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Un'alternativa sostenibile a livello ambientale ed economico

Abstract del progetto di costruzione di 50 MWe di potenza da collettori parabolici lineari sull'area attualmente occupata dal centro siderurgico Ilva

Un progetto che vuole inserirsi in un contesto di post-bonifiche ambientali per la creazione di un' "economia diversificata"
19 febbraio 2016 - Gianmarco Tedesco

Questo studio di fattibilità preliminare ha come obiettivo quello di dimostrare la fattibilità ingegneristica, economica ed occupazionale di un progetto di costruzione di una centrale solare- termodinamica a collettori parabolici lineari per la produzione di 50 MWe di potenza elettrica netta. 

Il sito scelto è quello dell'area attualmente occupata dallo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto.

Nella valutazione e nel calcolo dei parametri impiantistici si è fatto riferimento ad uno studio preliminare condotto da ENEA (sul sito di Gela) per la produzione di 40 MWe di potenza elettrica netta. Si sono considerati alcuni parametri peggiorativi rispetto al progetto ENEA come ad esempio: il flusso solare (considerato pari ad 800 W/m2 e non pari a 900 W/m2), e la curva di rendimento in funzione del carico (che considero mediamente pari a 0,35 a fronte dello 0,41 previsto nell'articolo).

Questi dati portano alla generazione (prevista) di 232,1 GWh/anno. 

Per le valutazioni economiche ho considerato, sempre in via cautelativa, un decremento nella produzione energetica annua, a fronte del deterioramento impiantistico, pari al 10%; vale a dire ogni anno l'impianto produce il 10% in meno di energia con ovvie ripercussioni sui ricavi dalla vendita di energia che dai ricavi dal conto energia. A livello economico, ho considerato un prezzo medio (visto che cambia in funzione della fascia oraria nella quale si vende) di vendita dell'energia pari 0,06 euro/kWh, una tariffa incentivante pari a 0,29 euro/kWh ed un imponibile sugli utili (somma ricavi di vendita energia + ricavi da conto energia - costi di gestione - ammortamento) pari al 40% (non poco). 

Rispetto all'articolo dell'impianto spagnolo, ho considerato un incremento (credo plausibile) degli occupati per la manutenzione pari al rapporto tra le superfici specchiate (e quindi proporzionali ai costi di gestione).

In conclusione, onde evitare di creare facili aspettative, ho cercato di mettermi sempre nella condizione peggiore, che in fase di progettazione viene definita cautelativa. Nonostante ciò l'impianto, nell'arco dei 30 anni, e nei 3 scenari di finanziamento, conclude sempre in attivo.

Sicuramente avrò sbagliato qualche piccolo calcolo, sicuramente questo non può essere considerato un progetto esecutivo nè tanto meno un preliminare, nè tanto meno un reale studio di fattibilità; questo lavoro ha forse l'arduo intento (in un periodo in cui è difficile trovare anche solo la forza di pensare ad una Taranto diversa) di dimostrare che qualcosa di diverso si può fare. Una Taranto diversa da quella attuale è quanto meno pensabile, e perchè no realizzabile.

Gianmarco Tedesco

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