Disobbedire alla guerra, costruire la pace
ALBERT
La voce della ragione in tempi di guerra
Bollettino pacifista settimanale
«Nessuna pace è possibile senza un vero disarmo». Il messaggio di Papa Francesco, letto nella benedizione Urbi et Orbi di Pasqua da monsignor Diego Ravelli, non lascia spazio a fraintendimenti. È un appello diretto, nitido, coraggioso. In un tempo in cui la corsa agli armamenti diventa una febbre collettiva, Francesco ci ricorda che la vera sicurezza non nasce dall’accumulare armi, ma dal costruire giustizia, ascolto e dialogo.
Il suo sguardo si posa sulla Terra Santa. «A Gaza, situazione ignobile», denuncia il Papa, mentre invoca il cessate il fuoco, la liberazione degli ostaggi, il soccorso a chi ha fame. Ma la sua voce non è isolata. Accanto a lui, in questi giorni, è emersa una protesta che rompe uno dei più solidi silenzi della storia israeliana: quello delle forze armate.
Lo racconta l’inviata di Avvenire, Lucia Capuzzi, in un reportage da Gerusalemme: oltre 10.000 riservisti, molti dei quali veterani, stanno rifiutando di combattere nella guerra voluta da Netanyahu. È un grido che risuona potente: «Liberare gli ostaggi anche a costo di porre fine al conflitto». Una disobbedienza morale che travolge le gerarchie, che parla il linguaggio dell’obiezione di coscienza, del rifiuto di essere complici di ciò che alcuni iniziano a chiamare “crimini di guerra”.
Tra di loro ci sono piloti, paracadutisti, medici, membri del Mossad e dello Shin Bet. Alcuni sono “ex”, ma altri sono ancora in servizio. E stanno dicendo no. Non per vigliaccheria, ma per un più alto senso di giustizia. Come ha detto uno di loro, Max Hirsch, 29 anni: «Il rifiuto di combattere è il vero patriottismo».
Questo tipo di coraggio ci interroga. In Italia, dove pure stiamo vivendo un momento pericoloso di riarmo e militarizzazione del discorso pubblico, molte associazioni stanno rilanciando una campagna chiara: fermiamo il riarmo, torniamo a investire nella pace. Pax Christi, Rete Italiana Pace e Disarmo, le Acli, l'ARCI, Sbilanciamoci, il Coordinamento No Riarmo e tante altre realtà hanno denunciato l’aumento delle spese militari e l’approvazione di nuovi programmi di armamenti con fondi pubblici.
La protesta dei riservisti israeliani dimostra che disobbedire può essere un atto d’amore verso il proprio popolo. E il Papa ci ricorda che il disarmo è la strada della vera sicurezza umana.
Allora tocca anche a noi, cittadini italiani ed europei, rilanciare un dibattito coraggioso: dove stiamo andando? Perché continuiamo a investire in armi mentre mancano risorse per scuola, sanità, cooperazione e transizione ecologica?
Albert, questo bollettino pacifista settimanale aperto a tutto il movimento pacifista, vuole essere uno spazio in cui coltivare queste domande. Uno spazio in cui la speranza non sia retorica, ma costruzione quotidiana. Uno spazio in cui la parola “pace” torni a essere concreta, esigente, vera.
Disobbedire alla guerra, oggi, è il primo passo per riconciliarci con il futuro.
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