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WEXNER ANALYSIS: le priorità della comunicazione israeliana nel 2003

14 giugno 2003 - Wexner Foundation

SOMMARIO

Il mondo è cambiato. Parole, argomenti e messaggi a favore di Israele ora devono contenere e comprendere la nuova realtà del mondo dopo Saddam.
In passato, abbiamo dovuto tenere un profilo più basso a favore di Israele per la paura che il popolo americano potesse incolpare Israele per quello che succedeva nel resto del Medio Oriente. Ora invece è giunto il momento di collegare il successo americano nel combattere il terrorismo e i dittatori da una posizione di forza, con gli sforzi in corso in Israele per sradicare il terrorismo dentro e fuori i suoi confini. In questa nuova situazione, c’è molto da guadagnare allineandosi con l’America e niente da perdere. Con tutto l’antiamericanismo che c’è nel mondo, proteste e dimostrazioni, noi stiamo cercando alleati che condividano il nostro impegno per la sicurezza e la fine del terrorismo e siamo preparati a dirlo. Israele è proprio un alleato di questo tipo.

IL PROSSIMO PASSO
Il fatto che Israele sia rimasto relativamente silenzioso nei tre mesi prima della guerra e nelle tre settimane della guerra stessa, è stata assolutamente la strategia corretta - e secondo tutti i sondaggi effettuati, ha funzionato. Ma ora che il conflitto sta finendo, è tempo che Israele prepari la sua "road map" per il futuro che include un sostegno incondizionato all’America e un impegno incondizionato alla guerra in corso contro il terrorismo.

Le percezioni di Israele e del conflitto israelo-palestinese è stata completamente deformata e oscurata dalla guerra in Iraq. Certo visioni di parte ancora esistono (i politici di sinistra restano il vostro problema) insieme alle lamentele sulla mano pesante di Israele.
I sostenitori di Israele hanno due settimane per mettere ordine nei loro messaggi prima che l’attenzione mondiale torni alla cosidetta "road map" e a come "risolvere" al meglio il conflitto israelo-palestinese. Sviluppare questo messaggio è lo scopo di questo memo.

Nota dell’autore: Questo non è un documento di politica. E’ solamente un manuale di comunicazione. E come tutti i memo che curiamo, abbiamo usato la stessa metodologia scientica per isolare specifiche parole, frasi, argomenti e messaggi che siano in risonanza con almeno il 70 % degli americani. Ci saranno sicuramente persone, specie quelle di sinistra, che non saranno d’accordo quali che siano i termini usati, ma il linguaggio che segue vi aiuta ad assicurarvi il sostegno di un’ampia maggioranza degli americani.

Queste raccomandazioni sono basate su due sessioni di "test telefonici" fatte a Chicago e Los Angeles, durante i primi dieci giorni della guerra, per la Fondazione Wexner.

Conclusioni essenziali
Questo documento è piuttosto lungo perché non si riesce a comunicare tutto quello che è necessario con una sola e semplice frase ad effetto. Sì, noi abbiamo fornito queste nelle pagine che seguono, ma abbiamo utilizzato lo spazio necessario per spiegare perché il linguaggio è così importante e il contesto nel quale è necessario che sia utilizzato. Se leggete solamente le prossime due pagine, queste sono le conclusioni chiave:

