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"Prima che sia troppo tardi"

La verità su mafia e Stato: ora che si avvicina dobbiamo esserci

Perché il Presidio del 12 aprile? La Magistratura è l'Istituzione che i cittadini sentono più spesso dalla loro parte, e assumono così il compito di sostenerla a fronte di comportamenti indifferenti e magari ostili. E' così per la vicenda del Sostituto Di Matteo
12 aprile 2014 - Lidia Giannotti

La sequenza degli attentati di mafia del 1992 e 1993 (aprile 2014, da Wikipedia, Bombe del 1992 e 1993)

 

 

 

 

 

 

 

 

Ne abbiamo sentito certamente parlare: il boss Totò Riina vuole la morte del Sostituto Procuratore  di Palermo Nino Di Matteo. Lo sussurra nel carcere di Opera una mattina di novembre  dell’anno scorso, ripreso dalle telecamere del cortile accanto a un altro detenuto. Dice che dovrà essere un fatto clamoroso (un manicomio) e aggiunge dettagli. Già nel luglio 2013, si era appreso da un confidente che era in preparazione un attentato ai danni del Magistrato. 

PERCHE' IL GIUDICE DI MATTEO E PERCHE'"AGENDE ROSSE"    

Il dottor Di Matteo indaga sulla trattativa Stato–mafia, avviata nel 1992 per loro stessa ammissione da due ufficiali del ROS dell’Arma dei carabinieri, l'allora colonnello Mario Mori e il capitano Giuseppe De Donno. Imputati nel processo in corso a Palermo, i due protagonisti della vicenda affermano però di aver millantato l'esistenza di una copertura politica, una volta verificata la disponibilità di Riina. L’intermediario della trattativa era l’ex Sindaco di Palermo Vito Ciancimino, alla vigilia di una SUA condanna definitiva per associazione mafiosa e corruzione.

Tre giorni dopo le nuove recenti minacce di Riina, al Magistrato Di Matteo viene sconsigliato di recarsi a Milano per l'interrogatorio del pentito Giovanni Brusca riguardante la trattativa. Intanto si attende l’esito delle promesse fatte dal Ministro dell’Interno Alfano di mettere a disposizione mezzi e dispositivi moderni ed efficaci per garantire la sicurezza del Magistrato e delle persone che lo scortano. Sabato 12 aprile,  proprio per invocare che le rassicurazioni date nel dicembre scorso diventino azione, il MovimEnto Agende Rosse, la cui anima è Salvatore, fratello del giudice Paolo Borsellino, ha promosso a Roma il "PRESIDIO NAZIONALE ANTIMAFIA - "PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI"

Immagini dai sit in per sostenere e proteggere Di Matteo

LA MAFIA TIRANNEGGIA LA NOSTRA VITA

Il figlio minore di Vito - Massimo Ciancimino - era l'ombra del padre. Sarebbe meglio dire che ne era al servizio, destinato ad accompagnarlo ovunque e a sbrigare ogni faccenda di suo interesse, su istruzioni precise e - almeno nei primi anni - senza discutere. Il processo in corso a Palermo è noto anche per le sue lunghe deposizioni, oltre che per lo scontro sulle intercettazioni che avevano casualmente coinvolto, come interlocutore dell'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Quest'ultima vicenda, com'è noto, si è conclusa con la decisione della Corte Costituzionale sulla loro inutilizzabilità e distruzione. L'ipotesi che lo stallo della trattativa, dopo le proposte di Riina, abbia poi determinato la reazione violenta del capo della cupola corleonese, con i tragici clamorosi attentati al giudice Paolo Borsellino (19 luglio 1992) e le bombe del 1993 e 1994 in luoghi simbolo del paese - a Roma, a Milano e in via dei Georgofili a Firenze - ha preso ormai definitivamente corpo. Sono stati indagati e sentiti molti protagonisti della scena politica e istituzionale di quegli anni. Alcuni di loro hanno raccontato ciò che sapevano solo poco tempo fa (sostanzialmente dopo le rivelazioni di Massimo Ciancimino del 2009). 

Ma trattativa a parte, anni e anni di intrecci e anzi di rappresentanza in importanti ambiti della vita pubblica - come dimostrano anche le sole incredibili vicende del Sindaco di Palermo Ciancimino e l'influenza di Salvo Lima nel partito di governo, negli anni '90 - sono faticosi da ricostruire e soprattutto da sciogliere. Serve un impegno profondo, assicurare costantemente mezzi, formazione, e più banalmente, rispondere ad esigenze logistiche; servono gesti e prove che lo Stato vuole farla finita con la mafia, i suoi metodi e le sue relazioni.

