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Pino Maniaci, Graziella Proto, Piera Aiello.

L'Italia va alla guerra contro l'antimafia

Se è povero il Paese che ha bisogno di eroi, cos'è un Paese che i propri eroi li schiaffeggia, li maltratta, giocando letteralmente a palla con la coscienza civile e con il loro impegno quotidiano?
14 luglio 2009 - Alessio Di Florio

la resistenza popolare all'indifferenza

Povero il paese che ha bisogno di eroi, scrisse il sublime Bernold Brecht. Guardando l'Italia che dedica aeroporti e strade a Falcone e Borsellino, Pio La Torre e Ilaria Alpi, mentre continuamente accetta il compromesso dell'illegalità e il sopruso delle mafie, le parole di Brecht appaiono attuali, calzanti, dure e vere. Ma non è così. Perché la realtà va oltre. Il drammaturgo tedesco si riferiva ad un Paese normale, borghese e molle e quindi bisognoso di eroi. Ma l'Italia, come scrisse una volta Pino Corrias, è un Paese al contrario. Se è povero il Paese che ha bisogno di eroi, cos'è un Paese che i propri eroi li schiaffeggia, li maltratta, giocando letteralmente a palla con la coscienza civile e con il loro impegno quotidiano? L'Italia è un Paese che boicotta, isola, violenta quotidianamente le proprie menti migliori. E, se i ricercatori scientifici, possono approdare verso lidi economicamente e socialmente più stimolanti, molti altri si ritrovano a combattere con chi dovrebbe difenderli ed essere orgoglioso di loro.

Pino Maniaci, Piera Aiello e Graziella Proto sono due tra gli esponenti della migliore società civile siciliana. Quella che la mattina non legge la propaganda dei quotidiani di Mario Ciancio Sanfilippo, che non considera l'aeroporto di Palermo triste e che, da decenni, resiste e denuncia le mafie. Abbandonati, anzi attaccati dallo Stato e dalle sue entità.

Il 3 gennaio 1984 la mafia uccideva Pippo Fava, giornalista e direttore de I Siciliani. Il gruppo che si era formato intorno a lui, e alla sua straordinaria testimonianza, decide di non arrendersi e di proseguire. Resisteranno ancora diverso tempo, ma alla fine vennero soffocati dai debiti. Debiti in parte mai sanati, che si sono protratti nei decenni. Graziella si ipotecò la casa, per cercare disperatamente di pagare. Accanto a lei, in questi anni, non si sono presentati coloro che dedicano vie, coloro che definiscono 'triste l'aeroporto di Palermo'. A loro interessano i morti, i vivi non servono. Poche settimane fa è arrivato il pignoramento della casa ipotecata. Graziella ha bisogno di aiuto, rischia di vedersi venduta all'asta l'abitazione dove vive. La Fondazione Giuseppe Fava ha lanciato una sottoscrizione popolare. Questi gli estremi del bonifico:

"Fondazione Giuseppe Fava"
Credito Siciliano
ag. di Cannizzaro
95021 Acicastello (CT)
IBAN
IT22A0301926122000000557524
causale: per I Siciliani

Piera Aiello è la cognata di Rita Atria, ragazzina coraggio che si suicidò dopo l'assassinio di Paolo Borsellino, per lei divenuto dopo la decisione di collaborare con lo Stato lo 'zio Paolo'. Alcuni mesi riesce a scoprire che due carabinieri avevano permesso ai boss di Partinico di scoprire dove abitava, mettendo a rischio la sua vita. Denunciando il fatto alle Autorità scopre che la scorta, nel frattempo, gli è stata anche revocata. Piera oggi può fidarsi solo degli amici, delle persone sinceramente democratiche, di chi crede ancora che la mafia, come ogni fenomeno umano, un giorno finirà. Attorno a lei la solidarietà civile, popolare, impegnata la sta proteggendo. Ma lo Stato, ancora una volta, inganna e abbandona.

Pino Maniaci è il direttore di TeleJato, piccola televisione locale dalla quale quotidianamente lancia, letteralmente, decine di denunce. Dopo ogni intimidazione, dopo ogni tentativo di ridurlo al silenzio (il figlio di un boss, nell'indifferenza generale, lo picchiò selvaggiamente in pubblica piazza) riparte più forte di prima. E, anche adesso, è accaduto lo stesso. Ma il fatto merita di essere ripetuto, ricordato, che ci si perda ancora tempo sopra. Perché l'ipocrisia e la cattiva coscienza vanno fatte conoscere. Perché Pino ha rischiato otto anni di carcere, strumentalmente trascinato in tribunale dai poteri forti che lui quotidianamente denuncia. E, in questa vicenda, l'Ordine dei Giornalisti Siciliano (quello di cui, da anni, Riccardo Orioles denuncia la latitanza e la connivenza con Mario Ciancio Sanfilippo) è stato protagonista fino alla fine. Costituendosi parte civile e accusando Pino di 'abuso dell'esercizio della professione di giornalista' in quanto non iscritto all'ordine (in realtà gli è stato impedito ...). Ricorda nessuno? Non torna alla mente nessun'altra vicenda?

Sul finire degli Anni Novanta un intraprendente ragazzo italiano percorreva le alture del Caucaso, denunciando gli orrori e le violenze della guerra. Ad ogni occasione, seduti in salottiere e comodissime poltrone (Pasolini li definiva 'materassi di piume'), i padroni dell'Ordine e i loro sodali non perdevano occasione per attaccarlo e tentare di infangare il suo lavoro. Quel ragazzo era Antonio Russo ed è morto ucciso dai Russi. Subito dopo la sua morte i dirigenti nazionali dell'Ordine dei Giornalisti si precipitarono immediatamente a ritirare un premio alla sua memoria, versando da allora fiumi di lacrime di coccodrillo sul 'martire della libertà d'informazione'.

Con Pino, come ha scritto Antonella Serafini su Censurati.it, hanno le stesse mire?

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