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Priorità e scelte del bilancio della difesa USA e sue relazioni con la difesa italiana

il ministro ha giurato sulla Costituzione italiana ed è chiamato al rispetto della volontà popolare della quale è un rappresentante
29 gennaio 2012 - Rossana De Simone

addestramento militare

Nel settembre 2001, dopo l’attacco alle Torri gemelle di New York che diede la spallata definitiva alla recessione americana (peggiore di quella ai tempi della guerra del Golfo nel 1991), il presidente Bush portò il budget della Difesa oltre i 380 miliardi di dollari.
Ben 122 li destinò ad acquisizioni, investimenti e ricerca in nuovi sistemi d’arma. Da allora gli USA si sono permessi aumenti di budget militari del 73 per cento, sino a consumare il 20 per cento della spesa federale degli Stati Uniti.
Nell’ultimo anno la Casa Bianca e il Pentagono hanno riorientato la strategia militare americana verso l’Oceano Pacifico e Indiano, e la Cina è diventata la preoccupazione principale insieme alla Corea del Nord, il Pakistan e l’Iran.
Anche se il segretario alla Difesa Panetta ha annunciato la fine della capacità USA di condurre due guerre insieme, ha omesso di dire che le guerre dichiarate finite, dal’Iraq alla Libia, hanno evidenziato che l’obiettivo della guerra non era la stabilizzazione dei territori e neanche la creazione di un nuovo ordine pacifico.
Eppure alle dichiarazioni del segretario della Difesa e del presidente del Joint Chiefs of Staff Gen. Martin E. Dempsey, riguardanti le decisioni più importanti del bilancio 2013, lobbisti, think-tank conservatori e repubblicani candidati alla presidenza, hanno rilanciato la minaccia dell’Iran “uno sferragliare di sciabole”, della Corea del Nord “in cui si è insidiato uno dei leader più inesperti e imprevedibili del mondo che ha il suo pollice sul pulsante nucleare del paese” e della primavera araba “che si è trasformata in un lungo inverno di malcontento”.
Non è dunque possibile per il momento di ridurre il budget della difesa.
http://www.washingtonpost.com/world/national-security/pentagon-budget-set-to-shrink-next-year/2012/01/26/gIQALpfNTQ_print.html
Il segretario alla Difesa starebbe quindi indebolendo la rete di sicurezza che ha protetto gli interessi vitali degli Stati Uniti in tutto il mondo dal 1945. La strategia dell'amministrazione Obama non sarebbe sufficiente a mantenere la nazione sicura, libera e prospera.
Le spese militari degli Stati Uniti rappresentano il 43 per cento del totale delle spese nel mondo. Qui ci sono grafici che indicano l’aumento delle spese militari: World Military Spending http://www.globalissues.org/print/article/75#USMilitarySpending
I conservatori evitano intenzionalmente di ricordare che la spesa complessiva della difesa è sei volte quella della Cina, una dozzina di volte superiore a quella della Russia, e che il 60 per cento degli americani accusano la spesa militare e quei conflitti, di essere le maggiori cause dell’ indebitamento degli Stati Uniti e della loro sofferenza.
Rispetto all’Europa, nel 2010 i governi dei 26 paesi hanno speso 194 miliardi di euro, gli Stati Uniti ne hanno speso 520 o 689 miliardi di dollari. Confrontando la spesa per la difesa con altri dati macroeconomici, nel 2010 le spese per la difesa degli Stati Uniti rappresentavano il 4,8% del PIL, in Europa l’1,6%. Per quanto riguarda gli investimenti, l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno speso rispettivamente il 20% e il 30%; mentre la percentuale dedicata alla ricerca e sviluppo è stata di 9 miliardi (4,4%) per la UE e di 58 per gli USA (11,2%). L’Unione europea ha più personale militare (80% contro il 66%), quello schierato è il 4% contro il 14%. http://www.eda.europa.eu/News/12-01-25/EU_and_US_government_Defence_spending
La paura di non ottenere più lauti budget per la spesa militare è stata enfatizzata durante la presentazione del rapporto 2011 della Nato a Bruxelles. Il segretario generale dell’Alleanza atlantica Anders Fogh Rasmussen ha denunciato che nel 2011, le spese annuali per la difesa di 18 dei 28 Alleati sono state minori di quelle effettuate nel 2008. Nel decennio 2001-2011 la percentuale americana sul totale delle spese dell’Alleanza nel settore difesa è cresciuta dal 63 al 77 per cento. http://www.nato.int/nato_static/assets/pdf/pdf_publications/20120125_Annual_Report_2011_en.pdf
La decisione attuale del Dipartimento della Difesa serve a risparmiare 259 miliardi di dollari nei prossimi cinque anni, e 487 miliardi dollari nei prossimi 10. Il segretario Panetta ha asserito che il bilancio è un equilibrato pacchetto che mantiene i militari americani come preminente forza nel mondo. Il bilancio, che è una riforma che integra le lezioni apprese in 10 anni di guerra e serve ad avere una forza agile, veloce e flessibile, dovrà essere approvato dal Congresso.
Alcuni programmi vengono soppressi o ritardati, altri aumentati. I riferimenti si trovano in questo documento http://www.defense.gov/news/Defense_Budget_Priorities.pdf

