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Ecomunita, l'Ambiente ha bisogno di noi

La situazione di Taranto è nella cronaca nazionale. Ma se guardiamo con l’analisi del cronista o dell’analista, ci accorgiamo che esistono diversi tipi di enunciazioni del movimento ambientalista tarantino. Una sorta di ambientalismo del dire, che punta ad occupare la stampa, i media.
9 maggio 2008
Ecomunità
Fonte: Corriere del Giorno

- Difesa della salute dei cittadini, tutela dell’ambiente, salvaguardia dell’ecosistema, sono questi gli obiettivi che Ecomunita, Associazione Onlus costituita a Taranto, intende prioritariamente perseguire con la precisa mission di migliorare la qualità della vita di tutti coloro che vivono e operano a nel capoluogo jonico. All’associazione aderiscono già tanti cittadini consapevoli, mossi dall’esclusivo fine di dare uno stop all’inquinamento, alla barbarie ecologica, al disinteresse sociale nei confronti della città di Taranto e della sua provincia.

Ecomunita, nel corso delle sue frequenti assemblee, ha varato una serie di iniziative. Alcune immediate, aperte alla partecipazione di tutti coloro che intendono impegnarsi per restituire decoro a questa città, altre più a lungo termine, perché prevedono alcuni step di accertamento e verifica, oltre che attività di denuncia civile.

Il primo appuntamento “operativo” di Ecomunita si è tenuto con la partecipazione del Comune di Taranto - Amiu Spa il 27 gennaio al Convento dei Battendieri splendida e dimenticata area sul Mar Piccolo, uno dei gioielli della città. Secondo appuntamento sabato 19 aprile alla Chiesa della Croce per una giornata di pulizia. La chiesetta della S.S.Croce sui Tamburi edificata alla fine del XVII secolo, dal beato Angelo da Acri, venuto a Taranto per predicare per la Quaresima, rappresenta uno dei simboli di Taranto.

E’ il primo sito di valenza storica, che appare a chi arriva da fuori città. Oggi, tuttavia, è solo un fatiscente ricettacolo di immondizia, macchinari abbandonati, materiali da discarica. Ecomunita non ha certo la pretesa di restituire del tutto rinnovato questo simbolo alla città, La chiesetta della Croce è posta al lato del cavalcavia che porta fuori dalla città nella zona nord (tra Taranto Vecchia e quartiere Tamburi)

I bambini di Taranto scrivono a San Cataldo: liberaci dalla diossina
Caro San Cataldo,
tu che venisti secoli fa dalla lontana Irlanda e ti fermasti nella nostra città per diffondere la parola di Dio e per questo motivo diventasti Vescovo, oggi non la riconosceresti perchè è molto diversa. Le industrie dell’acciaio, del cemento e dei carburanti hanno prodotto un forte inquinamento ambientale, esse scaricano in mare tutte le sostanze tossiche prodotte e inquinano il mare e l’aria. Dalle ciminiere escono tanti fumi che vanno e rimangono nell’aria. Questi fiumi farebbero male come fanno star male noi. Le malattie allergiche sono in forte aumento e ci stringono molte persone a cambiare città. Gli operai muoiono a causa di incidenti industriali e per malattie. Noi siamo ai primi posti per l’inquinamento da diossina. La nostra città è degenerata da questo punto di vista.

Caro San Cataldo se tu diminuissi almeno un poco questo inquinamento saremo tutti più felici, soprattutto noi bambini che giocheremmo all’aria aperta e puliti sicuri di non ammalarci e tante persone non morirebbero più a causa delle malattie provocate dall’inquinamento. Spero che tu esaudisca questa richiesta per il bene di tutti i bambini.

Davide Lampasso

Caro San Cataldo,
io mi chiamo Veronica, sono una bambina di 10 anni. Ti chiedo di proteggere me e tutti i bambini del mondo dalla diossina e da tutti i mali che esistono. Per favore fa che i criminali possano ragionare e cambiare vita, che ci sia più lavoro, più parchi dove i bambini possano giocare, fa che ci siano i canili per i cani. Ti prego di aiutarmi a realizzare tutti i miei sogni. Io pregherò sempre per me e per tutta la mia città.

Veronica Cecere
Il sito è fortemente compromesso da una mole notevole di rifiuti, anche ingombranti, e dalla folta vegetazione spontanea (tipica del periodo). Si può dire che è un biglietto da visita che si trova all’ingresso-uscita da Taranto. Non ci facciamo una bella figura. Occorrerebbero ben altre risorse ed energie. Ecomunita ha inteso dare a questo luogo una bella “ripassata” e richiamare l’opinione pubblica, solleticare la politica, su uno dei tanti tesori che Taranto possiede e che ignora.

Alla luce di quello che l’Associazione ha trovato in zona ha già programmato di effettuare un altro intervento domani, 10 maggio sempre alle ore 9, proprio il giorno di San Cataldo patrono di Taranto. La speranza è che almeno lui pensi alla bellissima città dei due mari, oggi completamente in abbandono ed in balia di se stessa o meglio dei vandali.

