Pace

Lista Pace

Archivio pubblico

L'opinione

Ong e Afghanistan, le occasioni perdute

26 luglio 2006
Giulio Marcon
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

Il parere di una parte minoritaria del mondo delle Ong italiane a favore della presenza dei militari italiani sotto il cappello Isaf in Afghanistan, con la motivazione che questo aiuta l'intervento umanitario sul campo, è una posizione sbagliata e contraddittoria, e anche un po' inaspettata.
Sbagliata perché in Afghanistan c'è stata una guerra, fatta o appoggiata da quei paesi che hanno truppe sul campo in due missioni (Enduring Freedom e Isaf) che si sovrappongono e che si intrecciano nella catena di comando: le organizzazioni umanitarie -pena la perdita della loro credibilità- non devono mai invocare l'aiuto di truppe militari di guerra e di parte a sostegno della loro azione. E' un principio che altre Ong non meno importanti (da Un Ponte per... a Ics, da Emergency a Msf, dal Cric a Terre des Hommes, ecc.) hanno invece rivendicato nei mesi scorsi in un documento unitario, dal titolo «umanitario non militare». In questo senso la posizione assunta da una parte delle Ong è, purtroppo, in evidente controtendenza con il ripensamento (auto)critico presente in larga parte del mondo umanitario internazionale che, dal Kosovo in poi, ha ben imparato dai rischi di strumentalizzazione militare.
Contraddittoria perché mentre si appoggia la presenza delle truppe militari in Afghanistan, si plaude al ritiro dei soldati dall'Iraq: due comportamenti diversi per situazioni assai simili. D'altronde già nel 1999, una parte di quelle stesse Ong appoggiò la Missione Arcobaleno, cioè una missione di aiuti strettamente intrecciata con la «guerra umanitaria» della Nato, cui partecipò il governo italiano. Da allora in una parte del mondo delle Ong, si sono alternate posizioni contrarie alla collaborazione con i militari (in guerra) ad altre più possibiliste, fino a chi ha teorizzato la necessità di una effettiva collaborazione (e l'ha praticata in Iraq).
Inaspettata perché solo qualche giorno fa esponenti autorevoli dell'Associazione delle Ong avevano -durante un'iniziativa promossa dall'Agi, riportata anche dal manifesto- manifestato con una certa vivacità la loro contrarietà alla commistione tra azione umanitaria e militare. Nel giro di poche ore, di fronte al voto del Parlamento sull'Afghanistan, questa commistione sembra invece da apprezzare e da difendere. Un (nuovo) cambio di posizione rapido ed estemporaneo.
Non è qui in discussione il giudizio sulla posizione della maggioranza parlamentare e delle mediazioni raggiunte che pongono fine all'avventura irachena e fanno «riduzione del danno» sulla missione in Afghanistan. Sta di fatto che il governo italiano ha comunque disgiunto per l'Afghanistan la parte umanitaria da quella militare mentre dal Ministero degli Esteri confermano, che l'Italia uscirà a breve dall'esperienza militar-umanitaria dei Prt (Provincial Reconstruction Team). Non si capisce perché, allora, ci sia la necessità di questa deriva realpolitica -nascosta dietro una cortina fumogena di idealismo umanitario- di una parte del mondo non governativo che invece avrebbe del tutto l'interesse rimarcare il proprio impegno contro la guerra e a separare la propria azione da quella delle truppe e delle alleanze militari (la Nato non è nata certo per fare peace keeping), che tra l'altro oggettivamente indeboliscono il ruolo delle Nazioni Unite e la credibilità delle «missioni di pace», quando sono effettivamente tali.
L'impressione è che entrino in gioco dunque nuove ragioni in queste prese di posizione: la ridefinizione del rapporto con la politica (con una parte di questa) ed il governo fino al rischio di un rinnovato collateralismo, la possibilità di una rinnovata e finanziata azione sul campo, il rinsaldarsi di un'alleanza con i vertici delle Forze Armate, con le quali alcune Ong italiane attivamente collaborano da anni.
L'azione umanitaria in questi anni ha sofferto molto, dalle ambiguità della missione arcobaleno del Kosovo alle strumentalizzazioni della Croce Rossa a Baghdad, fino all'avventura fallimentare di Avanposto 55 in Darfour. Peccato, allora, aver perso un'occasione per mantenere -a proposito dell'Afghanistan- una posizione di autonomia e di continuità nella difesa dell'indipendenza dell'azione umanitaria. Questa ne avrebbe avuto molto bisogno dopo anni di brutte figure, di ambiguità e strumentalizzazioni.

Articoli correlati

  • Italiani per Hale
    PeaceLink
    L’obiezione di coscienza di Daniel Hale

    Italiani per Hale

    L’ex analista dell'intelligence Usa è in carcere perché ha svelato i danni collaterali dei droni. Ha detto: "Abbiamo ucciso persone che non c’entravano nulla con l’11 settembre". Alex Zanotelli aderisce a questa campagna e dice: “Daniel Hale è un eroe del nostro tempo, è un dovere sostenerlo".
    10 ottobre 2021 - Alessandro Marescotti
  • Colombia: a Feria Expodefensa la passerella indisturbata delle imprese che producono armi
    Latina
    L’evento si celebra dal 2009 nel silenzio della comunità internazionale

    Colombia: a Feria Expodefensa la passerella indisturbata delle imprese che producono armi

    La strage senza fine dei leader sociali non ha mai indotto i governi del paese a metter fine a questa assurda fiera di armi, di guerra e di morte
    17 dicembre 2021 - David Lifodi
  • Morte e vita dei migranti
    Migranti
    Un oblò sul nostro futuro

    Morte e vita dei migranti

    Rischiamo condizioni irreversibili di ingiustizia e crudeltà. L'unico inattaccabile sul piano umano e della ragione è il comportamento dei volontari, a fronte di scelte dei governi miopi e scellerate
    18 novembre 2021 - Lidia Giannotti
  • Il futuro di Kabul
    Conflitti
    Un'analisi dell'Afghanistan dopo la sconfitta degli Stati Uniti e della Nato

    Il futuro di Kabul

    Cina, Russia, Pakistan, Qatar e Turchia negoziano con i Talebani per mantenere un ordine che crei un ambiente favorevole tanto ai loro investimenti in infrastrutture e attività estrattive. E vogliono tenere lontane dai propri confini le minacce portate dalle fazioni jihadiste e indipendentiste.
    11 ottobre 2021 - Valeria Poletti
PeaceLink C.P. 2009 - 74100 Taranto (Italy) - CCP 13403746 - Sito realizzato con PhPeace 2.6.39 - Informativa sulla Privacy - Informativa sui cookies - Diritto di replica - Posta elettronica certificata (PEC)