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Anche i mercenari cileni in Iraq

“I Cileni sono molto professionali”, dichiara il presidente di una delle maggiori Compagnie Militari Private americane, la Blackwater. Infatti quello dei mercenari, in Cile, è un fenomeno in netta crescita. Con cui Michelle Bachelet dovrà fare i conti.
16 gennaio 2006 - Marco Coscione

Dall’inizio del conflitto iracheno, le Private Military Companies (PMC) sono diventate così importanti che ormai il secondo esercito per numero di effettivi, dopo quello degli Stati Uniti, è rappresentato proprio dai contractors.
Tra i mercenari ci sono anche cileni, oltre che sudafricani, libanesi, bosniaci, francesi, italiani, indiani, colombiani, irlandesi, inglesi, australiani o nordamericani; in media c’è un mercenario ogni 10 soldati regolari.
Si calcola che la presenza cilena superi le 600 unità(1): ex militari o ex poliziotti, quasi tutti veterani dell’epoca di Pinochet e molto ben considerati soprattutto per la loro disciplina, oltre che per le loro capacità.
I compiti dei contractors cileni somigliano molto a quelli dei loro colleghi statunitensi, i più presenti in Iraq: dallo sminamento all’accompagnamento dei convogli militari o umanitari, dalla manutenzione delle armi e dei mezzi all’approvvigionamento.
Importantissima è anche la difesa dei pozzi di petrolio: uno dei cileni partito per l’Iraq, Claudio Vega, ex ufficiale dell’esercito, racconta al periodico La Tercera la sua missione. Era stanziato a Kirkuk ed insieme ad altri cileni si occupava della “difesa del perimetro, in modo che i pompieri e gli specialisti potessero controllare gli incedi nei pozzi”.

“Non mi sento un mercenario”, ha affermato il cileno John Rivas, uno dei tanti ex militari assunto in Iraq dalla Blackwater Security Consulting Company.
È proprio la multinazionale statunitense il maggiore datore di lavoro per questi “rambo del nuovo millennio”. Il presidente della Blackwater, Gary Jackson, intervistato telefonicamente dal Guardian ha dichiarato: “Noi perlustriamo tutte le parti del mondo alla ricerca di professionisti. I commandos cileni sono molto professionali e soprattutto sono molto adatti al sistema Blackwater”. Un cileno, sempre a detta di Jackson, può raggiungere una somma mensile di 4000 dollari al mese. Il Cile è l’unico paese latinoamericano nel quale la Blackwater abbia cercato nuovi mercenari da mandare in Iraq.
La multinazionale statunitense si rifà comunque ad imprese di sicurezza private più piccole, spesso sue affiliate.
Tra queste c’è la “Zapata Engineering”, con sede nella Carolina del Nord, stessa regione sede del quartiere generale della Blackwater.
La Zapata Engineering, del cileno Manuel Zapata, può vantare tra i suoi clienti enti come la Bank of Americas, l’Esercito, la Marina e l’Aviazione Statunitensi. Tra i servizi offerti, come si può leggere nella pagina web dell’azienda, ci sono le “forze antiterrorismo”, addestramento militare, sistemi avanzati di sicurezza e comunicazione, sminamento, mappature geografiche digitali e simili.
Manuel Zapata dichiarò al quotidiano “El Mercurio”: “[…] Siamo molto orgogliosi del lavoro svolto, perché abbiamo contribuito alla pace in Iraq. Ogni bomba che siamo riusciti a distruggere è una bomba che non è caduta in mano sbagliata [...]”.

L’addestramento degli ex militari cileni è stato organizzato da un’impresa chiamata “Grupo Táctico” che, secondo quanto scrive Gustavo González della Inter Press Service New Agency, è stata fondata da ex militari e da ex agenti dei servizi segreti legati alla CIA ed al governo statunitense(2).
Questa impresa è controllata da José Miguel Pizarro Ovalle, ex ufficiale che, dopo essersi ritirato dalla carriera militare cilena, si è trasferito negli Stati Uniti lavorando sia nell’esercito che alla CNN. Pizarro Ovalle è anche il presidente di “Red Táctica Consulting Group”, azienda di consulenza per la difesa, con sede a Washington ed uffici in diversi paesi dell’America Latina. Red Táctica è legata alla Kroll Associated Inc., un’altra impresa di “risk consulting” accusata di non essere altro che una facciata per certi affari della CIA. Proprio l’impresa Red Táctica, attraverso uno spazio pubblicitario sul quotidiano “El Mercurio”, si mise alla ricerca di nuovi mercenari: e molti cileni risposero a quell’annuncio.
Pizarro fu accusato da alcuni mercenari cileni di ritorno dall’Iraq di non aver rispettato i patti sui pagamenti e di non aver organizzato adeguatamente la permanenza sul territorio; per questo due deputati, Alejandro Navarro del Partito Socialista e Antonio Leal del Partito Per la Democrazia, presentarono una denuncia per “associazione illecita” all’impresa Red Táctica, accusandola di non possedere personalità giuridica e di non pagare le tasse allo stato cileno. La denuncia però si ferma a difendere i diritti dei due contrattati in quanto lavoratori, ma non approfondisce per nulla il tema delle PMC o della privatizzazione della difesa, lasciando un pericoloso vuoto politico sul tema.

Il fenomeno delle PMC in Cile è talmente cresciuto dallo scoppio della guerra in Iraq che nel 2003 le operazioni di reclutamento ed addestramento attuate a San Bernardo, località a sud di Santiago, hanno infuriato anche l’allora Ministro della Difesa e attuale presidentessa, Michelle Bachelet. La Bachelet lanciò un’inchiesta per violazione della “ley de Control de Armas”. Vedremo se il tema delle imprese militari private interesserà la Bachelet anche ora che occupa la poltrona della presidenza

Note:

(1) I primi erano già partiti nel febbraio del 2004; si veda Más de 600 ex militares chilenos han prestado funciones de seguridad en Iraq, La Tercera, 26/9/2005
(2) Gustavo González, Iraq: mercenarios chilenos en línea de fuegos, IPS, 6/4/2004

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