I retroscena di Hiroshima settanta anni dopo
Conosciamo la potenza spaventosa di quell'esplosione.
Conosciamo la sofferenza del pilota americano che, dopo lo sgancio della bomba atomica, non riuscì più a trovare la pace dell’anima. Si conosce il suo carteggio con Günther Anders, il grande filosofo tedesco che dedicò l'intera sua vita a lottare contro gli orrori di Auschwitz, di Hiroshima e di Nagasaki affinché non potessero ripetersi mai più. Si chiamava Claude Eatherly e i Nomadi gli dedicarono la canzone "Il pilota di Hiroshima".
Conosciamo la sofferenza degli Hibakusha, ovvero dei sopravvissuti all’esplosione atomica, e dei loro figli. Viva è la memoria dei sopravvissuti. “Rammento i visi dei miei 351 compagni di scuola. Ho un profondo ricordo di ognuno di loro. Voglio che ricordiate che ognuno di loro aveva una vita, aveva un nome… Siamo preoccupati dell’impatto umanitario delle armi nucleari", ha dichiarato Setsuko Thurlow, sopravvissuta alla bomba di Hiroshima Bomb, al forum della società civile a Vienna. In Giappone lanterne e cortei silenziosi ricordano le vittime della prima bomba atomica, dopo settanta anni dal quel 6 agosto 1945.
Non conosciamo - parlo della conoscenza diffusa e del senso comune - invece i retroscena di Hiroshima perché vi è una certa reticenza ad ammettere che quella bomba fu - oltre che un atto di barbarie - anche un atto inutile a far terminare la guerra: il Giappone si stava arrendendo. Gli Stati Uniti lanciarono la bomba atomica per poter occupare il Giappone prima che arrivassero i sovietici. Questa è la verità che emerge decifrando il codice Magic.
Ha dichiarato lo storico Gar Alperovitz: "Il lancio della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki fu l'uso di un'arma del terrore, finalizzato ad ottenere un effetto psicologico uccidendo civili. Un atto non necessario sul piano strategico, e immorale sul piano etico".
E aggiunge: "Sapevamo che Tokyo era pronta alla resa. Eravamo riusciti a decriptare i codici segreti dei giapponesi, i famosi “Magic codes”, e quindi da mesi leggevamo tutte le loro comunicazioni".
La storia di queste comunicazioni segrete ci svela che dunque che il Giappone era pronto alla resa. E Alperovitz aggiunge: "Non volevamo che l'Urss conquistasse territori e peso nella regione, e intendevamo usare l'atomica come un ammonimento".
Ma perché tutto questo non si racconta sui libri di storia nelle nostre scuole?
A settanta anni dalla bomba atomica è venuto il momento di dire finalmente la verità.
Nel libro "Storia della pace" viene raccontata Hiroshima, con i retroscena a cui abbiamo fatto qui sopra fiferimento. Storia della pace: http://www.peacelink.it/storia
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