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Gaia - Libri per l'Ambiente contro la guerra

14 marzo 2015 - Laura Tussi
GAIA - Rivista dell'Ecoistituto del Veneto "Alex Langer"
“Ai camminatori della Pace”

ABBASSO la GUERRA. Persone e Movimenti per la Pace dall’800 ad oggi

Catalogo della Mostra a cura di Francesco Pugliese. Edizione: Grafiche Futura- Helios, 2013

ABBASSO la GUERRA

Persone e Movimenti per la Pace dall’800 ad oggi

Catalogo della Mostra a cura di Francesco Pugliese

Recensione di Laura Tussi

Edizione: Grafiche Futura- Helios, 2013

 

“Ai camminatori della Pace”

 

L'impegno per la Pace dell'Autore Francesco Pugliese viene raccolto, elaborato e tramandato in questo catalogo, da cui è tratta una mostra documentaristica itinerante che viene esposta ovunque si presenti la volontà di offrire un contributo culturale e di pensiero al recupero della memoria storica dell'attivismo dei costruttori di pace contro l'orrore delle guerre. Occorre sottolineare la particolare ampiezza della ricerca, il valore di strumento di consultazione del libro-catalogo e l'intento di rispondere a un bisogno di sistematizzazione nella narrazione dell'impegno contro la guerra.

 Il catalogo redatto da Francesco Pugliese e lo studio applicato alla raccolta spaziano, nell'ampia ricostruzione storicistica e storiografica, tramite documenti e fotografie d'epoca, dal periodo anticolonialista all'antifascismo, dagli scioperi del marzo 1943 al movimento dei partigiani della pace, fino ad arrivare al celebre appello di Einstein e Russell,  alla prima marcia Perugia-Assisi, ideata da Aldo Capitini e all'opposizione pacifista nella guerra del Vietnam. Pugliese tratta inoltre delle ingenti manifestazioni contro gli armamenti e le basi militari a Comiso e dell'attualissima questione nucleare, dove l'annientamento dell'umanità viene scongiurato dal nobile atto e dall'audace scelta dell'obiezione di coscienza alle spese militari e  nucleari e dell'attivismo diretto alla denuclearizzazione mondiale e totale. L’Autore non tralascia di condurre la ricerca documentaristica e dall'alto spessore pedagogico e didattico, attraverso i percorsi storici contemporanei, analizzando le guerra nella ex Jugoslavia e la guerra in Iraq del 2003 condotta da Bush, a cui si sono opposte tutte le campagne pacifiste e nonviolente; per poi giungere alla raccolta di materiali e documentazioni, fruibili da un pubblico attento e sensibile, sulle manifestazioni e i movimenti contro le basi USA, come la Dal Molin, e sulle campagne pacifiste attuali contro gli F35, evidenziando le conseguenti polemiche inerenti il taglio drastico delle risorse alla sanità, alla scuola e in generale allo Stato sociale. La pace, da sempre, è l'ideale nobile a cui deve aspirare l'intera umanità, perché con essa tutto è possibile e realizzabile, perché la pace è creazione e creatività, è desiderio e speranza, è avvenire, è futuro per la donna e l'uomo di tutti i tempi.

La vera rivoluzione è la pace, quando comincia un pensiero alternativo alla guerra. Il termine “pacifismo” è stato introdotto tra l'’800 e il ‘900 con il significato culturale di un pensiero e di pratiche, di teorie e movimenti tesi a prevenire e contrastare la guerra, le culture violente, le tradizioni guerresche e le relative politiche guerrafondaie.

Il pacifismo e la nonviolenza sono espressione popolare e simbolo di uno sforzo collettivo, di un anelito interiore, di rivolte personali, interioristiche e individuali e di teorie di figure profetiche, ossia l'opposizione ai conflitti armati di persone, donne e uomini che osano ribellarsi alla presunta fatalità della guerra e che singolarmente e collettivamente, individualmente e interiormente, hanno trovato il coraggio di creare una rivoluzione di pensiero dal basso per opporsi a tutte le guerre, agli imperialismi, alle armi e alle violenze. La mobilitazione di massa, persone singole e moltitudini, si incontrano nelle marce, nelle manifestazioni, nei cortei per opporsi alle guerre, al nazionalismo e all'uso delle armi nucleari e di distruzione di massa. Il nome dell'Italia, del nostro bel Paese, brilla nel mondo, non per le imprese militari in epoca coloniale e fascista e per le cosiddette e surrettizie guerre umanitarie contemporanee, sdoganate per missioni di pace in Iraq, Afganistan, Libia, ma per la sua immensa cultura, per il patrimonio artistico, culturale e paesaggistico. Il cammino per una rivoluzione pacifista e nonviolenta è arduo e tortuoso, perché lungo è ancora “il cammino che dobbiamo imparare a percorrere” come sostiene il Partigiano e Padre Costituente dell'ONU Stéphane Hessel, affinché “la guerra diventi un tabù come l'incesto”, così ribadisce il comboniano Padre Alex Zanotelli.