  1. LIraq altera tutto. Saddam è la vostra migliore difesa, anche se è morto. La visione del mondo americana è completamente dominata dagli sviluppi della questione irachena. Questa è un’occasione unica per gli israeliani per mandare un messaggio di sostegno e unità, in una fase di grande ansietà internazionale e di opposizione dei nostri "alleati" europei. Per un anno — un INTERO ANNO - dovrete evocare il nome di Saddam Hussein e come Israele ha sempre sostenuto gli sforzi americani per liberare il mondo e il popolo irakeno da questo spietato dittatore. Saddam resterà un potente simbolo del terrore per gli Americani per molti anni. Una espressione filoisraeliana di solidarietà con il popolo americano nel loro sforzo vittorioso di cacciare Saddam sarà molto apprezzata.
  2. Persistete nel messaggio ma non usate due volte le stesse parole. Lo abbiamo visto nel passato ma mai così chiaramente come in questo periodo. Gli americani guardano con molta attenzione agli sviluppi internazionali e sono particolarmente sensibili a ogni tipo di dogma apparente o presentazioni a scatola chiusa. Se vi sentono ripetere le stesse esatte parole più volte, non si fideranno del vostro messaggio. Se i vostri portavoce non sono capaci di trovare modi diversi per esprimere gli stessi principi, allontanateli.
  3. NON AIUTA se elogiate il presidente Bush. Se volete identificarvi e allinearvi con l’America, basta che lo diciate. Non usate Bush come sinonimo per gli Usa. Nonostante la distruzione del regime di Saddam e la reazione positiva degli iracheni, circa il 20 % degli americani è contro la guerra. Sono per lo più democratici. Quindi restano metà dei democratici che sono a favore della guerra anche se non tengono per Bush. Quindi vi contrapponete senza necessità a quest’ultima metà ogni volta che elogiate il Presidente. Non lo fate.
  4. Trasmettere sensibilità e senso dei valori è un must. La maggior parte delle frasi ad effetto più efficaci sono quelle che parlano di figli, famiglia e valori democratici. Non dite solo che Israele è moralmente allineata con gli Usa. Ditelo con le vostre parole. La componente dei bambini è molto importante. E’ fondamentale che voi parlate "del giorno, non lontano, in cui i bambini palestinesi e israeliani giocheranno insieme sotto gli sguardi di approvazione dei loro genitori".
  5. SECURITY vende. La sicurezza è diventata il principio chiave fondamentale di ogni americano. La sicurezza è il contesto nel quale potete spiegare la necessità israeliana di prestiti garantiti e di aiuti militari, e perché Israele non può rinunciare a un metro quadrato di terra. Gli insediamenti sono il nostro tallone d’Achille e la migliore risposta (che è ancora abbastanza debole) è la necessità di sicurezza che porta a creare queste zone cuscinetto.
  6. Il linguaggio di questo documento funziona, ma funziona ancora meglio se lo accompagnate con passione e compassione. Troppi sostenitori di Israele parlano con rabbia e gridano quando si confrontano con gli oppositori. Chi vi ascolta accetterà molto meglio le vostre idee se gli piace il modo in cui le esprimete. Benediranno queste parole ma le accetteranno veramente solo se accettano voi.
  7. Trovatevi una donna bella e brava come portavoce. Secondo i nostri test, le donne sono più credibili degli uomini. E se la donna ha dei figli, ancora meglio.
  8. Legate la liberazione dell’Iraq con la condizione difficile del popolo palestinese. Gli argomenti più efficaci sono quelli che stabiliscono un legame tra il dirittto degli iracheni alla libertà con quello dei palestinesi ad essere governati da chi veramente li rappresenta. Se esprimete il vostro interesse per la situazione pesante dei palestinesi e come è iniquo, ingiusto e immorale che siano costretti ad accettare leader che rubano e uccidono in loro nome, avrete costruito una credibilità per il vostro sostegno al palestinese comune, togliendo invece credibilità alla loro leadership.
  9. Un po’ di umiltà porta lontano. Lo avete visto con i vostri occhi. Avete bisogno di parlare in continuazione della vostra comprensione "della situazione pesante dei palestinesi" e del vostro impegno ad aiutarli. Sì, questo "È" un doppio standard (anche se nessuno si aspetta niente di pro-israeliano dai palestinesi) ma è proprio così che vanno le cose. Umiltà è una pillola amara da ingoiare, ma vi vaccinerà dalle critiche di non aver fatto abbastanza per la pace. Ammettete gli errori, ma poi mostrate come Israele è un partner che lavora indefessamente per la pace.
  10. Naturalmente le domande retoriche funzionano sempre. Fate domande che abbiano una sola risposta. Avrete sicuramente successo. E’ importante che la vostra comunicazione contenga domande retoriche, che è il modo in cui gli Ebrei parlano nel modo megliore.
  11. Mahmoud Abbas è ancora un punto interrogativo, ma lasciatelo fare. Adesso avete solo da perdere attaccandolo. Nello stesso tempo non merita nemmeno elogi. Parlate delle vostre speranze per il futuro, ma sottolineate i punti che vi aspettate realizzi: la fine delle violenze, il riconoscimento di Israele , le riforme del suo governo, etc

LE DUE PAROLE ANCORA PIU’ IMPORTANTI : SADDAM HUSSEIN
Questo documento tratta di linguaggio, quindi lasciatemi essere schietto: "Saddam Hussein" sono le due parole che legano Israele agli Usa e sono le più efficaci per ottenere il supporto nel Congresso. Al momento risultano due delle parole più odiate in Inglese.

Senza essere ripetitivi, gli Americani pensano che una democrazia fondamentalmente ha il diritto di proteggere il suo popolo e i suoi confini. Sfortunatamente, come democrazia, tendiamo a insistere sui nostri errori (Vietnam, Watergate, etc) invece che sui nostri successi. Invece è essenziale per portare avanti un conflitto di lunga durata con un impegno militare forte che si ricordi alla gente continuamente che ci sono situazioni in cui bisogna agire preventivamente e che l’azione militare è meglio dell’arrendevolezza (appeasement).

AVVERTENZA
Ci sono alcuni che sostengono che ormai anche Saddam Hussein ha fatto il suo tempo. Non capiscono la storia. Non capiscono la comunicazione. Non capiscono come integrare e influenzare la storia e la comunicazione a beneficio di Israele. Il giorno che permetteremo che Saddam prenda il suo eventuale posto nel mucchio di sciocchezze della storia, quel giorno avremo perduto la nostra arma migliore nella difesa linguistica di Israele.

I riferimenti al successo della guerra contro l’Iraq giovano a Israele. Siccome gli americani non vogliono aumentare gli aiuti agli stranieri in una fase di deficit interno e tagli dolorosi delle spese, c’è solo un argomento che può funzionare per convincerli che è bene continuare a foraggiare Israele (in quattro facili step):

L’ALBERO DEL MESSAGGIO DEGLI AIUTI A ISRAELE

  1. Come democracia, Israele ha il diritto e la responsabilità di difendere i suoi confini e proteggere il suo popolo.
  2. La prevenzione funziona. Anche con la fine del regime di Saddam, le minacce terroristiche restano nella regione.
  3. Israele è l’unico vero alleato degli Usa nella regione. In questi tempi particolarmente instabili e pericolosi, Israele non deve essere costretto a reagire da solo.
  4. Con gli aiuti economici degli Usa, Israele può difendere i suoi confini, proteggere il suo popolo e dare una assistenza preziosa all’America nella guerra contro il terrorismo.

