Matera: Trivelle o Turismo nella città dei Sassi?
Turismo e petrolio nella Città dei Sassi. In occasione della partecipazione della Basilicata alla Bit di Milano, No Scorie Trisaia interviene nel dibattito che l’annuale e importante manifestazione internazionale apre intorno all’offerta turistica lucana. Affermando che “Al di là delle autocelebrazioni e del marketing internazionale, se la Basilicata distrugge il suo territorio e il suo mare con le trivellazioni petrolifere, avrà ben poco da mostrare alle borse internazionali del turismo. Matera, patrimonio dell’Unesco, ha invece tutto il diritto di decidere del proprio futuro, soprattutto se costruito sul proprio patrimonio storico che rischia di svanire per la solita svendita del territorio lucano alle società petrolifere”.
Il riferimento del movimento ambientalista è alla concessione mineraria di Monte Carbone (circa 500 kmq.) che riguarda tutta l’area municipale del capoluogo di provincia e che si stende dal Lago di San Giuliano, riserva speciale, fino ad Altamura, comprendendo anche Montescaglioso. Alla concessione mineraria di Monte Carbone – come ha svelato tempo fa in anteprima la Gazzetta – è stato già rilasciato nel 2008 l’assenso al procedimento di Via, Valutazione di impatto ambientale regionale, anche se il sito web del Ministero non svela quale delle due regioni tra Puglia e Basilicata l’abbia concessa. D’obbligo il parallelo con la Val di Noto, in Sicilia, dove le amministrazioni comunali, insieme al comitato “Notriv” e a esponenti della cultura locale come lo scrittore Andrea Camilleri (autore del commissario Montalbano), hanno difeso il barocco siciliano dell’area siracusana (altro patrimonio dell’Unesco) dalle trivellazioni della società americana Panther. “Il comune di Matera, invece, sulla procedura di Via – rincara No Scorie Trisaia – si sarà forse avvalso del silenzio assenso, atteggiamento che lo avvicinerebbe di fatto a quello di Ponzio Pilato, a fronte di una legittima necessità di capire e di informare bene su cosa comporta perforare tutta l’area municipale per i propri cittadini e per le attività commerciali e turistiche”.
Le procedure di Via, prima della loro definitiva concessione, transitano, infatti, dai comuni, i quali hanno 60 giorni di tempo per fare le proprie osservazioni, oltre alla possibilità di rivolgersi al Tar, se la perforazione è ritenuta pericolosa o anche semplicemente problematica per il territorio. Il Tar di Catania, ad esempio, diede piena ragione alle amministrazioni pubbliche sulle perforazioni nella Val di Noto, a Sciannacaporale, area di bacini idrici e di opere d’arte tutelate di ben 747 km. quadrati.
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