Stato sociale, non stato di guerra
Il 20 novembre 2026 ci sarà lo sciopero internazionale dei giovani contro il riarmo
L'appuntamento si configura come un passo verso la costruzione di un movimento studentesco pacifista globale. E per ribadire che il futuro dei giovani non appartiene alle logiche della guerra e del militarismo.
25 ottobre 2026
Redazione PeaceLink
Il prossimo 20 novembre 2026 l'Europa vedrà scendere in piazza una grande mobilitazione studentesca e giovanile antimilitarista. Una coalizione internazionale di organizzazioni studentesche provenienti da Italia, Germania, Inghilterra, Portogallo, Belgio, Spagna, Francia e Svizzera ha lanciato un appello pubblico per uno sciopero internazionale dei giovani e degli studenti per opporsi alla militarizzazione, al riarmo e ai tagli allo stato sociale.
La mobilitazione, che si estenderà anche alle giornate del 21 e 22 novembre con il coinvolgimento di sindacati e movimenti sociali, nasce come risposta a quella che gli organizzatori definiscono una "storica accelerazione della militarizzazione in Europa". Mentre i governi nazionali stanziano centinaia di miliardi di euro per la spesa militare, settori fondamentali come l'istruzione, la sanità, l'edilizia pubblica e l'azione climatica vengono sacrificati sull'altare dei preparativi di guerra.
Un focus centrale della protesta riguarda la penetrazione della logica bellica all'interno dei luoghi della formazione: la coalizione denuncia l'ingresso della propaganda militare nelle scuole, la ricerca universitaria finanziata dal settore della difesa e gli accordi istituzionali con le industrie delle armi, oltre al ritorno nel dibattito politico della leva obbligatoria.
Il manifesto dei promotori evidenzia come militarizzazione, austerità, crisi climatica e autoritarismo non siano crisi separate, bensì conseguenze interconnesse di un modello economico e politico che nega alle nuove generazioni la possibilità di un futuro dignitoso.
Le rivendicazioni della piattaforma internazionale:
- Stop al riarmo e ai tagli del welfare: richiesta immediata di convertire i fondi destinati alle armi in investimenti strutturali per il welfare, l'istruzione pubblica, la sanità e le politiche giovanili.
- Scuole e università libere dalla guerra: abolizione di ogni forma di coscrizione militare e fine dell'utilizzo degli spazi educativi come strumenti di reclutamento o a supporto dell'industria bellica.
- Solidarietà internazionale e fine della complicità: opposizione a imperialismo, colonialismo, occupazione e genocidio. Si chiede l'interruzione di ogni legame e complicità dei governi europei con Stati responsabili di violazioni dei diritti umani (con esplicito riferimento alla situazione in Israele).
- Giustizia climatica e sociale: superamento del capitalismo fossile e dei modelli estrattivi che causano la distruzione ambientale.
- Difesa dei diritti democratici: contrasto all'autoritarismo, alla repressione, al razzismo, al patriarcato e all'ascesa delle estreme destre in tutto il continente.
L'appuntamento del 20 novembre si configura come il primo passo per la costruzione di un movimento studentesco pacifista globale, radicato nei territori ma coordinato su scala internazionale, per ribadire che il futuro dei giovani non appartiene alle logiche della guerra e del militarismo.per ribadire che il futuro dei giovani non appartiene alle logiche della guerra e del militarismo.
Il 20 novembre 2026 è in programma una grande giornata di mobilitazione anche in Italia collegata a quella europea con lo slogan "Stato sociale, non stato di guerra". [1, 2]
Principali appuntamenti e promotori in Italia
Sciopero generale: la CGIL ha proclamato uno sciopero generale nazionale di 24 ore (in tutti i settori pubblici e privati) per il 20 novembre 2026 per contestare le politiche economiche del Governo, i tagli al welfare, il carovita, l'impoverimento dei salari e le spese militari, unendo la piazza a temi di lavoro, diritti e Costituzione. [1, 2, 3]
Economia di pace: tra il 14 e il 22 novembre 2026 sono previste iniziative promosse da organizzazioni come Sbilanciamoci! e la Rete Italiana Pace e Disarmo per chiedere una Legge di Bilancio orientata al welfare e alla pace anziché al riarmo. [1]
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