Questo è importante, perché tutti gli argomenti su Israele che è una democrazia, che lascia votare gli arabi e li lascia sedere nel governo, proteggendo la libertà di religione, etc., non assicurano il sostegno pubblico necessario per ottenere prestiti garantiti e gli aiuti militari di cui Israele ha bisogno. Tutti i messaggi che abbiamo scritto nei memo passati non funzionano se si arriva a parlare di tasse negli USA. Bisogna inserire il punto di vista della sicurezza nazionale — che chiaramente lega gli interessi americani con quelli israeliani

PAROLE CHE FUNZIONANO
PER VENDERE GLI AIUTI A ISRAELE (I)
"E’ stato Israele che ha rischiato con i suoi piloti e i suoi aerei nel distruggere i reattori nucleari di Saddam e così ha reso vana la sua ricerca di armi nucleari di distruzione di massa.
E’ stato Israele che ha fornito molta parte dell’intelligence che aiutò l’America a sconfiggere l’Iraq nel ’91.
E’ stato solo Israele, tra gli stati del Medio Oriente, a sostenere i vittoriosi sforzi americani per abbattere Saddam e liberare gli iracheni.
Siamo sempre stati con voi dall’inizio alla fine contro il regime di Saddam. Israele è stato un elemento chiave nella regione e un alleato militare degli Usa per più di 50 anni. Questa amicizia deve continuare, anche e specialmente nell’era del dopo Saddam. E’ un legame tra democrazie impegnate nella guerra al terrorismo e nella lotta per la libertà."

Come abbiamo visto, il ciclo delle notizie durante e subito dopo una guerra, non è semplicemente una questione di futile curiosità, ma è una osservazione necessaria. Più che in Israele, dove purtroppo il conflitto è tragicamente quotidiano, la guerra ha rappresentato una nuova e reale minaccia alla sicurezza personale e familiare negli Usa. E Saddam Hussein, vivo o morto, rappresenta ancora questa minaccia.

Gli Americani hanno pensato e parlato della guerra al terrorismo da quasi un anno e mezzo e alla fine si sono convinti che Saddam ha sponsorizzato la guerra del terrore ed è una minaccia per le democrazie del mondo. Le rivelazioni scioccanti sulla brutalità del suo regime che sono venute fuori giorno dopo giorno, non hanno fatto che aumentare il sostegno dell’opinione pubblica americana all’azione militare. Ma il fatto che Saddam era una minaccia diretta a Israele è molto importante. Israele si è opposto alle sue ambizioni crudeli per decenni — almeno dieci anni prima degli Usa. Ricordate al vostro uditorio che Israele e Usa hanno valori comuni, ma poi sottolineate con forza che abbiamo anche comuni nemici.

Ma la deterrenza è solo la metà del messaggio. Bisogna anche enfatizzare il vostro sforzo storico per raggiungere compromessi e per sacrificarvi dalla parte dell’America. Questo magari non funziona con alcuni politici israeliani, ma va benissimo negli Usa.

PAROLE CHE FUNZIONANO
"Durante la guerra del Golfo, l’Iraq ha attaccato Israele con i missili Scud 30 volte. Israele non ha reagito, anche se non sapeva se il missile successivo avrebbe contenuto armi biologiche o chimiche. Israele ha scelto in contenimento piuttosto che fare la guera, perché era quello che gli Usa chiedevano. Era il modo in cui Israele sosteneva il nostro alleato, gli USA e le sue truppe durante la guerra nel golfo Persico. Noi continuiamo a mettere le priorità americane sopra le nostre. Ma ora che la nostra sicurezza è in ballo, abbiamo bisogno dell’aiuto finanziario dell’America".

PER RISPONDERE ALLE PRESSIONI PALESTINESI
Mentre le sessioni tenute a Chicago e Los Angeles producevano un nuovo linguaggio e numerosi nuovi "principi" di comunicazione, la maggior parte delle nostre precedenti osservazioni si rivelavano vere. Troppi nella comunità ebrea sono troppo ostili da un punto di vista linguistico, mentre il 97 % degli Americani vogliono una soluzione del conflitto. In particolare, non serve solo recriminare, anche se è giustificato, contro l’Autorità Palestinese e aspettarsi che le elite americane siano immediatamente convinte che voi siete nel giusto. Potete avere anche ragione, ma se percepiscono ostilità e negatività nelle vostre parole le rigetteranno come preconcette e di parte.
Un esempio specifico:

PAROLE CHE NON FUNZIONANO
"Non c’è equivalenza dal punto di vista morale. Da una parte avete politici regolarmente eletti e funzionari inaricati nell’ambito di una democrazia che sta operando da più di mezzo secolo. Dall’altra politici corrotti palestinesi che hanno detto bugie, ingannato e rubato al loro popolo. Israele non negozierà finchè non avrà qualcuno con cui farlo.

