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    Laura Tussi
No alla violenza, senza sconti per nessuno

Cosa avrebbe detto oggi Martin Luther King a Berlusconi e a Bush

Roma: si possono condannare solo le violenze dei manifestanti e assolvere quelle di Bush? Di fronte alle manifestazioni di intolleranza e di violenza di alcuni manifestanti, Martin Luther King disse: "Non avrei mai più potuto alzare la voce contro le violenze senza essermi prima chiaramente pronunciato contro il più grande veicolo di violenza al mondo d’oggi: il governo degli Stati Uniti d’America”. Lo avrebbe detto anche oggi mettendo in imbarazzo Silvio.
4 giugno 2004 - Alessandro Marescotti

Ha detto Berlusconi a proposito della manifestazione di oggi: "Non mi preoccupa certo la libera manifestazione del pensiero e tantomeno del dissenso: è l'essenza della democrazia. Mi preoccupa invece la possibile violenza, quell'assurda violenza che abbiamo già visto in opera troppe volte. Mi preoccupa la convinzione, instillata in alcuni ragazzi, che bruciando una bandiera, spaccando una vetrina o peggio, si possa dare maggiore forza alle proprie idee".

Parole sagge, che avrebbero potuto pronunciare anche quei pacifisti che in queste ore stanno cercando di isolare i manifestanti violenti.
Ma immaginiamo di cambiare contesto e di calarle nell'Iraq.

Immaginiamo che Berlusconi - dopo aver ammonito alcuni manifestanti violenti - dice a Bush per 'par condicio': "Mi preoccupa anche la violenza delle truppe d'occupazione americane, quell'assurda violenza che abbiamo già visto in opera troppe volte. Mi preoccupa la convinzione, instillata in alcuni soldati, che bombardando, sparando e torturando o peggio ancora uccidendo i prigionieri, si possa dare maggiore forza alle proprie idee".

Martin Luther King ripudiava la violenza e avrebbe fatto di tutto per scongiurarla in una manifestazione come quella di oggi contro Bush.

Ma vediamo cosa disse a New York quando incontrò manifestanti violenti che si scendevano in piazza contro la guerra del Vietnam: “Mentre camminavo tra i disperati giovani uomini neri, emarginati ed arrabbiati, dicevo loro che le bottiglie molotov, e i fucili, e le armi, non avrebbero risolto i loro problemi. Ho tentato di offirire a quelle persone tutta la mia comprensione e la mia amicizia, dicendo loro però che io restavo convinto del fatto che il cambiamento sociale può arrivare in maniera significativa solo attraverso l’azione nonviolenta. Mi hanno chiesto: “E a proposito del Vietnam?” Hanno chiesto se la nostra stessa nazione non stesse utilizzando massicce dosi di violenza per risolvere i propri problemi, per apportare i cambienti che voleva. “E allora, reverendo? Cosa ci dici, a proposito del Vietnam?” Le loro domande colpivano il bersaglio: sapevo che non avrei mai più potuto alzare la voce, con loro. Non avrei mai più potuto alzare la voce contro le violenze degli oppressi nei ghetti, senza essermi prima chiaramente pronunciato contro il più grande veicolo di violenza al mondo d’oggi: il governo degli Stati Uniti d’America”. Era il 4 aprile 1967.

Cosa avrebbe detto Silvio Berlusconi se oggi Marthin Luther King avesse nuovamente pronunciato queste parole?

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