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Sarebbe bastata una scintilla per provocare una esplosione come quella recente di Priolo

Incubo esplosione a Taranto nell'area riservata all'impianto di rigassificazione

Leo Corvace, portavoce del ''no'': ''In molti hanno bisogno della loro piccola Chernobyl per rendersi conto della realtà''. Trentacinque milioni di litri di greggio mettono a rischio la città
Daniele Marescotti4 maggio 2006
Fonte: © Copyright Redattore Sociale

Manifestazione contro il rigassificatore del 29 aprile 2006 a Brindisi

TARANTO - “Evidentemente molti, per rendersi conto della realtà, hanno bisogno della loro piccola “Chernobyl” in casa. Per fortuna non l’abbiamo avuta. Ma ci siamo andati vicini”. La dichiarazione è di Leo Corvace, coordinatore del Comitato “No al rigassificatore” di Taranto. Alle ore 18.30 del primo maggio un serbatoio dell’Agip raffinazione di Taranto si è rotto provocando la fuoriuscita di 35 milioni di litri di greggio. Da quel momento in poi è iniziata una lunga maratona per i vigili del fuoco al fine di scongiurare l’esplosione intorno al serbatoio 3002. “L’incidente alla raffineria - dice Leo Corvace – risolleva il problema della mancata corretta applicazione della direttiva Seveso sul territorio e conferma l’inadeguatezza del sito, individuato per la realizzazione del rigassificatore. A Taranto non è mai stata fornita un’adeguata informazione alla popolazione e non sono stati approntati gli adempimenti previsti dal D.M. del maggio 2001 per quanto riguarda le distanze fra queste industrie a rischio e le circostanti infrastrutture, costruzioni ed attività”.

Sarebbe bastata una scintilla per provocare una esplosione come quella recente di Priolo. La polizia ferroviaria ha sospeso il traffico dei treni che passano a poche decine di metri e che sono stati sostituiti con autobus. E’ stata bloccata anche la statale 106. E la città è rimasta sotto la “spada di Damocle” del disastro fino a quando i vigili del fuoco, dopo avere isolato il greggio con un’abbondante schiuma per evitare qualsiasi contatto con l’aria, sono riusciti con procedure lente e complicate a contenere l’allagamento, che si teme possa avere inquinato la falda acquifera. Ventitré operai del vicino impianto siderurgico dell’Ilva sono rimasti intossicati. Per circa 24 ore un odore nauseabondo ha invaso la città di Taranto. Lo scampato pericolo ha riacceso il dibattito sul rigassificatore a Taranto che dovrebbe sorgere a poca distanza dall’Agip raffinazioni. Afferma Leo Corvace: “L’incidente alla raffineria dimostra tutta l’avventatezza delle posizioni che, a vario titolo, sono state espresse a favore del rigassificatore. L’auspicio è un generale ravvedimento che possa servire a bloccare il progetto attualmente in fase di approvazione”.

Leo Corvace è anche presidente provinciale di Legambiente, di cui tuttavia non è portavoce sulla “questione rigassificatore” in quanto Legambiente ha specificato a Taranto di non essere pregiudizialmente contraria al progetto. A questo proposito si registra un suo ulteriore passo in avanti con l’approvazione del nuovo piano regolatore per il porto di Taranto all’interno del quale viene riservata l’area per l’impianto di rigassificazione. Verso questa decisione ha minacciato ricorso il MAC (Movimento di Azione Cittadina) che si avvale dell’esperienza del pilota del porto, comandante Gennaro Cimaglia.

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data 04/05/2006
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