La guerra che si poteva evitare
Ogni 4 novembre l'Italia celebra la vittoria nella Prima Guerra Mondiale. Caduti, eroi, trincee, il Piave mormorò. Una retorica sacra e indiscutibile.
Ma c'è un aspetto che i libri di storia scolastici raramente approfondiscono, e che le celebrazioni ufficiali non amano ricordare: l'Italia nel 1915 scelse la guerra quando avrebbe potuto scegliere la pace, e la scelse consapevolmente, violando il diritto internazionale con motivazioni simili a quelle che oggi condanniamo in altri conflitti.
Questo articolo ricostruisce, passo dopo passo, i documenti e i fatti di quei mesi cruciali tra il 1914 e il 1915, per rispondere a una domanda scomoda: come poteva essere evitata la Prima Guerra Mondiale? E, in particolare, cosa avrebbe potuto fare l'Italia per fermare l'escalation invece di alimentarla?
La documentazione esiste, ed è chiara. Il fatto che sia poco conosciuta è già di per sé un problema.
Parte prima: la crisi del luglio 1914 e le violazioni del diritto internazionale
Prima di concentrarci sull'Italia, dobbiamo ricostruire il quadro giuridico dello scoppio della guerra. Secondo il diritto internazionale dell'epoca – che già riconosceva la legittima difesa come unica causa giusta di guerra e considerava illecita la guerra preventiva – le responsabilità sono chiare.
La cronologia delle violazioni
28 giugno 1914: l'arciduca Francesco Ferdinando viene assassinato a Sarajevo da uno studente bosniaco legato a nazionalisti serbi. Si tratta di un atto terroristico compiuto da un soggetto non statale, non imputabile allo Stato serbo.
23 luglio 1914: l'Austria-Ungheria invia alla Serbia un ultimatum di 48 ore con condizioni inaccettabili. È un atto diplomatico formalmente lecito, ma sostanzialmente provocatorio.
25 luglio 1914: la Serbia accetta tutte le condizioni tranne una e offre il ricorso alla Corte permanente dell'Aia. È un atto di buona fede che l'Austria rifiuta.
28 luglio 1914: l'Austria dichiara guerra alla Serbia. È una violazione del diritto internazionale: l'Austria non era stata attaccata. Non sussiste alcun requisito di legittima difesa.
30 luglio 1914: la Russia ordina la mobilitazione generale nella prospettiva di difendere la Serbia, sua alleata.
1 agosto 1914: la Germania dichiara guerra alla Russia. Altra violazione: la Russia non aveva attaccato la Germania. La mobilitazione non equivale a un attacco armato. La "difesa preventiva" da una minaccia futura non era legittima.
3 agosto 1914: la Germania dichiara guerra alla Francia. Ulteriore violazione: la Francia non aveva attaccato né minacciato immediatamente la Germania.
2-4 agosto 1914: la Germania invade il Lussemburgo e il Belgio, violando la loro neutralità garantita dal Trattato di Londra del 1839. È la violazione più grave: colpisce stati terzi, neutrali, che non avevano alcuna responsabilità nella crisi.
4 agosto 1914: la Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania, formalmente per difendere il Belgio. L'atto è un'escalation: la guerra non si limitò a sostenere il Belgio, ma fu una guerra totale che durò quattro anni.
Il ruolo dell'Italia nella crisi del 1914
L'Italia, in questa fase, si comportò correttamente. Il 3 agosto 1914 dichiarò la neutralità, giustificandola con il fatto che la Triplice Alleanza (stipulata con Germania e Austria nel 1882) era un patto difensivo, mentre l'Austria aveva attaccato per prima la Serbia. Il trattato non obbligava l'Italia a partecipare a una guerra offensiva. La neutralità italiana del 1914 fu giuridicamente legittima e politicamente saggia.
Il problema è ciò che accadde nei nove mesi successivi.
Parte seconda: le trattative segrete e l'offerta di pace austriaca (1915)
Mentre l'Italia era ufficialmente neutrale, il governo Salandra (presidente del Consiglio) e il ministro degli Esteri Sidney Sonnino avviarono trattative parallele e segrete con entrambi gli schieramenti. L'obiettivo non era mantenere la pace, ma ottenere il massimo tornaconto territoriale in vista dell'ingresso in guerra. Lo stesso Sonnino definì la politica italiana "sacro egoismo".
Cosa chiedeva l'Italia all'Austria (aprile 1915)
L'11 aprile 1915, l'Italia presentò all'Austria un progetto di trattato in 11 articoli. Le clausole principali erano le seguenti.
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Cessione del Trentino con i confini del 1810 (cioè fino a Bolzano, incluso gran parte dell'Alto Adige).