Note:

su A- Rivista Anarchica n. 391 Luglio 2014: 
http://www.arivista.org/

Su ILDialogo.org: 
http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/cultura/Recensioni_1405346943.htm

su MOSAICO DI PACE: 
http://www.mosaicodipace.it/mosaico/a/41232.html

Recensione su A-Rivista Anarchica n. 395 Febbraio 2015:

Giuliano Pavone, Venditori di fumo. Quello che gli italiani devono sapere sull’Ilva e su Taranto, Barney Edizioni, Milano 2014

 

VENDITORI DI FUMO

Quello che gli italiani devono sapere sull’Ilva e su Taranto

 

Libro di Giuliano Pavone

Recensione di Laura Tussi - PeaceLink

Barney Edizioni, Milano 2014

 

Il Libro di Giuliano Pavone “Venditori di fumo. Quello che gli italiani devono sapere sull’Ilva e su Taranto” esordisce con due citazioni tratte dall'ordinanza di sequestro dell'area a caldo dell'Ilva di Taranto, disposta dal Giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco, nel luglio del 2012: “Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato nell'attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza”. “La gestione del siderurgico di Taranto è sempre stata caratterizzata da una totale noncuranza dei gravissimi danni che il suo ciclo di lavorazione e produzione provoca all'ambiente e alla salute delle persone”. L'Autore dedica il Libro non solo alla memoria del piccolo Lorenzo Zaratta, una delle innumerevoli vittime dell'inquinamento industriale, ma anche “a chi ama Taranto e lo dimostra coi fatti”, riferendosi agli esperti attivisti che operano nell'associazionismo ambientalista tarantino e che si spendono e si sacrificano quotidianamente per portare alla luce la verità, in quanto l'omertà, la menzogna e la connivenza a Taranto fanno ancora più rabbia della noncuranza con cui l'industria ha devastato ambiente e distrutto  vite umane, per la logica spietata del massimo profitto dei padroni. Parafrasando Italo Calvino, Taranto sembra una “Città invisibile”, in senso letterale, in quanto dimenticata e sconosciuta ai più. La politica nazionale è sempre rimasta sorda alle richieste di aiuto giunte più volte dal capoluogo jonico e, anzi, ha adeguato l'impianto normativo alle esigenze dell'Ilva, della grande industria, piuttosto che pretendere il rispetto delle regole da parte del colosso siderurgico. La politica locale, inoltre, dopo anni di stasi sostanziale, sembrava, anche grazie alle spinte dell'associazionismo ambientalista e ecopacifista tarantino, aver preso a cuore il problema, invece, ha palesemente tradito le aspettative, mostrando un asservimento perdurante alle bieche logiche del profitto e della grande industria. “Città invisibile” Taranto lo è in senso letterale, perché sconosciuta, dimenticata, poco considerata e compresa, abbandonata. Con “Le città invisibili” di Italo Calvino ha in comune la natura fantastica, estrema, fortemente allegorica: doppia come due sono i suoi mari, piena di contrasti, liquida e sfuggente. Taranto, in questa congiuntura, sembra visibile, ma non è niente. Anche se potrebbe essere tutto. Una città dove regna la convinzione che nulla mai possa cambiare, in una sorta di anno zero, dopo anni di sostanziale immobilismo: il blocco, da parte della Magistratura, dell'azienda matrigna, il siderurgico più grande d'Europa, un colosso esteso che apre disparati orizzonti davanti alla città, dalla crisi occupazionale e irreversibile a tensioni sociali fuori controllo, nell'implosione più totale.

L'alternativa?

Messa a norma degli impianti, riconversione, bonifiche e sostanziale ripensamento dell'economia cittadina, come esempio di nuovo modello di sviluppo ecocompatibile e ecosostenibile, per un futuro salubre e prospero. E se il terremoto politico-giudiziario si rivelasse l'ennesimo fallimento e tutto, ancora una volta, fosse destinato a tornare come prima del sequestro degli impianti siderurgici?

“A Taranto dominava un'accozzaglia di superficialità, scarsa preparazione, finta conoscenza dei problemi, mischiata a rozza e insensata sicurezza. In tanti credevano che l'inquinamento li avrebbe corazzati e che, respirando un po' alla volta i veleni, si sarebbero immunizzati. Una folle e insensata convinzione che albergava anche nella mente di gente laureata”. Così ha scritto Alessandro Marescotti, presidente dell'associazione ecopacifista PeaceLink, nell'introduzione del fumetto “L'eroe dei due mari. Taranto, il calcio, l’Ilva e un sogno di riscatto” (Altrainformazione, 2012). In quanto attivista e redattrice di PeaceLink, mi sento di denunciare che il caso Ilva, attualmente, viene semplicemente rappresentato come una vertenza occupazionale o una mera questione di politica industriale. Ma i drammatici dati di malattia e di morte, che ancora qualcuno si ostina a mettere in dubbio e a confutare, vengono “derubricati a fattore scatenante di un problema esclusivamente economico”, anziché essere considerati essi stessi il vero problema. Taranto, nella sua tragedia lenta, silenziosa, inesorabile, è schiacciata sotto il peso del ricatto occupazionale e di relazioni pericolose e bieche connivenze che l’Ilva ha intrattenuto con coloro che erano preposti a controllare e denunciare le emissioni inquinanti: i sindacati, le forze dell'ordine, gli organi di giustizia, la stampa e la politica fino ai più alti vertici istituzionali …e persino la Chiesa.

Il caso Ilva rappresenta, attualmente, il terreno su cui si misurano la credibilità e le autentiche priorità del nostro Paese, in una storia profondamente italiana, fondata su componenti umane e disumane di ignavia e di eroismo, di cinismo e solidarietà, di scelte avventate e corruzione, di malaffare, di grandi opere e omissioni. Dunque, Taranto è ormai la “Città visibile” in assoluto, al centro di un interesse legittimo, in quanto costituisce, nella propria esplicita e implicita complessità, un caso che offre strumenti per analizzare problematiche dibattute e per interpretare a fondo i rapporti che intercorrono tra giustizia e informazione e tra politica e potere economico.

Note:

su A-Rivista Anarchica n. 395 Febbraio 2015: 
www.arivista.org

su PRESSENZA - International Press Agency: 
http://www.pressenza.com/it/2015/01/giuliano-pavone-venditori-di-fumo/

su ILDialogo.org: 
http://www.ildialogo.org/cEv.php?f=http://www.ildialogo.org/cultura/Recensioni_1422283746.htm

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