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Acque torbide in Abruzzo...

... tra commissariamenti, inchieste ed aumenti tariffari. Comitati al via con la Campagna di Obbedienza Civile
18 febbraio 2012 - Forum Abruzzese dei Movimenti per l'Acqua Pubblica

banner referendario del comitato "Salva l'Acqua" Abruzzo

Poco prima della vacanze di Natale i Presidenti delle 4 provincie abruzzesi insieme ai sindaci hanno tentato il colpaccio dell’acqua. Infatti in Provincia di Chieti, Teramo e L’Aquila è stata votata la revisione dei piani d’ambito senza alcuna partecipazione di cittadini ed associazioni e senza tener conto del voto di 500.000 abruzzesi; infatti non è stata scorporata dalla tariffa la quota relativa al 7% di remunerazione del capitale, nonostante le diffide inviate dal Comitato referendario. Gli aumenti delle tariffe saranno anche oltre il 10% . In provincia di Pescara, per ora, la mobilitazione popolare è riuscita a bloccare gli aumenti e si è aperto un tavolo di confronto tra comitati e sindaci.

Qual è il contesto nel quale sono avvenuti gli aumenti natalizi? Tutti gli enti d’ambito abruzzesi sono commissariati dal 2007, le 6 società di gestione, ancora senza contratto di servizio, presentano, come è emerso dalla stessa ricognizione del commissario unico straordinario (CUS) Pierluigi Caputi, una gestione poco trasparente, con mancati investimenti e utilizzo improprio delle risorse pubbliche, insomma 6 gestioni fallimentari. Un esempio di questa cattiva gestione è ACA Spa, la società in house che gestisce il servizio idrico integrato nella provincia di Pescara e di popolosi comuni limitrofi della provincia di Chieti e Teramo. L’ACA ha sul groppone dei propri dirigenti e presidenti (passati ed attuali) numerose inchieste. L’oggetto delle indagini riguarda: cattiva gestione, mancati investimenti, storno selvaggio di bollette, assunzioni clientelari. Lo stesso CUS Pierlugi Caputi è indagato in un’inchiesta, emblematicamente denominata “Partito dell’acqua”, che coinvolge dirigenti, impiegati dell’ATO e componenti dell’ex CDA, tra questi ci sono anche l’ex Parlamentare del PD e attuale sindaco di Pianella (Pe) Giorgio D’Ambrosio, l’ex sindaco di Francavilla al mare (Ch), Roberto Angelucci e l’attuale sindaco di Montesilvano (Pe) Pasquale Cordoma del PDL .

Oltretutto l’attuale Legge regionale (LR.9/2011) per il riordino del Servizio Idrico Integrato (che consta di un solo articolo), approvata poco prima del referendum, è un pasticcio che non ha eguali in Italia ed è esposta a numerosi dubbi di legittimità ed efficacia (non da ultima l’impugnativa operata dal Governo Berlusconi). La LR 9/2011 fortemente voluta dall’Ing. Caputi, nella sua duplice veste di Commissario e dirigente regionale del servizio idrico, ha di fatto esautorato i Comuni e quindi i Sindaci dal loro reale compito di pianificazione e controllo. Essa prevede la riduzione da 6 ATO ad un ATO unico (ATUR), controllato dall’Ente Regionale per il Servizio Idrico Integrato (ERSI) composto sostanzialmente dall’Assessore regionale e dai Presidenti delle 4 Province.

Cosa accadrà con l’abolizione delle province? Dove sono stati relegati i sindaci?

La legge prevede assemblee dei sindaci su base provinciale, queste assemblee sono denominate ASSI ed esprimono pareri obbligatori, ma in realtà non hanno un reale potere decisionale, in quanto ratificano scelte confezionate altrove. Gli aumenti tariffari sono stati votati dalle ASSI in base a piani d’ambito elaborati dal CUS, la legge regionale inoltre prevede che le votazioni avvengano a maggioranza semplice dei presenti, questo può significare che pochi piccoli comuni (magari di tremila abitanti) approvino aumenti di tariffa per un’intera Provincia. Questa criticità è emersa in modo evidente nell’approvazione del Piano d’ambito dell’ASSI della Provincia di Chieti, in quest’occasione alcuni grandi Comuni a partire dalla stessa città di Chieti, non hanno potuto votare, perché la legge regionale non considera né quei comuni il cui gestore ricade in una provincia differente dal proprio ASSI né quelli a gestione diretta. Per questo come comitati abbiamo più volte definito la legge approssimativa e antidemocratica, insomma un vero pastrocchio.

La gestione dell’acqua in Abruzzo mal si coniuga con la trasparenza.

Ora la campagna di obbedienza civile partirà su tutto il territorio regionale e avrà come obiettivo riportare trasparenza nelle acque torbide abruzzesi.

Obiettivo dei comitati il ricorso al TAR per i piani d’ambito approvati, l’auto-riduzione delle bollette secondo l’esito referendario e la revisione della legge regionale all’insegna della partecipazione, della trasparenza e della gestione di bacino idrico.

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