FAR SPARIRE LE MAFIE E' UN INVESTIMENTO

"Possiamo sempre fare qualcosa"

E' una frase semplice e bella di Giovanni Falcone. Non sempre lo spazio pubblico e dell'informazione è occupato dai fatti più importanti per i cittadini. Se ce ne siamo resi conto, però, sappiamo anche che è nostro compito fare il possibile per far emergere i nostri interessi reali. Spesso la Magistratura è l'istituzione che i cittadini sentono dalla loro parte, e assumono sempre più spesso il compito di sostenerla, a fronte di comportamenti indifferenti e magari ostili. E' così per la vicenda del Sostituto Di Matteo e dei suoi collaboratori. Non può essere consentito che persone il cui lavoro può comportare la perdita della vita - che già ogni giorno riserva loro pesanti limitazioni e preoccupazioni personali - non abbiano ogni giorno lo Stato dalla loro parte. Se c'è chi ritiene che non sia questa la logica che rappresenta e difende al meglio gli interessi della collettività, ha l'obbligo di dimostrarlo.

Oggi cronache e fatti di ogni giorno mostrano ciò di cui abbiamo bisogno. Mettiamoli insieme partendo però dalle cronache locali e da ciò che viviamo direttamente (anche senza considerare episodi gravi e frequenti di criminalità violenta): corruzione, piccoli ricatti, lavoro nero, la pericolosa condizione di sfruttabità delle persone immigrate, lo spaventoso inquinamento industriale che porta profitti a pochi e lutti a molti, evasione fiscale, e via via incompetenza, leggi inestricabili (che restano lettera morta o manipolabile), le promesse suggestive, l'informazione soffocante su fatti e occupazioni nelle giornate dei politici non sempre decisivi (piuttosto che sulle nostre vite e su quanto le coinvolge e condiziona profondamente), continuano - incrollabili - a segnare la nostra storia. 

Non c'è solo questo, per fortuna, ci sono anche begli esempi di successo, comportamenti virtuosi, esperienze che crescono. Purtroppo però, in giro per l'Italia, cronache e fatti non lasciano dubbi su quali siano le priorità da affrontare. Ma non c'è chi tiri davvero le fila di quello che viviamo. C'è se mai chi mette insieme informazioni diverse dalle nostre, mostra altro, sceglie strade comode, guarda da un'altra parte. Intanto molte imprese (anche senza considerare quelle sottoposte all'ingerenza diretta delle mafie, o che rinunciano in partenza, bruciando posti di lavoro) ripagano favori e informazioni con assunzioni obbligate e magari risparmiano sui materiali, i cittadini che "si ingeriscono" nelle faccende amministrative devono mostrare energie straordinarie per cavarsela, le amministrazioni pubbliche sono nelle mani dei più precoci nel dirigersi verso "cerchi magici" in cui venire pescati dai politici, le persone indipendenti, se prive di notorietà o particolari mezzi, sono considerate neglette o al massimo indegne di attenzione (e quando giovani, sanno che per lavorare bene ed essere apprezzati forse dovranno partire). Qualche scuola continua a crollare ... i terremoti mietono vittime, i fiumi diventano veleno ... 

In questo strano - e utile ad alcuni - mondo del silenzio sui problemi reali, bisogna farsi strada e rispondere insieme.

Note:

ROS = Raggruppamento Operativo Speciale dell’Arma dei Carabinieri.

Le notizie sulle minacce di Riina
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/01/21/news/i_dialoghi_di_riina_col_boss_in_carcere_deve_succedere_un_manicomio-76558763/

http://www.lastampa.it/2013/11/13/italia/cronache/riina-dal-carcere-minaccia-il-pm-di-matteo-mSTk949HU0jOMY6JMQ0kIL/pagina.html

La trattativa Stato-mafia in breve
http://it.wikipedia.org/wiki/Trattativa_tra_Stato_italiano_e_Cosa_nostra

Vito Ciancimino in breve
http://it.wikipedia.org/wiki/Vito_Ciancimino

NOTIZIE SUL PRESIDIO
Il ritrovo dei partecipanti è in Piazza Beniamino Gigli (davanti al Teatro dell'Opera) alle ore 12.00. Una delegazione ristretta, scelta da Salvatore Borsellino, potrà manifestare sul marciapiede di fronte al Ministero dell'Interno (dove non si è stati autorizzati a tenere un presidio affollato).

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