degli esteri della RDC ( Repubblica Democratica del Congo), dell’ Uganda e del Ruanda alla quale hanno fatto seguito una serie di dichiarazione e di intenti, come quella del Ministro congolese per la cooperazione regionale Mbusa Nyamwisi, il quale dichiarava di essere ottimista riguardo le relazioni tra il suo paese e il Ruanda

Crescita ecomica o dipendenza dai capitali stranieri?

L’apparato economico del Ruanda non è sviluppato, infatti il paese basa la sua economia soprattutto sul settore primario. L’economia e fondamentalmente rurale e questo lascia poco spazio alle possibilità di crescita delle poche industrie presenti sul territorio. Bisogna anche considerare che il paese è appena uscito da una situazione di guerra che ha distrutto i settori produttivi del paese. La sfida lanciata da Paul Kagame è quella di indirizzare il paese verso uno sviluppo economico simile a quello delle tigri asiatiche. Il governo ha lanciato dei nuovi piani di stabilizzazione che devono sostenere una situazione fortemente dipendente dagli aiuti internazionali. Non a caso il FMI (Fondo Monetario Internazionale) ha dato vita a piani di cooperazione con il paese; l’ organizzazione però richiede che il paese faccia uno sforzo verso politiche volte alla liberalizzazione degli apparati più importanti, col rischio di impoverire i settori pubblici che non verrebbero più finanziati dallo stato. Molte ONG criminalizzano queste operazioni in quanto privatizzando i beni essenziali quali per esempio l’accesso all’acqua potabile, si esclude migliaia di persone dalla possibilità di usufruirne.
Attualmente esistono forme di aiuto date dallo stato per garantire un minimo di assistenza sanitaria soprattutto per quello che riguarda la campagna per la prevenzione del virus HIV ( malattia che miete milioni di vittime) e per l’abbassamento delle condizioni di vita della popolazione. Grazie agli aiuti internazionali si è avuto un abbassamento dell’ inflazione dal 50 % stimata nel 1995 al 2 % del 2002 mentre adesso si calcola che si aggiri intorno al 7%. Queste forme di aiuto hanno anche permesso al deficit interno, che si aggirava intorno al 12.2% di diminuire grazie proprio alla quantità di capitale proveniente da creditori esteri. Questo sostentamento non è uguale per ogni settore, infatti è stata soprattutto l’ agricoltura la maggiore beneficiaria di tali politiche, a scapito dei settori manifatturiero e del commercio. Il governo spera che per quei settori che non sono stati coinvolti dallo sviluppo, ci possano essere altre forme di aiuti internazionali forniti o da Org. Int. oppure da parte di creditori stranieri. Kigali sa bene che questa cooperazione non può durare ancora molti anni, ed e per questo che sta migliorando il sistema finanziario interno. Il settore in crescita è quello delle esportazioni, il governo prevede un aumento da 55milioni di $ a 60milioni di $ per il 2010, e questo grazie alle esportazioni dei principali prodotti nazionali (caffè, barbabietola da zucchero, noci di cocco).

Conclusioni

La sfida di kagame si svolge quindi su più settori: a livello internazionale dimostrare che il paese si e definitivamente ristabilito e che può mirare a una cooperazione con i più importanti stati della comunità internazionale. Si vuole inoltre dimostrare una certa fermezza nel condannare i colpevoli di genocidio, evidenziando così la volontà di affrontare un cammino democratico. Kigali sta cercando anche una collocazione nella politica regionale africana, instaurando nuove relazioni non solo con il Sudan, ma anche con la RDC e l’ Uganda; Anche a livello interno Kagame cerca di portare il paese fuori dalla stagnazione politica che caratterizzava i governi precedenti,
Un problema aperto restano sono i mezzi scelti per portare a termine tali risultati, si ricordi che il Ruanda non dimostra una piena collaborazione con le più importanti organizzazioni internazionali quali Amnesty International o Human Right Watch. Basti solo pensare alle limitate possibilità per i partiti politici opposti al presidente per capire la fragile democrazia ruandese. P.Kagame ha molto puntato sul rapporto democrazia-sviluppo economico, binomio molto difficile da sostenere soprattutto quando il Ruanda basa la sua crescita economica sugli aiuti internazionali, che se da una parte possono migliorare le condizioni sociali dall’ altra rischiano di far aumentare nel futuro la dipendenza dal capitale straniero.

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