Anche see questa frase è accurata e giusta, tuttavia non funziona. Prese singolarmente, le parole sono buone, i fatti accurati e il messaggio corretto. Ma questo tipo di comunicazione fallisce miseramente perché sembra che noi rigettiamo completamente i negoziati e la pace. E’ proprio quello che il vostro uditorio non vuole ascoltare e accettare, perché legge queste parole come accuse e contestazioni. C’è un approccio migliore e più efficace, per dire in pratica le stesse cose ma in un modo più efficace:

PAROLE CHE FUNZIONANO BENE
"Quali che siano le cause alla radice della crisi tra Israele e Palestina, vi sono certe differenze e certi fatti culturali tragici che intralciano i negoziati di pace tra i due popoli. Nessun bambino israeliano ha mai legato una bomba alla sua schiena ed è uscito di casa per uccidere civili palestinesi e tuttavia l’amministrazione palestinese fa troppo poco per eliminare la convinzione tra i suoi cittadini più estremisti che uccidere gli israeliani con una bomba suicida è la strada più sicura per andare in paradiso.
Come fa Israele a trattare con una popolazione fatta di genitori che sostengono o incoraggiano i loro figli a diventare martiri?"

Sì, queste espressioni sono più taglienti e più esplicite di quelle del paragrafo precedente, ma funzionano per molte ragioni:

  1. Il tocco umano. Parlare di genitori e figli umanizza e personalizza il terrore che Israele vive ogni giorno.
  2. La domanda retorica. Anche i pro-palestinesi faranno fatica a rispondere al quesito finale. E’ ora che gli israeliani che parlano in pubblico facciano un numero maggiore di domande retoriche, che non trovano risposta, come parte del loro sforzo di comunicazione.
  3. Ammettere che ci sono differenze culturali tra i due popoli è affermare una ovvietà e va bene. Anche gli americani che simpatizzano per le lotte dei Palestinesi hanno una maggiore disponibilità verso gli Israeliani per le analogie tra la cultura, le tradizioni e i valori degli Israeliani e degli Americani.

Con questo in mente, abbiamo individuato quattro specifici temi ed emozioni che vanno benissimo per influenzare l’opinione pubblica americana quando si parla del Medio Oriente:

OTTIMISTA
"Io spero che con la fine di questa guerra, i popoli del Medio Oriente godranno del dono della vita e della libertà. Io spero che le scene degli iracheni che si liberavano del giogo della tirannia e della paura servano come modello per tutti i popoli della regione. Sì, io spero davvero che salendo alle stelle, possiamo portare qualcosa di buono giù sulla terra."

RISPETTOSO
"Noi speriamo che il popolo Palestinese riconosca che la leadership che hanno avuto fino ad ora ha programmi molto diversi da quelli del popolo palestinese reale… Noi non abbiamo certo il diritto di dire ai palestinesi chi devono eleggere per rappresentarli, ma speriamo che scelgano leader che li ascoltino e abbiano davvero cura del loro popolo".

L’ELEMENTO UMANO
"E’ molto difficile per noi. Sappiamo che andare nelle città palestinesi crea forti sofferenze e situazioni imbarazzanti ai palestinesi. Ma è ancor più difficile guardare negli occhi i nostri figli sapendo che in queste città ci sono persone che pianificano atti di terrorismo e non andare lì e tentare di fermarli prima che uccidano".

DEDICATO ALLA DEMOCRAZIA
"Noi tutti conosciamo l’importanza di portare una vera democrazia e diritti umani a tutte le nazioni e di sradicare l’ideologia del terrorismo. Questo è quel che cerchiamo di fare, e cercheremo sempre di realizzare".

Abbiamo fatto un test di 75 minuti a Chicago e Los Angeles con questo nuovo lignuaggio. Per lo più non hanno scosso l’uditorio … o peggio. Ma abbiamo scoperto che alcuni messaggi hanno fatto passare qualcuno da una posizione neutrale a una posizione positiva. E di tutti i messaggi che parlano direttamente di Palestina, quelli che seguono funzionano meglio:

FRASI AD EFFETTO SUI PALESTINESI CHE FUNZIONANO
I sostenitori di Israele faranno bene se adotteranno il linguaggio che segue:

"I Palestinesi meritano una leadership migliore e una società migliore — con istituzioni che funzionano, la democrazia e le regole del diritto.

"Speriamo di trovare una leadership palestinesi che rifletta gli interessi migliori del suo popolo."

"A livello di principio, Israele siederà, negozierà e accetterà compromessi con tutti quelli che desiderano una coesistenza pacifica tra i popoli del Medio Oriente. L’Egitto ha firmato la pace con Israele. La Giordania anche. E questi accordi sono oggi ancora validi."

"Noi sappiamo che cosa vuol dire vivere ogni giorno nel terrore. Noi sappiamo che cosa significa mandare i nostri figli un giorno a scuola e seppellirli il giorno dopo. Per noi, il terrorismo non è qualcosa che leggiamo nei giornali. E’ qualche cosa che vediamo troppo spesso con i nostri occhi".

