Una comunità rurale della costa indiana difende la propria foresta da un gigante dell’acciaio. La stampa locale prova a richiamare l’attenzione della comunità internazionale e noi di PeaceLink accogliamo volentieri la richiesta, supportando questa collettività di attivisti, pescatori e agricoltori.
29 novembre 2021 - Cinzia Marzo
E' stesso sito in cui POSCO non riuscì a creare un'acciaieria per l'opposizione della popolazione
In India i cittadini della regione sono contrari al progetto di Jindal e difendono l'ambiente dal rischio di deforestazione. E' previsto un taglio di un'area forestale per far posto a un maxi-stabilimento della JSW Steel da 12 milioni di tonnellate annue di acciaio
L’aumento dei costi per l’investimento iniziale, associati alla crescita globale della produzione di acciaio e al conseguente crollo dei prezzi, ha dissuaso la Posco a continuare ad insistere sul progetto di Odisha, convincendo invece il gruppo coreano a rivolgere la propria attenzione verso altre regioni ed opportunità.
L'economista statunitense Paul Krugman smonta il mito dell'autosufficienza energetica e mostra chi guadagna e chi perde quando scoppia un conflitto in una regione petrolifera. Chiedersi a chi serve la guerra non è retorica pacifista. È economia applicata.
La base di Ali Al Salem ospita una parte consistente dei 13.500 militari statunitensi distribuiti nelle tre basi kuwaitiane (ci sono anche le basi di Camp Arifjan e Camp Buehring). Lì c'erano oltre trecento militari italiani, ora in buona parte evacuati.
Per comprendere l'attuale politica occorre risalire al dominio petrolifero occidentale messo in crisi dalla nazionalizzazione del 1951. La risposta occidentale fu un colpo di stato organizzato da CIA e MI6 — la cosiddetta Operazione Ajax — che portò al potere lo Scià Pahlavi.
La rete raccoglie artisti da ogni continente: dall'Eritrea all'Argentina, dalla Germania all'India, dagli Stati Uniti alle Filippine, passando per Bangladesh, Sri Lanka, Colombia, Uruguay, Australia, Spagna, Portogallo e molti altri paesi ancora.
Nel 2003 chi avvertì i rischi di un disastro militare e umanitario aveva visto giusto. Valeva la pena riflettere allora. Vale ancora più riflettere oggi prima che sia troppo tardi. PeaceLink si è schierata contro la guerra nel 2003. Lo fa di nuovo oggi.
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