Le priorità riguardano:
- Una spesa di 613.4 miliardi di dollari, 525 ne costituiscono la base e 88.4 serviranno per le operazioni di emergenza d'oltremare. Riflette una diminuzione del 5% rispetto all’anno fiscale 2012.
- Un riallineamento delle basi (BRAC) e delle forze. L'ultimo BRAC risale al 2005. Anche se sono previste ulteriori richieste di chiusura di basi e riduzione del personale militare, si tratta sempre di un rallentamento della spesa o di un diverso concetto di base. Base galleggiante per le squadre di commando per il Medio Oriente: Navy wants commando ‘mothership’ in Middle East http://www.washingtonpost.com/world/national-security/pentagon-wants-commando-mother-ship/2012/01/27/gIQA66rGWQ_story.html
In America la notizia di possibili chiusure di basi militari ha già provocato la mobilitazione di alcune comunità per la paura di perdere posti di lavoro. Spesso sono i governatori repubblicani ad infuocare il dibattito perché contrari alla loro chiusura. In Europa è prevista la chiusura di due brigate, queste sono da sostituire con unità a rotazione per ottenere un dispiegamento di forze dove è più necessario. Gli Stati Uniti e gli alleati europei dovranno condividere i costi per le nuove funzionalità come il programma di sorveglianza Alliance Ground. http://www.militarytimes.com/forum/showthread.php?1591913-Pentagon-to-request-2-new-rounds-of-BRAC
- La richiesta di una riduzione delle truppe a 490.000 per l'esercito e 182.000 per i marines, una riduzione del 10% del numero di squadroni aerei tattici.
- Un rallentamento del programma JSF per consentire una maggiore sperimentazione e affrontare i problemi evidenziati nel http://www.dote.osd.mil/pub/reports/FY2011/pdf/dod/2011f35jsf.pdf che riflette le conclusioni del Quick Look (già pubblicato nel sito Peacelink) che parlava di una mancanza di fiducia nella maturazione del progetto.
- Il pensionamento o la chiusura di programmi: 27 C-5AS, 65 C-130 e 38 C-27s. Cancellazione del Global Hawk Block 30 (non l'intero programma). Pensionamento anticipato di 7 incrociatori, ritardata o ridotta produzione di 14 navi. Cessazione del Satellite System Defense Meteo (DWSS). Riduzione dei finanziamenti per il Joint Air-to-Ground Missile.
(L’annullamento del programma C-27J, definito dalla nuova strategia come un aereo da trasporto sviluppato per fornire una capacità di nicchia e per sostenere le esigenze dell'Esercito in ambienti difficili come l'Afghanistan, si ritiene non essere più in grado di operare efficacemente. Visto che hanno già un ampio inventario di C-130 il cui costo è più basso, si ritiene di non averne più bisogno. Alenia North America (gruppo Finmeccanica) è produttrice del C27J insieme a L-3 Communications Holdings Inc, è evidente che questa cancellazione produrrà scompensi negli stabilimenti nel Sud Italia).
- Un aumento del numero di operazioni delle forze speciali.
- Finanziamenti per una prossima generazione di bombardieri e l’ ammodernamento della flotta sottomarina.
- Il bilancio manterrà a triade nucleare - bombardieri, missili balistici intercontinentali e sottomarini - e investirà nella capacità cyber security.
La Defense Acquisition University ha pubblicato uno studio per rendere più oculate le spese militari. Le conclusioni sono dedotte dall’analisi che negli ultimi tre anni le lunghe guerre, la necessità di modernizzare gli equipaggiamenti militari e l’aumento del debito nazionale in conseguenza della crisi finanziaria, hanno creato “una tempesta perfetta”. Il "business as usual" nell’acquisizione di sistemi di difesa non è più sostenibile.
Rispetto al mondo commerciale, dove i prezzi diminuiscono nel tempo quando la tecnologia migliora, i prodotti militari sono invece in costante aumento. Lo studio ha stilato alcune raccomandazioni:
Accessibilità e crescita nel controllo dei costi - incentivare la produttività e l'innovazione nel settore - promuovere la concorrenza reale - ridurre i processi produttivi e la burocrazia.
Nulla di nuovo http://findarticles.com/p/articles/mi_m0QMG/is_5_40/ai_n58164766/ a parole se si pensa che viceversa la scelta di continuare il programma F-35 è totalmente politica. L’integrazione industriale di più paesi in questo progetto rientra più in una logica subalterna all'egemonia politica e militare USA.
In questo senso si comprende meglio l’affermazione forzata di Panetta per cui “L'F-35 resta essenziale per il futuro di superiorità aerea” o che è quasi impossibile annullare l'F-35 perché le ripercussioni sarebbero globali (sono all’opera circa 130.000 persone in 47 Stati).
Da parte sua Lockheed Martin rassicura che si risolveranno tutti i problemi del JSF, e si affanna a cercare nuovi partners (vedi Giappone) accontentando chi chiede la realizzazioni di nuove linee tipo FACO italiana nel proprio Stato (vedi Israele).
Il gruppo Lockheed Martin ha annunciato i risultati del quarto trimestre del 2011. I ricavi del periodo si sono attestati a quota 12,211 miliardi di dollari contro i 12,761 miliardi del quarto trimeste del 2010 (su base annua si registra invece una crescita del fatturato da 45,671 a 46,499 miliardi di dollari). http://www.lockheedmartin.com/us/news/press-releases/2012/january/0126-earnings.html