"Noi non vogliamo firmare un accordo senza significato che vale la carta su cui è scritto. Noi desideriamo qualche cosa di effettivo. Se vi deve essere una pace giusta e durevole, abbiamo bisogno di un partner che rigetti ogni violenza e che dia più valore alla vita che alla morte".

"A livello di principio, il mondo non dovrebbe forzare Israele a fare concessioni a quelli che pubblicamente hanno sempre negato il nostro diritto ad esistere o sostengono la nostra eliminazione".

"Finora, oggi, vi sono ancora gruppi terroristici come Hamas, Islamic Jihad e i martiri di Al Aqsa che l’Autorità Palestinese è incapace o non vuole sciogliere - e gli Israeliani continuano a morire a causa loro."

"Così come il governo americano cerca in ogni modo di assicurare la vostra vita, libertà e la possibilità di cercare la felicità, così il governo di Israele deve garantire che noi saremo sicuri e liberi".

DEMOCRAZIA: CONNETTERE L’IRAQ E I PALESTINESI

"La mia sincera speranza è che con il cambiamento di regime in Iraq, la democrazia possa finalmente mettere solide radici in Medio Oriente. Se il popolo palestinese e gli altri popoli del Medio Oriente saranno capaci di cogliere l’esempio brillante di una democrazia araba funzionante, io sono sicuro che la marea rifluirà".

Ovviamente non è giusto dire che le modalità utilizzate dagli americani per cambiare il regime iracheno, è completamente trasferibile al cambiamento della leadership palestinese. Gli americani li considerano due problemi separati, almeno fino ad ora. Ciò detto, il vostro sostegno agli sforzi americani nella liberazione del popolo iracheno può e deve collegato al nostro comune interesse nel garantire la libertà ai palestinesi.

Gli americani vogliono che la dmeocrazia si sviluppi in M.O. C’è una speranza sincera che gli iracheni possano creare un governo rappresentativo con vere libertà. In questo senso, ricordate alle persone che gli iracheni non hanno bisogno di guardare più lontano dei confini con Israele per trovare un esempio di questo tipo di governo.

La democrazia ama la compagnia. Finora, uno dei messaggi più efficaci è stato che Israele è la sola democrazia in M.O. Adesso bisogna che questo messaggio faccia un passo avanti. Dite enfaticamente che mentre siete orgogliosi della democrazia israeliana, voi sareste ancora di più orgogliosi di essere la PRIMA democrazia del MO piuttosto che la SOLA.

Considerate la struttura della seguente comunicazione che pone l’attenzione prima sull’Iraq e solo poi ai Palestinesi.

  1. L’importanza della democrazia. Mai nella storia del mondo due democrazie si sono dichiarata guerra.
  2. L’importanza della democrazia irachena. La transizione dell’Iraq verso la democrazia è un primo passo essenziale per la stabilità in MO.
  3. La democrazia può portare pace. La vera pace nella regione verrà solo quando i governi rappresenteranno veramente gli interessi dei loro popoli e garantiranno la loro libertà e sicurezza.
  4. E’ tempo per una vera democrazia per il popolo palestinese Non meritano di meno.

Tutto questo potrebbe sembrare semplicistico ma i messaggi funzionano se usati in questo modo e in questo ordine. Gli americani davvero sperano che l’Iraq, un ex avversario, possa diventare un partner di pace se nasce un governo liberalmente eletto. Quindi siccome anche i palestinesi desiderano la libertà e meritano una leadership eletta, non sono diversi. Questo è proprio quello che Israele chiede da tempo all’Autorità Palestinese: nominare un governo legittimo che diventerà un parner per la pace.

PARLARE DI SPERANZA E DI FUTURO: QUATTRO FRASI CHIAVE

  1. Noi speriamo che possiamo una volta ancora fare la pace con i nostri vicini arabi.
  2. Noi speriamo che il terrore non sia più a lungo la sola cosa che separi i palestinesi dall’avere il proprio Stato e gli israeliani dal vivere in pace.
  3. Noi speriamo che il popolo palestinese non debba languire ancora a lungo sotto una leadership che rifiuta di essere un partner per la pace.
  4. Speriamo di negoziare con un governo democratico guidato dalle leggi.

Visto che gli americani sono così zelanti sulla loro democrazia, è utile ricordare loro perché la difendono così fieramente. Questo ricordo diventa per voi un obbligo quando associate i valori democratici di Israele con quelli americani.

Usando la parola "democrazia" senza fare esemepi di che cosa rende questo sistema di governo così essenziale, è come parlare di pace senza dimostrare che voi state facendo di tutto per ottenerla. Gli americani desiderano prove che voi sapete il significato di queste parole che suonano così bene alle loro orecchie.

Quando sottolineate il nostro comune legame democratico, usate esempi specifici del perché noi speriamo che un maggior numero di nazioni stabilisca garanzie democratiche di libertà.

  • Le donne vengono trattare come pari
  • C’è libertà di stampa
  • Tutte le religioni sono rispettate
  • Il popolo sceglie chi lo rappresenta in libere elezioni
  • Le democrazie non si fanno la guerra tra loro
Alla fine, usate l’argomento che se queste libertà sono così care a Israele e agli americani, esse sono a caro prezzo assenti per il popolo palestinese. Tutti i popoli desiderano vivere liberi, e la loro attuale leadership nega loro questo diritto.

