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Ghana: cinquant'anni di indipendenza per lo stato guida dell'Africa

L'innalzarsi dei colori del Ghana, verde, rosso e oro, fuori dal parlamento segnarono l'inizio di una nuova era di speranza per il continente.
7 marzo 2007 - Paul Vallely
Fonte: The Independent - 02 marzo 2007

Il suo nome è Reggie Rockstone. E' il padre dell'”hiplife”. E' il nuovo Ghana. No, di più: è la nuova Africa. La settimana prossima cade il 50esimo anniversario dell'inizio della fine del colonialismo britannico. Il 6 marzo 1957 il Ghana, prima nazione africana ad ottenere l'indipendenza nel crollo finale dell'impero britannico, celebra il glorioso evento.

A mezzanotte di quel giorno, mezzo secolo fa, le campane dele chiese suonarono in tutta la città di Accra. La bandiera britannica nella piazza fuori dal parlamento fu ammainata e sostituita dal rosso-verde-oro di una nuova nazione. Non lontano, in quello che era stato il campo di polo dei suoi padroni bianchi, Kwame Nkrumah, il padre del panafricanismo, fece una piccola danza e parlò di un nuovo sogno, una nuova libertà, una nuova Africa.

L'indipendenza del Ghana divenne n segno di speranza per l'intero continente, e la prima brezza di quello che il futuro primo ministro britannico, Harold Macmillan, più tardi chiamò “vento del cambiamento”. Ma il vento continuò a soffiare, diventando a volte una burrasca e anche un uragano, che la gente dell'Africa non sapeva addomesticare. La storia del Ghana divenne la storia di un continente in microcosmo, che raccontava un percorso che andava dal colonialismo, attraverso il socialismo di stato, dittature di generali, manie ossessive di libero mercato e, si spera, ri-emersione sull'altra sponda, in un mondo migliore.

Negli anni '50, la musica nella colonia un tempo chiamata Costa d'Oro, ad indicazione del suo maggiore bene d'esportazione, era suonata da africani ma ballata dalla classe coloniale europea in feste a cui i locali potevano solo aspirare. Anche la musica narra la storia di un viaggio.

Si chiamava “highlife”, e le orchestre da ballo la suonavano alle feste dell'elite bianca. Era una strana parodia irregimentata del jazz alla moda delle sale europee, ma finì per usare canzoni native e ritmo kpanlogo. Poi i musicisti africani la portarono a casa con loro, facendola adottare, in una forma ulteriormente modifcata, anche dai chitarristi neri poveri della popolazione Fante.

Nei decenni a seguire, mentre l'elite nera dell'indipendenza nella capitale ghanese si convertiva sempre più alla musica occidentale, l'highlife cresceva e si moltiplicava, incorporando elementi dello swing, del jazz, del rock, dello ska e del soukous in una fusione culturale decisamente nuova. Ora, nel decennio a seguire, si è fusa anche con qualcos'altro, l'hip hop, per dar vita a qualcosa di nuovo; l'hiplife, un incrocio tra highlife e rap, di cui il sopramenzionato Reggie Rockstone è il re. Fa rap sia in inglese che in un dialetto chiave del Ghana, il Twi. Raduna folle di decine di migliaia di persone. La popolarità di questa musica ha eclissato tutti gli altri stili e ora sorpassa la musica occidentale nelle messe in onda.

L musica è una metafora di molto altro. Perché, dopo aver sofferto cinque decadi di grave declino, in una fusione di socialismo, nepotismo militare e capitalismo neo-liberista, il Ghana sembra essere in fase ascendente, con un economia in lenta ma convinta crescita in quella che Patrick Smith, redattore di Africa Confidential, chiama “una delle democrazie multipartitiche meglio funzionanti del continente”.

E' stato un lungo calvario. AL momento dell'indipendenza, il Ghana aveva sostanziose risorse naturali, un'infrastruttura economica funzionante, un buon sistema educativo, un servizio civile efficiente e 481milioni di dollari in riserve estere. La sua economia era alla pari di quelle della Corea del Sud o Della Malaysia. “Se si guarda alla traiettoria tra il 1957 e oggi – dice PatrickSmith – non solo non c'è stato progresso, ma s è addirittura tornati indietro”. E' un po' la storia di tutta l'Africa. Quando il sole cominciò a tramontare sugli imperi europei, e le ex-colonie in tutto il globo iniziarono a prepararsi per l'indipendenza, negli anni '60, nessuno si preoccupava granché perl'Africa. L'ansia era tutta per l'Asia. Dopo tutto l'Africa era un luogo di vaste ricchezze minerarie e vasta fertilità agricola. L'Asia, al contrario, sembrava avere solo problemi e popolazione.