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Rettifica del confine orientale con l'inclusione di Gorizia e Gradisca.
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Trieste costituita in Stato autonomo e indipendente (non annessa all'Italia, ma sotto la sua influenza).
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Le isole dalmate di Lissa, Curzola, Lagosta, Cazza e Meleda.
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Riconoscimento della sovranità italiana su Valona (Albania).
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L'Italia si impegnava a mantenere la completa neutralità durante la guerra.
In cambio di tutto ciò, l'Italia non doveva combattere. Doveva solo restare neutrale.
L'offerta ufficiale dell'Austria (maggio 1915)
L'Austria, pur non accettando tutte le richieste italiane, fece una controfferta ufficiale intorno al 9-11 maggio 1915. I giornali dell'epoca, citando fonti diplomatiche, riportarono i termini:
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Cessione del Trentino fino a Merano (quindi includendo una parte significativa dell'Alto Adige, ma non fino al Brennero).
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Rettifica del confine a nord di Gorizia: l'Austria concedeva all'Italia il controllo delle alture sulla riva destra dell'Isonzo (il Monte Sabotino e il Monte Podgora), ma Gorizia restava all'Austria.
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Trieste diventava uno Stato autonomo, come richiesto dall'Italia.
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Cessione delle isole Curzolari (Lissa, Curzola, Lagosta).
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Campo libero in Albania meridionale (sostanzialmente il riconoscimento della sovranità italiana su Valona).
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L'Italia doveva restare neutrale, non entrare in guerra.
La valutazione di Giolitti
Giovanni Giolitti, ex presidente del Consiglio e leader della maggioranza parlamentare, valutò l'offerta austriaca come "soddisfacente". La stampa internazionale dell'epoca riportò che Giolitti informò il re Vittorio Emanuele III di ritenere le concessioni austriache sufficienti per un accordo.
La logica di Giolitti era semplice e razionale.
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L'Italia non era preparata per una guerra lunga e sanguinosa (la campagna di Libia del 1911-12 aveva già messo a dura prova le finanze).
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L'Austria offriva tutto ciò che l'irredentismo tradizionale chiedeva: Trento, Trieste autonoma, miglioramenti strategici sul confine orientale.
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Perché combattere per ottenere quello che si poteva ottenere senza spargimento di sangue?
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L'Austria, impegnata su più fronti, era disposta a concedere molto pur di tenere l'Italia neutrale.
Giolitti era convinto che attendere ancora avrebbe potuto portare a concessioni ancora maggiori, magari persino Trieste direttamente annessa. Il suo motto era "parecchio": l'Italia poteva ottenere molto senza combattere.
Perché l'Italia rifiutò l'offerta di pace
Nonostante l'offerta austriaca fosse reale e Giolitti la ritenesse accettabile, il governo Salandra-Sonnino la rifiutò. Perché?
La ragione è che il 26 aprile 1915, due settimane prima dell'offerta austriaca, l'Italia aveva già firmato segretamente il Patto di Londra con la Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia, Russia).
I termini del Patto di Londra erano molto più generosi di quelli austriaci:
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Trentino e Alto Adige fino al Brennero (tutto il Tirolo meridionale).
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Trieste direttamente annessa (non solo autonoma).
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Gorizia e Gradisca annesse.
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L'intera Istria.
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Parti della Dalmazia (Zara e isole).
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Valona e protettorato sull'Albania.
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Isole del Dodecaneso (già occupate dal 1912).
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Compensazioni coloniali in Africa e in Asia Minore.
In cambio, l'Italia doveva entrare in guerra entro un mese. Non restare neutrale, ma combattere contro i suoi ex alleati.
L'offerta austriaca, per quanto "soddisfacente" per Giolitti, era inferiore a quella dell'Intesa. Ma la differenza non era solo territoriale: era filosofica. Il governo italiano non voleva più solo completare l'Unità nazionale (prendere Trento e Trieste). Voleva diventare una grande potenza imperiale, con basi in Dalmazia, Albania e Mediterraneo orientale. Voleva la "Grande Italia".
Parte terza: il 1915, l'Italia viola il diritto internazionale
L'inganno parlamentare
Il Patto di Londra fu firmato senza l'approvazione del Parlamento italiano. La maggioranza dei deputati (circa 320 su 508) era favorevole alla neutralità e faceva capo a Giolitti.
Quando Giolitti tornò a Roma il 9 maggio 1915, forte di questa maggioranza, cercò di formare un nuovo governo per fermare la guerra. Ma scoprì che l'Italia era già vincolata dal Patto di Londra. Il re Vittorio Emanuele III, che aveva firmato il trattato, si oppose alle dimissioni di Salandra e alla formazione di un governo neutralista.