LA ROADMAP: UN APPROCCIO EQUILIBRATO
(Nota dell’autore: noi inseriamo questa sezione perchè il discorso del Presidente Bush ha funzionato così bene sia a Chicago che a Los Angeles e perché questo punto sarà al centro degli sforzi di comunicazione ebrei e israeliani nei prossimi mesi. Avvertiamo i lettori che uno sforzo addizionale di ricerca è necessario per fornire una garanzia che le parole e i messaggi che seguono siano i migliori disponibili.)

Non appena si è posata la polvere dopo la guerra sul deserto iracheno, l’attenzione si è spostata sul processo di pace israelo-palestinese e sulla cosidetta "roadmap" di Bush. La buona notizia è che gli americani sono convinti che se i palestinesi vogliono davvero la pace, devono attenersi ai contenuti della roadmap che sarà presto rilasciata dal presidente. La notizia non altrettanto buona è che si aspettano che gli israeliani facciano altrettanto e subito.

Sia a Chicago che a Los Angeles, al di là delle posizioni politiche degli intervistati, gli americani sono a favore del Presidente per due ragioni: "un approccio equilibrato" e "responsabilità suddivise". Tenete presenti questi termini in mentee usateli il più possibile.

PAROLE CHE FUNZIONANO: UN APPROCCIO BILANCIATO
"Io vedo un giorno in cui due stati, Israele e Palestina, vivranno l’uno accanto all’altro in pace e sicurezza. Io chiedo a tutti in MO di abbandonare i vecchi odi e di incontrarsi responsabilmente per la pace.
Lo stato palestinese deve essere uno stato democratico riformato e pacifico che abbandona per sempre il terrorismo. Il governo di Israele, non appena viene rimosso il pericolo del terrorismo e la sicurezza aumenta, deve fare passi concreti per la nascita di uno Stato palestinese affidabile e credibile e lavorare il più rapidamente per arrivare a un accordo finale …..
Noi crediamo che tutti i popoli del MO — arabi e israeliani - meritano di vivere dignitosamente, sotto governi liberi e onesti. Noi pensiamo che è molto più probabile che popoli liberi rigettino asprezza, odio cieco e terrore e rivolgano le loro energie alla riconciliazione, allo sviluppo e alle riforme."
— Il presidente George W. Bush

LE COMPLICAZIONI DELLA ROADMAP: MAHMOUD ABBAS (ABU MAZEN)
In una qualche misura,il vostro lavoro di sostenitori di Israele è stato facile. Sotto il regime di Arafat, non è difficile convincere il pubblico americano della corruzione della leadership palestinese in carica. Mentre molti simpatizzano con le sofferenze del popolo palestinese, nessuno ama ancora Arafat. E’ un terrorista e lo sanno. Ancora meglio, lui è la controparte.
L’emergere di Mahmoud Abbas come nuovo primo ministro palestinese arriva esattamente al momento sbagliato. La sua ascesa al potere sembra legittima. E’ un viso nuovo, e si rade anche la barba. Parla bene, si veste all'occidentale. Magari vuole anche sinceramente la pace.
Appena Bush ha cominciato a fare progressi nel parlare della necessità di una leadership palestinese riformata, i palestinesi i palestinesi ci hanno lanciato questo inganno. Che cosa farà il mondo di Abbas? E’ lui la nuova leadership che Israele chiede da anni? Oppure è solo un alter ego di Arafat (un Arafat in veste di pecora)?
Data la foschia che circonda questa figura, è indispensabile che non lanciate subito critiche contro Abbas. Questo è sbagliato per tre ragioni.

  1. Palese negatività. Se esce fuori che Abbas vuole davvero la pace e che rappresenta i veri interessi del popolo palestinese, l’attacco che lanciate oggi potrebbe far cambiare opinione alla gente contro Israele domani. Avrete perso ogni credibilità come partner che cerca davvero la pace se colpite il primo vero partner per la pace che i palestinesi hanno presentato. (Lo scenario è poco probabile, ma possibile.)
  2. IL fattore incognita. Abbas è quasi sconosciuto all’estero. Bisogna considerare la sua entrata in scena come se fosse parte di una campagna elettorale. Non è un candidato per sedere al tavolo dei lavori sinchè non varà provato di esserne degno. Anche se l’incertezza del momento può complicare la vostra strategia di comunicazione, non deve però necessariamente cambiare le vostre priorità. Più ne parlate e più se ne parlerà, che porta al punto successivo…
  3. Aspettate pazientemente un partner di pace. Abbas magari è un leader che vuole anche la pace, ma bisogna che dimostri di essere il partner di cui Israele ha bisogno per costruire la pace insieme. In qualunque modo sia stato eletto o ha raggiunto la sua posizione, deve ancora dimostrare tangibilmente di volere la pace. Il vostro obiettivo resta una soluzione pacifica del conflitto. Una volta che i palestinesi hanno dimostrato che è tutto a posto a casa loro, allora tu puoi essere pronto a cercare un accordo. E se loro non lo fanno, loro e non Israele saranno incolpati.
NOTA: Questo non equivale a dire che ad Abbas debba essere dato libero corso sulla stampa. Bisogna solo limitare le critiche a quel che fa per ostacolare il processo di pace come leader del popolo palestinese. Un breve esercizio di teoria dei giochi può meglio illustrare questo punto. Che cosa accade se ….

