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«Qui mare e Museo sono bellissimi valorizzateli bene»

In questa lunga e affascinante carriera, ha sfiorato Taranto per ben tre volte, tuffandosi dalle coste della vicinissima San Pietro in Bevagna. Quilici, scrittore-giornalista, fotografo e regista cinematografico, ieri è tornato a Taranto. Ed entro l’anno terminerà anche un film ambientato proprio in Puglia.
17 maggio 2008
Pamela Giuffré
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

. Quando si è immerso in mare per la prima volta - correva l’anno 1947 - Folco Quilici non era neppure maggiorenne. Ha cominciato per passione. Poi i fondali marini, e più in generale la natura, lo hanno assorbito al punto tale da diventare il suo lavoro, parte integrante della sua vita.

In questa lunga e affascinante carriera, ha sfiorato Taranto per ben tre volte, tuffandosi dalle coste della vicinissima San Pietro in Bevagna.

Quilici, scrittore-giornalista, fotografo e regista cinematografico, ieri è tornato a Taranto ospite dell’associazione culturale «Marco Motolese» per la nona edizione del convegno «I giovani ed il libro» sul tema «Mare Nostrum» (iniziativa sostenuta con generosità anche dal Centro servizi volontariato).

Durante la manifestazione - appuntamento fisso con la promozione del libro e della lettura tra i giovani, organizzato dalla presidente Carmen Galluzzo Motolese, mirato quest’anno a valorizzare il mare come risorsa culturale ed economica del territorio - Quilici ha presentato il suo ultimo libro: «I miei mari». Ma lo scrittore sta già lavorando ad u n’altra opera, «Pantelleria», un progetto sull'archeologica subacquea.

Ed entro l’anno terminerà anche un film ambientato proprio in Puglia.

«Non ho progetti in cantiere sul mare di Taranto per ora - ammette Quilici - ma di sicuro ho intenzione di tornare in questa città per filmare e fotografare il Museo archeologico. E’ un contenitore di inestimabili ricchezze che merita più attenzione».

Quali consigli può dare ai tarantini per non «dimenticare» la loro storia e per raccontarla al resto del mondo?

«Sfruttare al massimo le proprie risorse, da quelle storico- archeologiche a quelle artistiche e naturali. Ricordo che l’ultima volta che mi sono immerso da queste parti per un progetto sui sarcofagi romani, c'erano migliaia di esemplari di pinna nobilis, alti quasi un metro. Non sono un ecologo, ma so bene che se qui cresce ancora questa sorta di conchiglia gigante, sempre più rara per effetto della pesca a strascico, significa che il fondale marino è ancora ricco. Questo tesoro va custodito gelosamente».

Ma anche «mostrato» al pubblico?

«Certo, insieme ai preziosissimi reperti del Marta, che, posso ben dirlo, è splendido. Credo sia uno dei Musei più belli d’Italia. Ma in pochi ne sono consapevoli perché arrivare a Taranto è piuttosto complicato. E invece per valorizzare questo patrimonio oltre i confini cittadini bisognerebbe migliorare le infrastrutture. Le strade, ad esempio, se avere un aeroporto attivo è così complicato. E poi andrebbero realizzati parcheggi anche fuori città se non v'è modo di costruirli in centro, organizzandosi con navette che accompagnino i turisti. Il centro storico di Taranto è un gioiello. Si potrebbero aprire o ristrutturare ristoranti ed alberghi in questa zona. Riutilizzare le strutture militari».

E dal punto di vista ambientale il nostro mare come le sembra?

«Ripeto, non sono un biologo. Non voglio e non posso esprimermi. Ma quella macchia nera, anzi rossa, d’inquinamento da industria che aleggia sulle vostre teste, la vedo anch’io»

Alla “Persefone Gaia” affianchiamo gli “ori”

Caro direttore,
il prezioso reperto archeologico denominato: “Persefone Gaia”, statua che raffigura la “Dea in trono di Taranto”, opera scultorea del 480 a.C., trafugata dal nostro territorio in epoca di saccheggi incontrollati, tornerà, dopo 95 anni, dal “Pergamon Museum” di Berlino, per essere esposta per tre mesi nel M.ar.TA. Suppongo che questo straordinario avvenimento ci offrirà una buona occasione per “ipervalorizzare” il nostro Museo, non solo con elucubrazioni accademiche ed elitarie, ma soprattutto per renderlo meta di un grande richiamo turistico-culturale nazionale ed estero, ed una massiva partecipazione della cittadinanza che accentui l’importanza di questo “evento”.

Suppongo pure che non mancherà un “fattivo” interessamento dell’assessorato regionale al Turismo, della Soprintendenza per i Beni Archeologici e del Ministero dei Beni Culturali, affinchè sia tributato alla “Dea in trono di Taranto”, il più grande onore, affiancandole anche una mostra dei famosi “Ori di Taranto” che le faccia da ricca cornice per sinergizzare un connubio celebrativo dello splendore artistico della Taranto ellenistica.

Intanto, chiedo ai componenti del “Tavolo per il Turismo” se non ritengano opportuno che in questa occasione si dia anche un “marcato” risalto a quella singolare collezione di gioielli che tanto successo ha riscosso in mostre allestite presso altri musei nazionalied esteri, ma che, in verità, ne ha ricevuto “pochino” in questa città.

Infatti, anche se nel lontano 1986 fu allestita una mostra di quei gioielli, si deve ricordare che essa fu realizzata con scarso “entusiasmo” perchè poco pubblicizzata e solo per seguire l’esempio dato dalla città di Milano, che l’aveva già realizzata due anni prima nei “Saloni espositivi di Brera”, riscuotendo un grande successo per numero di visitatori.

Ed in questi ultimi anni non si è notato un eccessivo interesse per quel patrimonio che non è stato “curato” più di tanto, perchè mandato “pellegrino” in giro per il mondo in mostra presso altri musei, piuttosto che farne una peculiare attrazione turistica della nostra città. In seguito, è addirittura scomparso dalla ribalta espositiva, perchè mandato in “esilio” per lunghi sette anni nel decentrato Palazzo Pantaleo della città Vecchia, per i lavori di ristrutturazione del Museo.

Ed oggi che finalmente questo tesoro è ritornato nella sua sede storica, elegantemente ristrutturata ed ampliata, perchè non dargli tutta l’importanza che gli compete in un grande spazio tutto particolare che lo esalti? Non è riduttivo di valore accomunarlo in un normale percorso espositivo?

Per riscattarlo dalla scarsa “attenzione” nei precedenti anni, perchè non esaltarlo con una grande mostra che in questa città non hai mai avuto, mobilitando senza risparmio tutti i mezzi mediatici (TV nazionale e locale, pubblicità su tutte le più importanti testate e riviste specializzate ed inviti per convegni archeologici)? Creeremmo così un più efficace supporto attrattivo che darebbe alla “Persefone Gaia” un rispettoso e festoso... “Benvenuto”!

Non so se quanto ho esposto sarà recepito dalle Istituzioni, ed è per tale dubbio che mi domando: ma il semplice e singolo cittadino che propone qualcosa per la collettività, può avere... “voce in capitolo”?

Cari saluti
dott. Mario D’Alò

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