Secondo l'analista della Difesa Carlo Kopp del think tank australiano Air Power, l’F-35 è un errore per il suo paese e per gli altri che lo comprano. L’F-35 avrebbe dovuto essere cancellato anni fa, la politica di portarlo avanti ad ogni costo, rischia solo di creare una voragine nel bilancio che indebolisce le difese degli Stati Uniti dei suoi alleati.
"Non diventerà mai un aereo da combattimento praticabile a causa delle scelte sbagliate accumulate nelle prime fasi del progetto, gli stessi problemi si correggono con tentativi raffazzonati”.

Ma se la Gran Bretagna ha ammesso che i difetti strutturali compromettono
la capacità di atterrare su portaerei, il Canada e Norvegia che possono avere difficoltà di funzionamento su piste ghiacciate, l’Italia cosa dice?

militari italiani in Afghanistan

Per questi paesi poco conta l’artefatta pubblicità che il General Manager Burbage cerca di vendere “siamo attualmente il 20% nel programma di test”. Solo il ministro italiano della Difesa Di Paola e la Forza superiore Militare Italiana con gli ufficiali della Marina, hanno dichiarato che i recenti colloqui con Burbage sono stati soddisfacenti, per cui, nonostante la crisi finanziaria, l'Italia manterrà l'impegno come partner di livello 2. L'Italia comprerà il piano in lotti: 4 aerei, poi 5 aerei e così via. Quanto al nuovo Modello di Difesa, Di Paola ripete come il segretario Panetta, di volere ridurre il personale militare ma non gli investimenti industriali.
Non dovrebbe meravigliare a questo punto la scelta del Ministro italiano di aiutare gli sforzi economici e militari americani, o meglio di sobbarcarsi l’onere degli sforzi della guerra in Afghanistan http://www.wallstreetitalia.com/article/1312741/afghanistan-di-paola-bombe-sui-caccia-non-sui-predator.aspx , permettendo ai nostri caccia di bombardare a terra, se non fosse che il ministro ha giurato sulla Costituzione italiana (qui in particolare l’art.11) ed è chiamato al rispetto della volontà popolare della quale è un rappresentante.
Ad oggi le sue decisioni si muovono al di sopra e in completa scissione dalla volontà popolare, forse dimentica che l’Italia è un paese democratico e non autoritario (articolo 1 della Costituzione).

 

 

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