Voi attaccate immediatamente Abbas e viene fuori che è un vero ed efficace sostenitore della pace?

Israele perde la sua credibilità come la parte che vuole sopra a ogni cosa la pce. Abbas guadagna popolarità nella comunità internazionale che ha già qualche dubbio sulla vostra retorica e sulla "mano forte" che usate, e guadagna le simpatie degli americani che simpatizzano con il popolo palestinese ma vi sostengono perché non si fidano della precedente leadership palestinese corrotta. Questo è il peggio che possa capitare.

Voi attaccate immediatamente Abbas e viene fuori che è l’alter ego di Arafat?

Che cosa ci guadagna veramente Israele? Avete mostrato la sua vera faccia, prima che lo abbia fatto lui stesso, ma rischiate lo stesso una reazione. Alla fine è meglio rimanere agganciati alla pace almeno pubblicamente, lasciando che la leadership palestinese imploda sul fronte delle relazioni pubbliche — una strategia che ha sempre funzionato efficacemente.

Aspettate che Abbas faccia i primi passi e dimostri di essere un sostenitore vero ed efficace della pace?

La roadmap si mette in funzione e porta ad una soluzione pacifica dopo decenni di guerra, da ora al prossimo anno. Questo è il miglior risultato possibile.

Aspettate che Abbas faccia i primi passi e si dimostra l’alter ego di Arafat?

Lasciate che tenga la pelle falsa di pecora. Ne avrete un beneficio incommensurabile. Tutto il vostro messaggio sulla necessità di un partner credibile e affidabile che vuole la pace suonerà sempre più vero, e la prossima volta un nuovo leader non potrà essere scelto da Arafat.

Allora quando qualcuno chiede opinioni o reazioni su Abbas, mettetela in termini di un "esplorazione in corso" con le seguenti due frasi:

  1. E’ stato scelto da Arafat e quindi è sospetto.
  2. Ha negato l’Olocausto che come minimo confonde le idee e peggio risulta offensivo.

Se è un Arafat che veste abiti occidentali, non ci si metterà molto a identificarlo per quel che è. Gli americani lo riconosceranno dalle azioni e dalle domande che porrà. Insomma si caccerà nei guai da solo.
Ha importanza che sia un negazionista dell’Olocausto? Certamente. Questo convincerà gli americani che non può rappresentare il popolo palestinese in una ricerca onesta della pace? Difficilmente. Gli americani non hanno più voglia di sentire discorsi sull’Olocausto e non vogliono in particolare sentirli da parte della comunità ebrea.

In ogni caso, avete bisogno di maggiori argomenti su Abbas prima di dire al popolo americano che voi mettete in dubbio il suo impegno per la pace.
Gli americani sono convinti che la pace deve cominciare in qualche posto ma non Arafat. Se Abbas è presentato come quell’alternativa, lo vedranno subito come simbolo di "speranza". L’incarico di primo ministro (un titolo democratico e molto occidentale) è quello di cui gli americani hanno bisogno per credere che il processo di pace è alle porte. Quindi si aspettano che voi fate lo stesso e vi sediate al tavolo dei negoziati. Inoltre, molti pensano che gli Stati Uniti debbano essere un onesto mediatore tra le due parti. Ai loro occhi, questi sono tutti gli ingredienti necessari per cominicare un processo di pace.
E’ essenziale dunque che usiate parole positive quando vi chiedono di Abbaas. Ma questo non significa che dovete comunque elogiarlo. Buttarlo giù ora non vi serve nel lungo termine mentre è controproducente osannarlo. Quindi dovete mostrarvi a favore del processo di pace e indifferenti su Abbas finchè non definisce il suo ruolo. Intanto precisate che prima deve finire il terrorismo e quindi inizieranno i negoziati.

PAROLE CHE FUNZIONANO
"Si, noi speriamo che questo potenziale cambio di leadership indichi reali opportunità di pace per la regione. Israele sogna da tanto un partner che vuole la pace come la vogliamo noi. Ma Israele riafferma che prima di ogni negoziato sulla pace, deve finire il terrorismo. Non possiamo negoziare con qualsiasi leadership che permette al suo popolo di uccidere i nostri civili".

A questo messaggio aggiungete la vostra compassione per il popolo palestinese. Molti americani simpatizzano con la loro sofferenza. Così dovete fare anche voi. Gli americani vogliono sentirvelo dire. Una frase sul fatto che i palestinesi meritano una situazione migliore, deve seguire ogni frase di recriminazione su un leader palestinese e sul terrorismo.

PAROLE CHE FUNZIONANO
"Sappiamo che i Palestinesi meritano cose migliori. Vogliamo per loro quello che abbiamo in Israele: la libertà di dire quello che vuoi, credere in quel che vuoi e vivere nell’uguaglianza. Dovrebbero anche avere il diritto di scegliere chi parla in loro vece. Il popolo palestinese merita e desidera leader che operino per la pace e non per il terrorismo. Sappiamo che il terrorismo è doloroso per tutti quelli che ne sono coinvolti. Per questo vogliamo lavorare per la pace non appena ci sarà un partner che la voglia veramente".