Ed a proposito di mare, importante è stato anche l’intervento effettuato il 20 aprile, sempre con la collabazione di Comune di Taranto e Amiu, da Ecomunita nell’ex Lido Nettuno, quel tratto di litorale che tanti anni fa veniva frequentato tranquillamente dai tarantini, quando il mare era pulito e le spiagge cittadine erano piene.

Lì in Viale Virgilio, altro magico luogo della Taranto di un tempo, oggi assolutamente abbandonato. La spiaggetta si trova accanto al Circolo velico ex ILVA oggi del Vivere Solidale, che dovrebbe pensare a tenere più pulito un posto incantevole come quello.

In origine su quel versante si trovavano i lidi dei nostri progenitori, come lido Taras, lido Nettuno fino a Santa Lucia, erano uno attaccato all’altro prima che la speculazione edilizia degli anni 50-60 costruisse le nostre punta-perotti, prima che l’industrializzazione del porto e dell’italsider costringesse i tarantini a fare 30 km per trovare una spiaggia ed un mare balneabile.

E’ stata una giornata ricca di sorprese e di visite quella portata avanti da Ecomunita. Il primo è stato il neo assessore all’ambiente del Comune di Taranto, Sebastiano Romeo, poi è stata la volta del leader della lista cittadina Antenna Taranto 6 e ex sindaco Giancarlo Cito, quindi quella inaspettata del sindaco di Taranto Ezio Stefano
che rastrello in mano si è messo subito all’opera pulendo anche lui un bel tratto di spaggia. Una giornata che, anche questa, si ripeterà nelle prossime settimane perché l’obiettivo finale è quello di restituire questo bene della Comunità ai cittadini di Taranto.

Sarebbe bello poter registrare la prossima volta la collaborazione spontanea degli stessi cittadini che devono riappropriarsi di quanto appartiene loro partecipando attivamente a questi momenti di socialità. E’ tutto semplice, basta collegarsi al sito www.ecomunita.it vedere quello che l’Associazione sta facendo e dare la propria disponibilità.

La situazione di Taranto è nella cronaca nazionale. Un inquinamento quarantennale è balzato nel circuito mediatico. E’ allarme. Ma se guardiamo con l’analisi del cronista o dell’analista, ci accorgiamo che esistono diversi tipi di enunciazioni del movimento ambientalista tarantino. Una sorta di ambientalismo del dire, che punta ad occupare la stampa, i media. Spesso finendo con il creare allarmismo che determina effetti a catena spesso incontrollabili e che non fa bene ai cittadini ed al sistema economico.

Se si ha paura non si ha il tempo di riflettere. Pensiamo a questa storia della diossina. Partita con il convegno di TarantoViva, il DUT (Diossina Uomo Taranto) quella iniziativa si poneva il compito strategico di avviare un percorso di riflessione impegnando la Pubblica Amministrazione a fare lo streening di massa. Con l’intanto a lanciare l’allarme, tenere alta l’attenzione, ma non creare l’allarmismo. La cosa s’era capita, il clamore c’è pure stato, il vaso di Pandora era pur tracimato.

Un passaggio successivo e naturale, sentendo gli stessi dirigenti dell’associazione, era puntare ad un campionamento serio di 400 individui, magari trovando risorse adeguate. Sempre nel segno della sussidiarietà rispetto agli enti preposti al controllo. In realtà gli enti si sono mossi con le analisi fatte dall’Asl e primi provvedimenti assunti e tesi, da un lato a circoscrivere il danno (vedi gli allevamenti ovini interessati), dall’altro trovare le opportune strategie per affrontare il problema nel suo insieme.

Invece uno stillicidio di dati, pur realizzati con la generosità di associazioni di volontari, a proprie spese, rischiano, a nostro avviso, generalizzazioni, senza un percorso compiuto di analisi corretta del territorio che dia il segno della qualità fuori da ogni episodicità. Con il risultato d’essere ora nella polemica se i dati siano nella norma o meno, se si può allattare o meno, se si può mangiare o meno. Già i primi gruppi organizzati di turisti annunciano disdette nella zona di Castellaneta.

Noi abbiamo il concetto dell’ecologismo a tutto campo. Così come non esiste un solo inquinante, è pur vero che non esiste una unica fonte di inquinamento. E la dimensione etica dell’ambientalismo non può essere legata nè ad uno specialismo, né ad una campagna-spot martellante. Ecco perché crediamo che sia urgente e necessario promuovere una associazione che ponga i fatti al primo posto, l’agire in prima persona come elemento della discontinuità con il passato, come momento educativo e coinvolgente.

Se non si conosce ed ama la natura non la si difende. Così è pur vero che, se non si conosce ed ama una città, non si percepisce il senso della comunità, non emerge la etnia, il segno tangibile dell’appartenenza. Le opere di bonifica ambientali proposte da Ecomunita, servono a questo, la riscoperta di luoghi e tradizioni, da pulire, riportare alla bellezza di un tempo. Per tornare a casa nostra, in quella dei nostri padri, senza rifiuti, senza smog, senza veleni. Cosi si costruisce una cultura ambientale che aiuta a fare tutte le battaglie per la rinascita della città.

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