Assalto israeliano alla Global Sumud Flotilla, l'Unione Europea si è voltata dall'altra parte

«Senza GPS, senza radio, una nave diventa invisibile. Non può chiedere aiuto, segnalare feriti, né coordinare una rotta di fuga», denuncia Oscar Camps, fondatore di Open Arms.
E' stato compiuto un atto gravissimo: sequestro di persone, blocco degli aiuti, sabotaggio delle telecomunicazioni navali. Ma c’è un dettaglio che rende la vicenda ancora più grave, e che interroga direttamente Bruxelles. Tutto è accaduto sotto il naso di Frontex, l’agenzia europea di sorveglianza delle frontiere, e degli Stati membri con mezzi navali e satellitari nella zona. Hanno visto? Sì. Hanno ascoltato le richieste di soccorso? Forse. Hanno fatto qualcosa? No.
L’inerzia dell’Unione Europea non è un incidente di percorso. È una scelta politica ripetuta. Manca la volontà di proteggere una flottiglia umanitaria diretta a Gaza. Si sono girati dall’altra parte.
La Convenzione di Montego Bay, i regolamenti Sar, i principi del diritto internazionale umanitario: tutto questo è stato violato. E la violazione non viene solo da chi ha sferrato l’assalto, ma anche da chi, avendo l’obbligo di vigilare e soccorrere, ha scelto il silenzio.
«Parliamo di gravi violazioni del diritto del mare, degli obblighi di ricerca e soccorso, della protezione delle imbarcazioni civili e del diritto internazionale umanitario quando viene bloccato l’invio di aiuti destinati alla popolazione civile. La responsabilità principale ricade su chi esegue l’intercettazione e su chi, pur avendo la capacità e l’obbligo di intervenire, non lo fa. Senza dimenticare che si tratta di un atto di pirateria di Stato». Questa è la tesi di Oscar Camps. «L’aiuto umanitario è ormai diventato un chiaro obiettivo politico e militare», avverte. E l’Unione europea lo sa. Sa che senza una reazione immediata – garanzie per gli equipaggi, coordinamento Sar, indagini indipendenti – si legittima un precedente terrificante: che in alto mare si possa fare tutto, e che l’Europa non alzerà un dito per fermarlo.
«Una zona Sar - sottolinea Camps - non è una delimitazione simbolica. Implica responsabilità di coordinamento, protezione e risposta ai segnali di soccorso. Se ci sono imbarcazioni senza possibilità di comunicare, senza capacità di manovra o in pericolo, l’obbligo è attivare i meccanismi di ricerca e soccorso. L’assenza di risposta trasforma un’omissione in una responsabilità».
Infatti, una zona SAR (ossia di ricerca e soccorso) si estende anche in acque internazionali. La Conferenza per l'adozione della Convenzione internazionale sulla ricerca ed il salvataggio marittimo del 1979, adottata ad Amburgo e promossa dall'IMO (Organizzazione Marittima Internazionale), sancisce che ogni Stato firmatario deve istituire delle regioni di ricerca e salvataggio (SAR) che si estendono al di là delle proprie acque territoriali, arrivando a coprire ampie porzioni di acque internazionali.
Cosa ha visto Frontex
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Frontex dispone di una rete di droni e velivoli che sorvegliano costantemente il Mediterraneo centrale e orientale, incluso il tratto di mare tra Grecia e Israele, e in diverse fonti viene indicato che la Flotilla era sotto osservazione dall’alto.
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La zona SAR (Search and Rescue) dove è stata intercettata la flottiglia è ufficialmente di responsabilità greca, con presenza di guardie costiere e navi militari dell’Ue, il che significa che l’intera operazione è avvenuta in un’area già coperta da sistemi radar, satellitari e navali europei.
https://ilmanifesto.it/vite-messe-in-pericolo-complice-linazione-dellunione-europea
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