IL VALORE DELLE DOMANDE RETORICHE
Una tecnica di comunicazione davvero efficace per continuare la pressione sulla leadership palestinese senza mostrare che voi ignorate le responsabilità di Israele, è quella di porre delle domande retoriche. Queste domande hanno una sola risposta: la pace non si può fare finché non ci sono vere riforme e il terrorismo deve finire prima.

LE DOMANDE RETORICHE DA PORRE AGLI OPPOSITORI DI ISRAELE
"Come può la attuale leadership palestinese onestamente dire di perseguire la pace se gli stessi leader hanno rifiutato l’offerta di creare uno Stato palestinese due anni e mezzo fa?"
"Come può Yasser Arafat, che secondo Forbes Magazine ha una ricchezza di oltre trecento milioni di dollari, dire di essere il leader che capisce e rappresenta un popolo impoverito visto che si è arricchito a sue spese?"
"E’ troppo chiedere che la leadership palestinese non fomenti il terrorismo? Siamo irragionevoli se insistiamo a chiedere loro di smettere di uccidere bambini innocenti prima che noi riduciamo la nostra sicurezza e facciamo concessioni per la pace?"
"Come si può far la pace con un leader che non crede e non permette elezioni libere?"
"Perché nelle scuole palestinesi ci sono le foto dei kamikaze, appese nei corridoi o celebrati come martiri? Perché nella West Bank chiamano le squadre sportive con i nomi dei kamikaze? Come possiamo fare la pace con il popolo palestinese quando i loro leader continuano a instillare la cultura del terrorismo contro il nostro popolo?"
"Come può il popolo palestinese mettere fine al suo impoverimento se i suoi leaders continuano a rubare loro preziose risorse per sostenere il terrorismo?"
Perché Arafat è stato al potere così tanto e i processi di pace hanno fatto passi così piccoli? Se volesse veramente la pace, perché non ha fatto fino ad ora sforzi effettivi per raggiungerla?
Quando il popolo palestinese stesso avrà una sua voce al tavolo della pace?

La risposta alle domande retoriche è sempre la stessa: la pace verrà quando la leadership palestinese sarà completamente riformata e sarà finito il terrorismo.

CONCLUSIONE: UN PO’ DI UMILTA’ PER FAVORE
Presentare una valutazione equanime del vostro passato vi permette di presentare una visione del vostro futuro positiva e credibile.

Voi avete il vostro lavoro pronto per voi. Voi uscite da una situazione delicata nelle pubbliche relazioni — la guerra in Iraq — per entrare in una ancor più rischiosa — la cooperazione "nella road map" con una controparte sconosciuta, Mahmoud Abbas. Per fortuna la prima vi può fornire qualche attimo di tegua e coprirvi per la seconda.
La conclusione essenziale è di rimanere da questo momento in avanti focalizzati sulle vostre priorità di comunicazione. Prima deve finire il terrorismo. Secondo deve venir fuori un partner che vuole la pace. La road map sarà messa in atto alla fine. E soprattutto, mostrate umiltà e affermate che il popolo palestinese merita di più.
Questo memo ha identificato il linguaggio che con efficacia spiega come e perché la leadership palestinese deve cambiare. Criticare la controparte, è sempre la parte più facile della comunicazione pubblica, ma è solo la metà del linguaggio efficace.
L’opinione delle elites in America non riterrà credibile le critiche ripetute alla leadership palestinese a meno che siano collegate a responsabilità simili del governo israeliano di disponibilità alla pace e di riconoscimento delle violazioni passate. Affermazioni che Israele ha una storia senza colpe sono respinte severamente. Non sarà recepito bene da tutti ma è essenziale che i vostri portavoce riconoscano che Israele ha commesso degli errori in passato. Questo contribuisce a costruire credibilità ma dà lo spunto per spiegare e sottolineare la storia dei tentativi di pace di Israele.
Segue come meglio sviluppare questo messaggio:

AMMETTERE IL PASSATO, SIA BUONO CHE CATTIVO

  1. Noi sappiamo che la storia del nostro conflitto è stato marcato dalla frustrazione e incomprensione sia per Israele che per i Palestinesi e Israele è pronto a riconoscrre alcune colpe per quel che è avvenuto nel passato.
  2. Tuttavia, attraverso la nostra storia abbiamo dimostrato che teniamo alla pace, sopra ad ogni altra cosa. Nella nostra speranza di pace, abbiamo superato differenze e trovato accordi con gli arabi vicini dell’Egitto e della Giordania.
  3. Noi siamo impegnati per la pace. Noi abbiamo offerto al popolo palestinese uno Stato che includeva più del 97 % della West Bank. I loro capi hanno rifiutato questa proposta, mostrando ancora una volta che continueremo a non avere un partner per la pace finché l’Autorità palestinese resta la voce del popolo palestinese E’ tempo per cambiare — non solo per noi ma anche per i cugini palestinesi.
Note:

Fonte: http://www.adc.org/index.php?id=1789

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