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Anche i calciatori piangono

Calderoli for president?

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Giacomo Alessandroni26 agosto 2011 - Giacomo Alessandroni

Pallone da calcio

Venerdì, ventisei agosto, duemilaundici. Nella quasi totalità delle famiglie italiane si sta pensando con quali soldi fare la spesa. Chi ha un conto corrente, un lavoro ed una carta di credito [tre condizioni non sempre verificabili simultaneamente] forse un etto di prosciutto lo vedrà pure stasera.

E gli altri? Alcuni si salveranno andando ad elemosinare la doggy-bag dai genitori. Incredibile! un tempo pensavamo che noi avremmo portato uno stipendio in più in famiglia; ora ringraziamo il cielo che genitori e suoceri portano a casa una pensione [finché c'è].

Sfogliavo i giornali e - sulle prime credevo fosse una barzelletta - ma questa volta non c'era la sigla della FIOM, dei communisti, delle toghe rosse. No, signora mia. Deve sapere che la nostra italietta ha bisogno di soldi, un po' come in famiglia quando arriva il muratore: cominci pensando ad alcuni lavori, ma poi ti rendi conto che devi farne altre e dio solo sa quanto spenderai.

Insomma per pagare questo muratore abbiamo messo mano al portafogli un po' tutti, perché questa volta il conto è arrivato piuttosto salatuccio [si, è vero, pagheremo a rate, ma pagheremo tutto]. Ma sa, signora mia, cosa succede in queste occasioni? Ci sono persone abituate a non pagare che anche un "contributo di solidarietà", un "dammi due lire tu che puoi, per favore" proprio non è andato giù. Quasi venisse giù il mondo.

E allora, quando ad un lavoratore, anche se calciatore, gli tocchi la pancia, c'è solo una parola che sa urlare: "sciopero!".

E sembra che lo facciano davvero. Come chi: i calciatori! Perché? Perché - secondo loro - tutti devono pagare tranne loro medesimi. Dicono che dovrebbero pagare le società, ma capisce, anche le società pagheranno quel che devono, non possono mica pagare pure per per i calciatori.

Se in questi giorni la NATO non stesse bombardanto i civili libici in pieno sprezzo della risoluzione ONU n. 1973 e non ci fosse una congiuntura economica da far gelare la schiena, questa sarebbe un'estate tutta da ridere.

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