«Noi possiamo vincere»
Siamo tantissimi, più dell’altra volta, e abbiamo tutti un'unico obiettivo: abbinare la salute all’occupazione. Vogliamo dimostrare che con la riduzione delle sostanze inquinanti è possibile vivere bene e lavorare bene, una cosa non esclude l’altra». Il dottor Giuseppe Merico, tra i maggiori artefici della mobilitazione tarantina contro l’inquinamento, ha espresso così la soddisfazione per il successo della marcia di sabato mattina. Certo, sullo sfondo c’è anche l’amarezza per gli attacchi sferrati da Giancarlo Cito proprio alla vigilia della manifestazione (l’accusa principale è quella di strumentalizzare i bambini), ma il sentimento prevalente è la gioia per aver portato in piazza circa ventimila persone. Una piazza a cui Merico ha parlato con il cuore, ricorrendo allo stesso slogan utilizzato dal nuovo presidente degli Stati Uniti Barack Obama: “Yes, we can”. «Sì, noi possiamo sconfiggere il mal d’aria, battere la diossina, i fumi, le polveri. La comunità tarantina ha dimostrato di volerlo con tutte le sue forze. E oggi siamo qui per dirlo», ha detto Merico rivolgendosi al governatore Vendola, alle altre istituzioni, all’Ilva e a tutte le altre aziende presenti sul territorio.
Dai cento-centocinquanta di qualche anno fa, ai ventimila di sabato Taranto è cambiata? Forse. La sensazione di un’inversione di tendenza c’è, ma è presto per ritenerla tale. Questa nostra città insegna che molto spesso s’è appassionata a temi importanti. Appassionata al punto tale di lasciarsi coinvolgere, un po’ per aggrapparsi finalmente a qualcosa o qualcuno che riuscisse a darle dignità, un po’ perché la disperazione ti spinge ad alzare la testa e provare una reazione. Sì, Taranto nella sua storia a volte ha saputo anticipare i tempi. Nel corso della costruzione dell’Arsenale, nei primi del ‘900, addirittura inscenò il primo sciopero, tanto da costringere alcune migliaia di forze dell’ordine (già, proprio così) a stringerla d’assedio. Durante il ventennio fascista, spinti dalla fame alcuni nostri antenati si ribellarono alla politica dei prezzi adottata dai commercianti, tanto da contare qualche vittima negli scontri di piazza. Insomma, in fondo non sempre questa città è stata ‘molle’. Oggi parliamo di un tema, quello ambientale, che sta coinvolgendo tutti. Sabato mattina c’erano ventimila persone a sfilare, il 10% della popolazione. E stavolta c’erano sì i bambini, gli studenti, gli ambientalisti, ma c’erano anche i pensionati, tanti professionisti, commercianti, gente comune. Qui non si fa retorica, seppur il rischio esiste. Però, l’anima di una città non corre dietro a una promessa, semmai sceglie spesso la speranza. Taranto può e deve marciare ancora, non accontentandosi: è il senso che va veicolato da qui a domani. Perché troppe volte l’illusione ha raggi rato la comunità, e non è proprio il caso che accada pure in questo caso. Dai cento- centocinquanta di qualche anno fa, ai ventimila di sabato. Forse, è la traccia sul quale va impostato il futuro. Magari passando dai ventimila ai tenta-quarantimila. In fondo, oggi c’è maggior coscienza ambientale, nonostante i timori di ritorsioni occupazionali. In fondo, insomma, quelle ciminiere adesso fanno meno paura. Vendola contro Franzoso e Prestigiacomo Almeno lui c’era, Nichi Vendola. E con lui c’erano altri esponenti del Consiglio regionale, che entro Natale (almeno così spera il presidente) dovrebbe approvare il disegno di legge “antidiossina”. Come ci ha spiegato durante la manifestazione. «Un anno fa ho chiuso il mio intervento al congresso nazionale della Lega Ambiente sulla questione delle diossine a Taranto. Ho chiesto un aiuto, perché avremmo riproposto, con ritmo incalzante su tale argomento. E l’avremmo fatto con le stesse modalità seguite dal Friuli Venezia Giulia, in quanto questa Regione non aveva fatto, a differenza del “cazzeggio” tarantino, nulla di differente da quello che abbiamo fatto noi.
Parole pesanti poi per l’on. Pietro Franzoso: «Dovrebbe spiegare al suo ministro, il ministro Stefania Prestigiacomo, che per tre vole le ho proposto di fare un accordo per fare insieme e per vincerla insieme, questa battaglia. Il centrodestra si è pentito? Allora vengano qua e soprattutto vengano in aula: perché dobbiamo impegnarci tutti a votare la legge prima di Natale. Questa è la sfida: altrimenti questa manifestazione si risolverà nel solito, inutile, giro di valzer».
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