Cinque decadi dopo, l'Africa è la regione più povera del mondo. Metà della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno. L'attesa di vita è in diminuzione. Le persone vivono, in media, solo fino a 46 anni. L'Asia, si è poi scoperto, aveva vantaggi nascosti. Le colonie non erano etnicamente divise come in Africa. I sistemi amministrativi in posti come l'India erano stati adattati al governo; in Africa furono creati solo in funzione dell'0estrazione ed esportazione di materie prime. In Asia, la geografia marittima significava trasporti più economici. Era più faciel diffondere beni e tecnologie. C'era un flusso di capitali dal Giappone. Gli sviluppi industriali, per un numero di ragioni, raggiunsero una massa critica che li aiutò a svilupparsi. Ma c'erano anche differenze di politiche. Gli stati asiatici investivano fortmente nell'educazione e nella salute della loro forza lavoro.

In Ghana il primo presidente dello stato moderno fu il leader anti-coloniale Kwame Nkrumah. Per 10 anni questo idealista africano portò avanti una strategia di economia diretta dallo Stato. Investì in grandi progetti, come la diga di Akosombo, che creò il lago Volta, il più grande lago artificiale del mondo. Ma anche se la diga generava elettricità per una grossa fabbrica di alluminio – oggi chiusa – non faceva granché per la gente locale, a parte esporre i nuovi abitanti delle rive del lago a malattie legate all'acqua, come la “cecità fluviale”.

Nkrumah enfatizzava l'organizzazione politica ed economica, cercando di aumentare la produttività tramite il metodo delle cooperative. Introdusse anche la detenzione senza processo per i dissidenti e censurò la stampa. E impose pesanti tasse sull'unica industria nazionale competitiva a livello internazionale, la produzione di cacao.

Articolò il sogno di un'Africa unita ed indipendente, ma portò abusi ai diritti umani, corruzione e declino economico. Non ci furono proteste generali quando nel 1966 fu spodestato da un golpe appoggiato dalla CIA.

Ma il percorso che tracciò fu infausto. Si susseguirono golpe dopo golpe, portando alla presidenza un generale dopo l'altro. Alla fine, il Ghana esaurì anche i generali e nel 1981 fu il tenente dell'aeronautica Jerry Rawlings a dirigere un ulteriore putsch, dopo il quale furono banditi anche i partiti politici. Persone portate fuori dalle celle a notte fonda scomparvero nel nulla. Nel 1982, tre giudici e un'ufficiale in pensione furono rapiti ed uccisi crudelmente.

Ma se Rawlings entrò come un leone, l'uscita fu piuttosto da agnello. Dopo essersi convertito al cristianesimo, si tolse l'uniforme, indossò un vestito e proclamò una nuova costituzione, reinstaurando la politica multi-partitica e indicendo elezioni presidenziali per il 1992. Rawlings si candidò e vinse, ovviamente, e si ripetè nel 1996. Ma qunado il suo secondo mandato giunse alla fine, sorprendentemente, rispettò la nuova costituzione e si fece da parte. Non fece nemmeno ricorso all'esercito quando il suo successore designato fu sconfitto e l'attuale presidente, John Kufour, fu eletto.

“Bisogna concederlo a Rawlings – dice Richard Dowden, direttore della Royal African Society – ha tirato fuori il Ghana dal baratro. E anche se era partito con alcune strane nozioni marxiste le ha velocemente abbandonate una volta venuto a contatto con la realtà politica, e ha varato alcune riforme economiche poco attraenti”.

“E' difficile dire cosa ha reso il Ghana differente – dice Patrick Smith – il suo successo dipende in parte dal buonsenso politico della sua gente. Le divisioni politiche in Ghana sono sempre state ideologiche, tra destra e sinistra, non etniche, tra diverse tribù. E inoltre c'è una classe media con un buon livello di istruzione”.
I Ghanesi, sin dal periodo coloniale, hanno avuto un accesso relativamente facile a buone scuole. Ma questo è molto aumentato sotto il presidente Kufour. Nel decennio passato ha speso tra il 28 e il 40 per cento del budget annuale del Ghana in istruzione.

