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Ilva, il morto era lì gli altri lavoravano

Nelle parole di Rocco Palombella, segretario della Uilm, senti un’amarezza acre che quasi toglie il respiro come il fumo dell’Ilva. «l’operaio polacco era lì, morto a terra. I dipendenti delle ditte, all’esterno dell’altoforno numero 4, restavano zitti, muti, impauriti. Continuavano a lavorare. Non è possibile»
13 dicembre 2008
Fulvio Colucci
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

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TARANTO - «Ma lei sa che per far scioperare i lavoratori delle ditte dell’appalto abbiamo minacciato il blocco immediato di tutta la fabbrica? E l’operaio polacco era lì, morto a terra. Morto, si rende conto? I dipendenti delle ditte, all’esterno dell’altoforno numero 4, restavano zitti, muti, impauriti. Continuavano a lavorare. Non è possibile».

Nelle parole di Rocco Palombella, segretario della Uilm, senti un’amarezza acre che quasi toglie il respiro come il fumo dell’Ilva. «Io ho conosciuto il capo del reparto in cui lavorava il povero Zygmunt Paurowicz. Non dimenticherò il suo dolore: era disperato, mi parlava di Zygmunt. Piangeva. Ecco perché ripeto: non possibile…».

Cosa?

«I sindacati hanno dovuto faticare per convincere i lavoratori dell’appalto a far sciopero subito dopo l’incidente mortale. Non volevano lasciare l’altoforno numero 4. Assurdo, incredibile, ma vero. I capi non dicevano loro nulla. Poi sa, in quella babele di lingue. I lavoratori erano intimoriti».

Non sapevano nemmeno chi foste?

«Più o meno. Ma il problema è certamente più complesso».

Perché?

«Si dice: voi sindacati non sapevate che all’Afo 4 c’erano tanti lavoratori extracomunitari. Chi li ha assunti? A quali condizioni? La sicurezza era garantita? Cosa avete fatto per loro?».

Già, cosa avete fatto?

«Niente che non fosse in nostro potere fare. Ma potevamo fare poco».

Spieghi perché...

«In passato c’era una procedura che consentiva ai sindacati di dare il proprio via libera per il nulla osta che consentiva ad uno straniero di lavorare in Italia, attraverso l’Ufficio provinciale del lavoro. Noi potevamo così verificare l’idoneità professionale della persona prima che venisse avviata al cantiere. La legge è cambiata. Ora dovrei andare a chiedere a ogni lavoratore chi è, da dove viene, quali esperienze professionali ha. E quello potrebbe rispondere: tu chi sei?».

All’Afo 4 c’erano e ci sono, dalla scorsa estate, albanesi, marocchini, addirittura indiani. Erano regolari, erano inquadrati, li avete censiti?

«Su questo voglio chiarire alcune cose. La prima: in ragione di quanto detto a proposito del potere di controllo dei sindacati poco si poteva fare per avere effettivamente un quadro completo della situazione. La seconda: le ditte che vengono da altri paesi, europei ed extraeuropei, portano con sé i propri lavoratori. Non è un’eccezione. Ci sono imprese di Taranto che lavorano in Germania con operai di Taranto. Questo particolare consente di sottolineare come il sindacato non è contro i lavoratori stranieri».

Ci manca pure l’accusa di razzismo…

«Beh, in giro non ci mettono molto a sparare contro un bersaglio grosso come il sindacato. Perciò dico: non siamo contro l’ingresso di lavoratori stranieri nel nostro Paese, ci mancherebbe. Ma certamente chi entra in Italia deve conoscere la lingua ed essere informato».

Con la situazione di crisi che c’è all’Ilva questo diventa un problema nel problema.

«No, non credo. Occorre dare ai sindacati poteri e strumenti in un quadro normativo aggiornato. Ricordo che per quanto riguarda l’altoforno numero 4 ci siamo dovuti “fidare” del piano sulla sicurezza presentato dall’Ilva. Lì c’era scritto che tutto si sarebbe svolto a regola d’arte perché tutto era previsto nei minimi dettagli. Lei sa che l’accesso al forno dell’Afo 4 è più stretto di un tubo? Poi c’è la questione appalto…».

Cioè?

«Qui entriamo nel discorso sul quadro normativo aggiornato. L’Ilva controlla l’affidamento dell’appalto. Nel caso dell’ultimo incidente, la ditta per la quale lavorava l’operaio polacco, la “Pirson Contractors”, aveva ricevuto in subappalto la ristrutturazione dell’altoforno dalla “Paul Wurth”. I rapporti, in questo caso, sono regolati dal codice civile e non si può certamente derogare. Perciò i sindacati si battono per regolare diversamente la materia in modo da garantire maggiori controlli sulle aziende dell’appalto. Il tallone d’achille del problema sicurezza resta ancora quello…».

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