Giovani, lauree e lavoro la fabbrica delle illusioni
Ora, seppur la cooperazione in quest'epoca viva sicuramente le sue vicende nebulose, la cooperazione sociale si afferma d'altro canto come soggetto maturo per una reale partnership nella definizione, progettazione e gestione delle politiche sociali e dei servizi, insieme all'Ente Pubblico e agli altri soggetti del Terzo Settore. Sono, infatti, molteplici gli stimoli al cambiamento, provenienti sia dalla prassi quotidiana, sia dal nascente mercato sociale, sia dalle norme che si stanno affollando in questo settore, tra cui la Legge sulle ONLUS, la Legge sul socio-lavoratore, la riforma del Diritto Societario, e la legge 328/2000 che assegna al terzo Settore in generale, ed alle cooperative sociali in particolare, un ruolo ben definito, specifico e speciale, nella definizione, progettazione e gestione delle politiche sociali e dei servizi alla persona. Ecco quindi che, dopo aver consolidato capacità organizzativo-manageriali, ora si realizza sempre più all'interno delle cooperative sociali un' elevata capacità progettuale nel sociale e un più significativo rapporto con il territorio. Stona dunque l'equazione proposta che sottende un'impostazione culturale in cui la cooperazione sociale si pone quale bacino collettore di occupazione puramente sostitutiva e in qualche modo parziale e limitata. La cooperativa sociale è risorsa, valore aggiunto, capace di erogare servizi sempre più complessi e di qualità che sono il frutto di prassi operative, di "saperi" professionali, di strategie gestionali ormai ben radicati Il contesto territoriale di riferimento è l'area privilegiata di ricchezza e di convergenza di interessi, in cui si possono coprogettare con l'ente pubblico politiche che rispondano ai bisogni reali dei cittadini che consentano mediante l'inserimento delle cooperative sociali come partner attivi, di innescare un circolo virtuoso di socialità e di ricchezza collettiva. Là dove non è così non dipende certo dalla natura intrinseca della cooperativa sociale, ma da contesti impreparati, da complicità o furberie di qualcuno che comunque non derogano al principio. Quanto poi alle presunte retribuzioni "da fame" ritengo sia importante documentare con nomi e cognomi le esperienze riferite senza affidarsi a generalizzazioni inevitabilmente imprecise e non calzanti.Esiste infatti un Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro delle Cooperative Sociali che garantisce paghe dignitose ed esistono anche cooperative che integrano gli istuituti contrattuali a favore del lavoratore. Perchè, per onore di completezza e verità, non si rappresentano anche queste esperienze, che non costituiscono affatto un'eccezione nel mondo cooperativo?
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