“Ad un livello tale che uno dei principali generi di esportazione del Ghana sono le persone” aggiunge Smith. Il servizio civile internazionale è pieno di ghanesi, di cui Kofi Annan, fino a poco tempo fa Segretario generale dell'ONU, è solo l'esempio più prominente. Nei posti dirigenziali di African development bank, commissione economica dell'ONU per l'Africa e Unione Africana ci sono decisamente più ghanesi che cittadiini di qualsiasi altro stato africano. “Ci sono dottori ghanesi in tutti gli USA, in Europa, India, Pakistan e Arabia Saudita” dice ancora.

Si tratta però di un'arma a doppio taglio. L'Africa perde una media di 70.000 persone competenti a favore dei paesi sviluppati in questa fuga di cervelli. Tristemente, le nazioni africane che hanno cercato di formarne di più si sono sentite dire di sostituirli e tagliare i budget di quell'area, tra i tardi anni '70 e i primi anni '90, dal FMI e dalla Banca Mondiale.

E' stata la Banca Mondiale a chiedere a Rawlings di dimezzare il servizio civile, causando la fuga delle classi medie istruite ghanesi. Ma l'allineamenti alle direttive del FMI è servito ben poco a promuovere una crescita economica sostenibile. E non ha nemmeno aiutato a diversificare l'economia ghanese. Le industrie che c'erano negli anni '70 quando, spiega Smith, il paese aveva un settore manufatturiero in crescita, che produceva internamente materassi, zanzariere, corde (ora importate da India e Cina) e anche prodotti farmaceutici e piccoli veicoli, sono scomparse.

"La classe media è rimasta fuori dall'economia ed è tornata a fare affidamento solo su oro e cacao” dice il redattore di Africa Confidential. Il basarsi su beni primari rende il paese vulnerabile alle folli fluttuazioni dei prezzi sui mercati. I prezzi di esportazione dell'Africa sono quasi quattro volte più volubili di quelli dei paesi sviluppati.

Certo, l'istruzione paga i suoi dividendi. Oggi in Ghana il settore IT e servizi è in crescita. Sfruttando le differenze di orario e i bassi costi del lavoro, qui si processano ticket di parcheggio per New York e si svolgono compiti amministrativi del settore sanitario per gran parte della east coast americana. I servizi rappresentano oggi il 25 per cento dell'economia, che continua a ruotare intorno all'agricoltura di sussistenza, che costituisce il 40 per cento del PIL e impiega almeno il 60 per cento della forza lavoro. L'aspettativa di vita è arrivata a 58 anni.

I Ghanesi, dice Patrick Smith, mancano di capacità imprenditoriali. “Il governo non è né stimolante né fonte di ispirazione, anche se non particolarmente corrotto” dice. In effetti, il Ghana è nei primi dicei posti dell'Indice di corruzione stilato da Transparency International, uno dei paesi migliori in Africa. I centri del potere africani, Nigeria e Kenia, hanno al contrario grande iniziativa mprenditoriale ma sistemi politici notevolmente corrotti.

Eppure, facendo un bilancio, c'è ragione di stare allegri, dice Miles Wickstead, che è stato a capo del segretariato della Commissione per l'Africa. “Il Ghana si sta comportando estremamente bene. E' passato attraverso il processo di transizione e si è stabilizzato. Il suo presidente è rispettato a livello internazionale, come dimostrato dalla sua recente elezione a presidente dell'Unione Africana. Il processo di revisione conosciuto come African Peer Review Mechanism ha mostrato che il Ghana si sta impegnando molto per le cose giuste. I suoi abitanti sono estroversi, con obiettivi chiari, articolati e pieni di buoni propositi”.

Non c'è dunque da stupirsi se la settimana prossima verrà dato il via ad un anno di celebrazioni per il 50 anni del Ghana. Reggie Rockstone ha inciso un disco, insieme a Beenie Man, per celebrare l'evento.

"E' una musica molto ring-a-ting-ting," dice. "Ma a loro piace, e chi sono io per dir loro di cambiare? Gli africani festeggiano la vita e la musica." Zagga zow.

Note:

Articolo originale (inglese): http://news.independent.co.uk/world/africa/article2318753.ece
Tradotto da Chiara Rancati per www.peacelink.it
Il testo è liberamente utilizzabile per scopi non commerciali citando la fonte, l'autore e il traduttore.

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