Tra il 10 e il 15 maggio 1915, l'Italia visse giorni di tensione. I manifestanti interventisti e nazionalisti scesero in piazza nelle "radiose giornate di maggio". Gabriele D'Annunzio guidò le proteste contro i "traditori" neutralisti. Le vetrine dei tedeschi furono infrante, ci furono scontrl tra interventisti e neutralisti, decine di migliaia di soldati furono chiamati a presidiare Roma.
Il 23 maggio 1915, l'Italia dichiarò guerra all'Austria-Ungheria. Entrò così nel conflitto armato.
La violazione del diritto internazionale
Secondo il diritto internazionale del 1914, la dichiarazione di guerra italiana fu un atto di aggressione.
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L'Italia non era stata attaccata dall'Austria. L'Austria stava combattendo Serbia, Russia e Francia, ma non minacciava l'Italia.
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L'Italia non aveva subito alcuna provocazione armata. La dichiarazione di guerra fu un atto volontario e unilaterale per conquistare territori.
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La motivazione ufficiale? La difesa delle popolazioni italiane "oppresse" dall'Austria. Ma perché allora fino a qualche mese prima era alleata con l'Austria?
Parte quarta: le conseguenze, la "vittoria mutilata" e l'ascesa del fascismo
L'Italia pagò un prezzo altissimo per la sua scelta: oltre 600.000 morti, quasi un milione di feriti e mutilati, un'economia devastata. Alla conferenza di pace di Parigi (1919), nonostante avesse vinto, l'Italia non ottenne tutto ciò che il Patto di Londra prometteva.
Il presidente americano Woodrow Wilson rifiutò di riconoscere il Patto di Londra perché contrario al principio di autodeterminazione dei popoli. L'Italia ottenne Trento, Trieste, l'Alto Adige e l'Istria, ma non la Dalmazia (abitata da slavi) e non Fiume (città italiana ma non prevista dal patto).
Gabriele D'Annunzio coniò l'espressione "vittoria mutilata", sostenendo che l'Italia era stata tradita dagli alleati. Questa retorica – falsa, perché l'Italia aveva ottenuto più di quanto qualsiasi altro paese avesse ottenuto in proporzione al costo della guerra – fu strumentalizzata dai nazionalisti e poi da Benito Mussolini per delegittimare lo Stato liberale e preparare l'ascesa del fascismo.
La guerra del 1915 non fu solo una violazione del diritto internazionale. Fu anche la madre del fascismo.
Conclusione: la lezione che rifiutiamo di imparare
La Prima Guerra Mondiale poteva essere evitata.
L'Austria offriva all'Italia la pace in cambio della neutralità. L'Italia, invece, scelse la guerra per ambizioni imperialistiche. Se l'Italia fosse rimasta neutrale, la guerra sarebbe continuata, ma senza il fronte italiano. Quanti morti in meno? 600.000 italiani, certo. Ma anche molte altre migliaia di austriaci, tedeschi, sloveni, croati.
La lezione è semplice, ma scomoda: chi oggi celebra la vittoria, ieri ha commesso le stesse violazioni che oggi condanna. Il diritto internazionale non può essere invocato solo quando fa comodo, contro i nemici di oggi, e dimenticato quando a violarlo siamo stati noi, oltre cento anni fa.
Il 4 novembre, quando si celebra la vittoria, sarebbe onesto ricordare anche la pace che si poteva avere. E che fu rifiutata.
Fonti e documentazione
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Documenti diplomatici del 1915: il progetto di trattato italiano dell'11 aprile 1915 (trascritto da Ferdinand Gruner, Der Treubruch Italiens, Monaco 1916); i cablogrammi dell'ambasciatore austriaco Karl von Macchio (maggio 1915).
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Stampa internazionale dell'epoca: The Press (Nuova Zelanda), 13 maggio 1915, riporta l'offerta austriaca e la valutazione di Giolitti; Manawatu Times, 13 maggio 1915, conferma; Otago Witness, 19 maggio 1915, descrive le manifestazioni di maggio.
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Enciclopedia Britannica: per i termini del Patto di Londra e il contesto italiano.
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Oxford Reference: per il Patto di Londra.
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1914-1918 Online Encyclopedia: per l'analisi critica dell'intervento italiano e il "sacro egoismo".
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Wikipedia (fonti primarie): per il testo dettagliato del Patto di Londra e la "vittoria mutilata".
Nota finale: questo articolo non intende negare le sofferenze dei soldati italiani nella Grande Guerra, né sminuire il sacrificio dei caduti. Intende invece ricordare che tutto poteva essere evitato. E quelle decisioni, nel 1915, furono sbagliate. Riconoscerlo dopo tanto tempo è onestà intellettuale.
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