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Parlare con Hamas, l'unica strada

14 agosto 2007 - Zvi Schuldiner
Fonte: Il Manifesto (http://www.ilmanifesto.it)

La recente visita di Prodi in Israele meriterebbe critiche per la mancanza di chiarezza sulla posizione italiana riguardo a una possibile iniziativa di pace, ma se il premier italiano richiamerà alla necessità di negoziati con Hamas, già questo sarebbe un segnale positivo nella politica estera italiana. La retorica di elementi estremisti che chiedevano e chiedono di boicottare Hamas può solo contribuire ad ulteriore spargimento di sangue e chi pensa a un'iniziativa di pace sulla base della frammentazione della società palestinese, deve sapere e ha il dovere di chiarire che questo non poterà pace, ma darò fuoco alle polveri della prossima guerra.
Hamas non è poi un monolite, come la propaganda la presenta. Una parte dell'organizzazione ha commesso, a luglio, crimini esacrabili nella striscia di Gaza. Ma, al di là della necessaria condanna, in termini politici per Hamas è stato un errore colossale che ha interrotto il processo di legittimazione del governo di unità palestinese.
I criminali attacchi di luglio non devono nascondere le problematiche radici degli scontri: il caos creato da bande armate a Gaza e gli attacchi delle forze guidate da Dahlan, incaricato della sicurezza dell'Olp e figura tra le più corrotte del regime. Errore o crimine, criticabile o meno, ognuno deve domandarsi ora qual è la situazione e a che porti trasformare il presidente Abu Mazen in un «quisling» divorziato dal suo popolo. L'unità palestinese è una necessità imprescindibile non solo per i palestinesi ma per tutti coloro che vogliono una vera pace. Al Fatah oggi è lontana dal cuore del popolo, per la profonda corruzione del sistema ma anche per la perdita di prestigio politico. Questo significa che qualsiasi accordo con Abu Mazen e i suoi non avrà l'appoggio popolare e sarà inoltre sporcato da chi accetta la frammentazione dei palestinesi. Khaled Mashal di Hamas da Damasco, il re giordano da Amman, gli egiziani e altri leader arabi sembrano capire, come appare evidente a qualsiasi attento osservatore, che l'alternativa all'unità palestinese sarà un caos che non danneggerà solo i palestinesi ma esploderà in faccia a tutti quelli che vogliono una pace fittizia con una fazione debole. Al Fatah non può pretendere di rappresentare il popolo palestinese, né avrà la forza per imporre qualsiasi accordo con Israele. Tornando ai principi basici, una pace che risponda solo agli interessi israeliani, senza considerazione per i diritti di entrambi i popoli, sarà solo un inutile pezzo di carta. Una pace imposta a costo dell'unità palestinese creerà solo un irredentismo che porterà ad ancor più spargimento di sangue.
Se Prodi e il ministro degli esteri Massimo D'Alema vogliono davvero contribuire al processo di pace è necessario che lo facciano indipendente dalle trame e dalle trappole americane e israeliane. Dovranno lottare seriamente per favorire un dialogo che non ostacoli l'unità palestinese. La pace si fa con il nemico, per quanto criticabile o antipatico ci appaia. Avviare il dialogo con Hamas è la cosa più urgente da fare per rafforzare gli elementi pragmatici della stessa organizzazione, mentre continuare con la politica che vuole isolarla - tanto simpatica ad americani, israeliani e i loro alleati dell'estrema destra - porterà solo ad una recrudescenza del terrore, dando linfa vitale agli elementi più negativi della regione.
L'esaltazione di chi rifiuta i negoziati con Hamas è assurda perché non è necessario rinunciare ad alcun principio. Parlare con Hamas metterà in luce, ai suoi leader, la misura dei limiti della loro lotta; il dialogo con Hamas non è solo un interesse palestinese o europeo, ma anche degli israeliani, sempre che cerchino realmente la pace e non ingannevoli illusioni unilaterali che prolungheranno solo un già fin troppo cruento conflitto.

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