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Ecco come muore un Italiano

24 giugno 2006 - Nadia Redoglia



Prima notizia sui tiggì: drammatico crollo sull’autostrada Catania-Siracusa che ha causato la morte del messinese Antonio Veneziano, 25 anni, e il ferimento di 14 operai, due dei quali in gravi condizioni. Commento del nostro Presidente Napolitano: tragedia inaccettabile. Subito dopo le statistiche europee degli incidenti sul lavoro. Siamo nella norma. Seguono le notizie sul mancato re d’Italia e dopo dieci minuti si passa a rimestare il calderone sul caldo estivo. Incidentalmente si sfiora, all’uopo, la morte a Roma di un “barbone”. Il sistema informazione del telegiornale è trasmesso al pari di una telecronaca sportiva con la differenza che questa è commentata da un giornalista preparato nel suo settore: tempi, emozioni, commenti giusti al momento giusto. In un tiggì non è previsto fornir notizie e nel contempo invitare a riflessioni, a meno che il tema non verta sull’onor e amor di patria, missioni di pace comprese.

Antonio Veneziano, un ragazzo. Ci dicono che erano solo tre giorni che lavorava per quel cantiere. Tre giorni fa, dunque, il suo libretto di lavoro (confidiamo che lo avesse, abituati alla piaga purulenta del lavoro nero nelle imprese appaltatrici) possedeva il timbro dell’azienda. Assunto. Immaginiamoci la gioia di Antonio. Ce l’aveva fatta, nonostante i tempi crudeli che corrono. Proprio ieri il Ministro delle Infrastrutture rivolgendosi, supplice, al collega Padoa Schioppa gli forniva dei dati catastrofici sull’ANAS e sulle Ferrovie. Se il collega di Di Pietro non allenta i cordoni della borsa l’ANAS a luglio darà forfait alla prosecuzione dei lavori. Quanto avrebbe guadagnato Antonio? 1.000 euro, 1.200, 1.300? Al suo datore di lavoro invece ne servono a lunga scadenza 5 miliardi per sopravvivere. La vita di Antonio, invece, è stata comprata per circa 1000 euro, neppure, perché non è riuscito a conquistarseli: è morto prima. Domani il popolo italiano dovrà decidere sulla costituzione. L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Non è vero. L’Italia è una repubblica fondata sui lavoratori come Antonio e come quelli che pur non morendo così giovani, offrono la loro esistenza affinché alle riunioni della Confindustria i loro capi possano essere omaggiati di grandi trionfi.

Quanto si parlerà ancora di te Antonio? Forse il tiggì regionale filmerà 20 secondi del tuo funerale. Lo spazio nazionale sarà di nuovo dedicato al mancato re d’Italia, alle premure rivolte al suo labrador, al suo descriver lucciole delle vie del Campo d’alto borgo, al suo procacciar affari coi suoi supposti compagni di merende, ai suoi supposti intrallazzi pseudo socio-politici con le istituzioni e massimi dirigenti italiani. Quanti milioni di euro ruotano a queste notizie e a quelle del calcio incancrenito e a quelle delle grandi opere… Tu, Antonio hai dimostrato che con soli 1.000 euro avresti potuto vivere. Non ti è stato concesso, ma sappi che noi crediamo in quelli come te: l’Italia è fatta di uomini e donne come te. Gli altri sono vanità.

A voi studio…



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